Festa del Tricolore, il discorso del sindaco: «Non celebriamo soltanto un simbolo, ma un’idea di libertà». Parla della Costituzione e cita Meuccio Ruini, Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti
Reggio Emilia, Marco Massari: «Nasce come segno di speranza e di cambiamento. Quegli stessi valori, dopo la tragedia della guerra e della dittatura, hanno trovato la loro espressione più alta nella Costituzione»
Reggio Emilia La città ha festeggiato oggi, mercoledì 7 gennaio, il 229esimo anniversario della nascita del Tricolore a cui ha dato i natali il 7 gennaio 1797 quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito nella Sala del Tricolore, lo adottò come vessillo ufficiale. Dopo gli onori militari da parte della viceprefetta vicaria Caterina Minutoli alla Compagnia di formazione interforze delle unità militari schierate in ambito regionale e coordinata dal Comando Militare Esercito (CME) "Emilia-Romagna", ente dipendente del Comando Territoriale Nord di Padova, l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno nazionale, la cerimonia da piazza Prampolini si è spostata in sala del Tricolore. Qui il sindaco Marco Massari, alla presenza delle autorità istituzionali, civili e militari, ha consegnato la Costituzione a due delegazioni di studenti in rappresentanza delle scuole reggiane: gli studenti dell’IC Galileo Giorgia Bassi e Riccardo Bontempi accompagnati dal dirigente scolastico Stefano Delmonte e agli studenti dell’IC Ligabue, scuola secondaria Dalla Chiesa, Fabio Balla e Diletta Sdango accompagnati dalla dirigente Francesca Spadoni. Copia della Costituzione Italiana è stata consegnata anche a quattro neo-cittadini che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel corso del 2025 dopo anni di attesa e che hanno portato una testimonianza sul loro essere ‘nuovi italiani’.
Il discorso del sindaco
«Ritrovarci qui, il 7 gennaio, ha per Reggio Emilia un significato profondo e unico. In questo luogo celebriamo ogni anno una parte fondante della nostra festa del Tricolore, ricordando il momento in cui, proprio qui, nacque la nostra bandiera. Non celebriamo soltanto un simbolo, ma un’idea di libertà, di unità e di futuro condiviso che continua a parlarci e a guidarci. Il Tricolore nasce come segno di speranza e di cambiamento. Quegli stessi valori, dopo la tragedia della guerra e della dittatura, hanno trovato la loro espressione più alta nella Costituzione della Repubblica italiana» ha detto il sindaco Marco Massari.
«Nel 2026 ricorrono gli 80 anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica italiana, referendum che vide per la prima volta nella storia d’Italia le donne italiane andare al voto (fu il primo voto a suffragio universale), aprendo così la strada ad una democrazia più completa; sempre il 2 giugno 1946 venne eletta anche l’assemblea costituente dove uomini e donne, provenienti da pensieri differenti ed esperienze in partiti spesso contrapposti in un paese che usciva ferito ma determinato a ricostruirsi su basi nuove - la democrazia, la pace, la dignità della persona – questi uomini e queste donne si misero insieme per concordare le regole dell’ordinamento politico, amministrativo, economico, sociale del nostro paese, le norme fondamentali di uno stato democratico: la nostra Costituzione, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Anche Reggio Emilia contribuì in modo diretto e autorevole a quel lavoro fondamentale. tra i membri della costituente vi furono reggiani e rappresentanti del nostro territorio che segnarono profondamente la nascita della repubblica: Meuccio Ruini, reggiano, presidente della commissione dei 75 che redasse il progetto della costituzione; Giuseppe Dossetti, eletto in questa terra, protagonista di una stagione altissima di impegno politico e civile; e Nilde Iotti, nata a Reggio Emilia, una delle madri della costituzione, che portò in assemblea il valore dell’uguaglianza, dei diritti delle donne, della giustizia sociale. Figure diverse, ma unite dall’idea di una democrazia fondata sulla partecipazione e sulla responsabilità».
«È nel segno di questa eredità che oggi abbiamo consegnato la Costituzione ai rappresentanti delle scuole e consegniamo ora la Costituzione a quattro giovani donne e uomini che italiane e italiani lo sono diventati formalmente nel corso del 2025 giurando sulla Repubblica, la Costituzione e le leggi dello stato. quattro ragazzi e ragazze che hanno ottenuto una cittadinanza che stavano già esercitando nella partecipazione alla vita associativa, culturale, politica e sociale della nostra città, all’interno dell’assemblea del centro interculturale Mondinsieme ma non solo -ha detto -. Sono Ihsane Ait-Yahia, Diana Bota, Abdoulaye Condè e Bourama Yaressi. La Costituzione ci ricorda, all’articolo 1, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo. All’articolo 2 riconosce i diritti inviolabili della persona e richiama i doveri di solidarietà: parole che parlano di una comunità che non lascia indietro nessuno».
«All’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, impegnando le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone. Ai rappresentanti delle scuole voglio ricordare che la Costituzione affida al sistema scolastico un compito fondamentale: è infatti attraverso la conoscenza, l’educazione e il pensiero critico che si costruisce una cittadinanza libera e responsabile. E l’articolo 34 sancisce il diritto all'istruzione per tutti, stabilendo che la scuola è aperta a tutti, l'istruzione inferiore (almeno otto anni) è obbligatoria e gratuita, e che i cittadini capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di accedere ai gradi più alti degli studi grazie a provvidenze statali come borse di studio. L'articolo 34 pone quindi le basi per un sistema educativo inclusivo, equo e orientato al merito, fondamentale per lo sviluppo della persona e della nazione. Consegnare oggi la Costituzione e il Tricolore non è per nulla un atto formale, ma un impegno condiviso. È l’invito a praticarne i valori che rappresenta ogni giorno, nelle scelte, nelle relazioni, nella cura della nostra città. In questa sala, dove è nato il Tricolore, guardiamo alla nostra storia per rafforzare il futuro di Reggio Emilia e non solo: una città aperta al mondo, solidale e profondamente democratica» ha concluso.