Vaiolo delle scimmie, la microbiologa: "Sintomi non gravi ma mancano le cure"

Un cluster è stato identificato da un evento alle Canarie: la trasmissione avvenuta per via sessuale


28 maggio 2022


Il vaiolo delle scimmie rimane una malattia dalle conseguenze non gravi, anche se non ci sono terapie specifiche. Adesso, però, "possiamo procedere con le ricerche su nuove molecole antivirali". A parlare è Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che ieri ha isolato il 'monkeypoxvirus' responsabile dell'epidemia attualmente in circolazione in Europa. Il vaiolo delle scimmie si sta manifestando in una forma non pericolosa "che non minaccia letalità - ha aggiunto la microbiologa all'ANSA - se non in casi rarissimi di persone fragili o immunocompromesse".

I sintomi sono pustole doloranti, mal di testa, "qualcuno ha avuto uno-due giorni di febbre alta, altri no". Ma al momento "non c'è una molecola diretta contro questo virus, anche se qualche antivirale ha mostrato una buona attività", ha proseguito Gismondo sottolineando che ora "potremo saggiare nuove molecole che possono essere efficaci per prevenire la malattia".

Un traguardo "immediato", inoltre, si può ottenere usando il virus per quantizzare gli anticorpi che si sviluppano durante o dopo l'infezione. "E potremmo capire meglio che tipo di copertura ha il 40% della popolazione vaccinato nei confronti del virus del vaiolo umano - ha continuato - che copre anche dall'infezione di quello delle scimmie". Ad ogni modo, secondo la direttrice del laboratorio del Sacco non è il caso di parlare di vere campagne di vaccinazione. Al massimo somministrazioni "mirate", per esempio, al personale "che ha avuto un incidente di laboratorio o durante la cura di un paziente. Ma né il numero dei casi né il tipo di malattia - ha ribadito - giustifica una campagna vaccinale".

Quanto tracciato al Sacco "si riferisce a dei soggetti che hanno partecipato a un evento nelle Canarie o a residenti in Paesi europei che al ritorno dalle Canarie hanno avuto stretti contatti con queste persone, soprattutto di tipo sessuale". Uno scenario simile a quello che aveva prospettato anche lo Spallanzani di Roma, parlando di un virus "paneuropeo" correlato con i focolai in vari Paesi - sono più di 200 i casi nel mondo (oggi scoperto il primo in Messico), la maggior parte in Europa - in particolare, appunto, con quello delle Canarie. "La cosa che ci tranquillizza - ha proseguito Gismondo - è sapere da dove è nata questa infezione, avere un cluster ben preciso. Se riusciamo a informare bene i soggetti a rischio e le persone che hanno avuto contatti stretti, sicuramente possiamo limitare la situazione".

Ora "ci sono grandi quantità di materiale con cui proseguire studi di genetica e capire le differenze tra questo vaiolo delle scimmie e quello rilevato per la prima volta nel 1958", ha sottolineato Davide Mileto, 36 anni, microbiologo del laboratorio del Sacco che ha ieri ha isolato il virus insieme alla sua collega ricercatrice Miriam Cutrera, 33 anni. "Ne esistono due varianti, tutte due originatesi in Africa - ha concluso -. Una è più pericolosa dell'altra. Fortunatamente sembra che l'epidemia che c'è attualmente in Europa sia dovuta al virus meno patogeno".

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