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“Octopus”, nel mirino nuovi indagati

Le indagini ora si allargano sulle sponsorizzazioni e sull’operato di alcuni professionisti. Risentito Gibertini


23 agosto 2014 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. Nuovi indagati, interrogatori a raffica di persone sinora mai sentite a verbale, le indagini che ora “toccano” anche altri ambiti come gli appalti pubblici, le sponsorizzazioni e l’operato di alcuni professionisti.

Stiamo parlando della maxi inchiesta per frode fiscale (calcolata sui 33 milioni di euro) che ha avuto il suo culmine a metà giugno con tredici misure restrittive ed altre ventinove persone finite nel registro degli indagati. Ma da quanto “filtra” più di “qualcuno” ha parlato negli ultimi tempi con gli inquirenti – in specie la guardia di finanza – ed ora le investigazioni hanno allargato e non di poco gli obiettivi.

Rispetto ai clamori di oltre due mesi fa vi sarebbero, quindi, nuovi indagati (non solo reggiani): uno di questi è il napoletano 32enne Salvatore Lauria, considerato da chi indaga l’amministratore di fatto della società “Top Company srl” (con sede a Napoli) e che attraverso questa azienda avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 850mila euro nei confronti delle società riconducibili al romano Marco Castaldi e il torinese Piersandro Pregliasco (entrambi, quest’ultimi, finiti in carcere a giugno). Nell’interrogatorio di garanzia Lauria ha negato gli addebiti.

Nel complesso starebbero emergendo tutta una serie di loschi affari (non solo, quindi, in campo edile, perché ora sono al vaglio fior di sponsorizzazioni ed alcuni appalti pubblici) che significano impressionanti quantità di denaro intascato in modo illecito. Un'ulteriore "svolta" che porterebbe gli investigatori a non escludere coinvolgimenti dei cosiddetti "colletti bianchi", cioè quel mondo di professionisti compiacenti che – se provato – metterebbe purtroppo Reggio sullo stesso piano di altre città italiane e di altre importanti inchieste quanto a malaffare.

Ieri è stato risentito dal pm Valentina Salvi – che coordina le indagini – il volto televisivo Marco Gibertini che così ha affrontato (assistito dal legale Liborio Cataliotti) il terzo interrogatorio da quando è uscita allo scoperto quest’inchiesta. Ha risposto per circa un’ora alle domande del magistrato: è presumibile che gli siano state chieste precisazioni riguardanti le indagini ancora in corso. Del resto l’atteggiamento collaborativo di Gibertini gli ha già “fruttato” – il 4 luglio scorso – la concessione degli arresti domiciliari, dopo i 22 giorni trascorsi in carcere.

Il 23 giugno scorso l’opinionista tv aveva parlato per 5 ore nell’ufficio del pm Salvi e il suo difensore aveva poi spiegato ai cronisti che l’interrogatorio urgente era stato chiesto dallo stesso indagato per mostrare il pentimento e la collaborazione, confermando di essere il tramite fra le aziende che emettevano e quelle che fruivano delle fatture false, ma non come capo, bensì come “ingranaggio” di un meccanismo già esistente e ben rodato. La procura è però di diverso avviso.

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