Corrado Augias: «Dalla Resistenza la libertà di scrivere la Costituzione». Cosa ha detto alla Festa del Tricolore
Reggio Emilia: il giornalista e scrittore incanta il pubblico del teatro Valli: In Emilia l’efficienza del nord e la cordialità del sud»
Reggio Emilia «Vengo sempre volentieri in Emilia, mi piace enormemente questa regione. Qui si mettono insieme l’efficienza del nord e la cordialità del sud. E questa terra conosce bene la Resistenza. Quella Resistenza servita al fatto che, quando il 2 giugno 1946 gli italiani sono stati chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica e a eleggere la costituente noi abbiamo scritto la Costituzione in piena libertà, al contrario di Germania e Giappone che hanno scritto le loro leggi fondamentali sotto il controllo degli americani». Parola del giornalista, scrittore e conduttore Corrado Augias, acclamato da standing ovation al termine del suo intervento al teatro Valli, nella lectio magistralis in occasione del 229° anniversario del Tricolore, ieri mattina. L’intervento è arrivato in seguito quello del sindaco Marco Massari, del vicepresidente della Regione Vincenzo Colla, del presidente della Provincia Giorgio Zanni, con la conduzione della giornalista Margherita Grassi. Partendo dall’interrogativo “Italiani, chi siamo?”, ancora commosso per le testimonianze dei neo cittadini ascoltati in Sala del Tricolore, Augias ha concentrato la sua lezione sulla Costituzione e sui valori su cui i Padri costituenti hanno fondato la Repubblica. Libertà è stata una delle parole chiave del suo intervento: libertà come antidoto «alla paura che ha come conseguenza politica la ricerca di un salvatore che non esiste, perché un popolo può togliersi dai guai solo da sé con gli strumenti della democrazia». E ha citato a più riprese, nel corso di quella che ha definito una “chiacchierata” per sottolinearne il carattere estemporaneo, le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il folto pubblico del Valli, con Augias, ha fatto un tuffo nella storia , in particolare ripercorrendo le due guerre mondiale, dove abbiamo stentato a «trovare la nostra identità». Quando qualcuno fece notare a Mussolini che i soldati italiani non avevano nemmeno le camicie, «lui rispose: “Poi con Hitler che figura faccio?”. Il destino di più popoli è stato condizionato alla paura di fare brutta figura...».
E ha sottolineato la fiducia nell’Europa: «Nessun governo della repubblica dovrebbe avere dubbi da che parte stare. Dobbiamo stare con l’Europa, perché lì troviamo la nostra consistenza. Li troviamo la nostra identità collettiva». Augias evidenzia poi come gli italiani siano travolti da una «serie di novità. Dal cellulare, quell’apparecchietto prodigioso che è quasi un insulto chiamare telefono. Siamo investiti dal cambiamento climatico, dalle migrazioni di popoli, imposte anche da mutazioni climatiche. Siamo investiti da cambiamenti mondiali. Noi eravamo arrivati con due potenze vincitrici, Usa e Urss, che insieme avevano schiacciato il mostro nazista e la sua appendice italiana. Oggi non è più così. Si sono affacciate nuove potenze». «È vero che alla fine della seconda guerra mondiale ci hanno liberato gli Alleati senza i quali da soli la Resistenza avrebbe avuto importanza relativa. Ma quella guerra di Resistenza ha impegnato nel nord Italia due divisioni tedesche - rimarca il giornalista -. Ed è servita a poter scrivere in modo libero la Costituzione». Augias ricorda l’amicizia con l’indimenticato Edmondo Berselli e le feste dell’unità dove «ci sono ragazzi che ti servono piatti di massa ma cucinati con amore», parlando di Emilia, per poi ripercorrere i «periodi tremendi della Repubblica», come il 2 agosto 1980: «Quella mattina il pensiero che mi ha attraversato è stato: “Speriamo sia scoppiata una caldaia, che sia un incidente. E invece era una bomba che i fascisti avevano messo alla stazione».
E, ancora: «Abbiamo sconfitto il terrorismo con le leggi dello Stato che non ha ceduto a ricatti che avrebbero elevato assassini al livello di competitori e indicato ciascuno di noi come soggetto potenziale di un ricatto». Il sindaco ha quindi conferito ad Augias il Primo Tricolore, «per il suo straordinario contributo alla cultura civile del nostro Paese, rendendo accessibili a tutte e tutti, attraverso il giornalismo, la scrittura e la divulgazione, temi complessi come la storia, la letteratura, la filosofia, le arti», tre le ragioni. «Quel Tricolore rappresenta la Repubblica Cispadana, embrione di una nazione fino a quel momento balenato più come pensiero politico che non come cosa pratica», commenta Augias. E poi, sui giovani «il livello di violenza è aumentato, alcuni giovani girano con un coltello in tasca, poi però rifletto e mi dico che quelli che leggiamo nelle cronache sono la minoranza. Invece la maggioranza è quella che studia e si prepara». Poco prima di Augias, il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla - il presidente de Pascale era al funerale del bolognese Giovanni Tamburi, vittima dell’incendio di Crans Montana - ha espresso sostegno alla manifestazione dei ferrovieri contro l’omicidio di Alessandro Ambrosio. E ha evidenziato che «il Tricolore è innanzitutto di tutto il popolo italiano. L’Emilia-Romagna è custode di uno dei simboli di unità e libertà più significativi della nostra Repubblica. In un momento in cui la nostra democrazia è messa alla prova da sfide globali e da tensioni sociali, il Tricolore ci ricorda l’importanza di difendere i valori della Costituzione e di lavorare per una società più inclusiva e più giusta». Anche Colla ribadisce come l’Europa sia «il soggetto più democratico dove abitare». l
