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cronaca

Banche, tagliati i prestiti -400 milioni alle imprese

In un anno gli istituti hanno erogato il 3% in meno al settore produttivo reggiano Il passivo peggiore nell’edilizia. Boom delle sofferenze, triplicate rispetto al 2009


07 agosto 2012 di Enrico Lorenzo Tidona


REGGIO. Le imprese reggiane sono in carenza di ossigeno. Il calo degli ordini ha falciato i fatturati ma il vero nodo sul quale poggia il futuro delle aziende è il credito. I prestiti erogati in provincia dalle banche al settore produttivo reggiano sono calati drasticamente nell’ultimo anno. Da giugno del 2011 a maggio del 2012 gli impieghi concessi alle aziende sono calati di oltre 400 milioni di euro: da 14,2 miliardi a 13,8 miliardi di euro. A soffrire di più il settore delle costruzioni, passato dai 3,2 miliardi di giugno 2011 a 2,8 miliardi del maggio di quest’anno, ultimo dato registrato dagli archivi della Banca d’Italia, che monitora costantemente l’andamento del settore del credito, squassato dalle difficoltà di reperire nuovi fondi per sostenere le imprese. Tra ricapitalizzazioni e crediti incagliati, buona parte degli istituti di credito sono nel bel mezzo di una riorganizzazione che ha ridotto il livelli di prestiti concessi alle aziende.

Il contraccolpo finanziario è stato meno forte nel settore dell’industria, con impieghi scesi da 4,2 miliardi di euro a una cifra di poco superiore ai 4,1 miliardi di euro. Segno di una sostanziale tenuta e di una maggiore fiducia delle banche rispetto alle grandi imprese strutturate, dotate di spalle più grosse. Il deficit di credibilità è invece appannaggio delle piccole imprese, spesso sotto patrimonializzate e lasciato ora ai margini del mercato del credito.

Ad assorbire invece grossa parte dei prestiti erogati nell’ultimo anno è il settore del commercio e dei servizi, al quale sono andati complessivamente 6,1 miliardi di euro a maggio, “appena” 50 milioni in meno rispetto al saldo segnato l’anno prima. Il dato aggregato, che comprende tutti e tre i settori, parla di una riduzione dell’erogato del 3%. Una piccola percentuale con un riverbero ampissimo. Non si tratta infatti di una semplice riduzione degli affari in capo alle banche, che negli ultimi anni hanno visto chiudere i battenti di moltissime aziende clienti. In ballo ci sono richieste di finanziamento che più semplicemente non vengono evase o che devono attendere mesi prima di ottenere il via libera.

A guardare i dati delle sofferenze, i timori delle banche sembrano però fondati. Dal marzo del 2009 allo stesso mese del 2012 sono letteralmente scoppiate: +300%. Una grana non da poco sia per chi i soldi li doveva restituire - le aziende debitrici - sia per chi quei prestiti li ha concessi. La necessità di ricapitalizzazione delle banche è dovuta in parte anche per fare fronte proprio al rischio insoluti. Una volta dichiarati i soldi andati in sofferenza sono in buona parte persi. L’alto numero di fallimenti registrato dal tribunale di Reggio ne è la testimonianza. Solo nei primi sei mesi del 2012 le sentenze di fallimento sono state 71. Nel 2011 erano state 146. il livello più alto degli ultimi sei anni. Di fatto, quindi, le aziende reggiane stanno ancora camminando sul fondo di una crisi che sta spostando il suo vertice sulla finanza, in assenza della quale viene a mancare la liquidità necessaria per poter sperare di proseguire il proprio cammino.

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