Il corso di Nassau al “D’Arzo” che unisce studenti reggiani e olandesi attraverso il linguaggio universale del teatro
A fine marzo lo spettacolo aprirà il Festival “Cantieri Teatrali” dell’associazione
Maria Beatrice Papagni, 29enne di origini triestine e reggiana “d'adozione”, è la presidente Nassau Teatro Aps, associazione di promozione sociale con sede al civico 105 di via Fratelli Cervi 105 a Pieve Modolena. Nasce per dare spazio ai giovani, offrendo un luogo dove possono incontrarsi e, in particolare, fare teatro insieme. Nassau propone corsi di teatro per tutte le fasce d’età, dai bambini molto piccoli fino ai settantenni, anche all’interno delle scuole del territorio reggiano e d’Italia. Un esempio è sicuramente il corso pomeridiano tenuto presso l’istituto “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia. Questo progetto, in particolare, ha la peculiarità di far incontrare sullo stesso palcoscenico i ragazzi della scuola e gli studenti del Creative Collage di Utrecht in Olanda; insieme realizzano uno spettacolo che debutterà in occasione dell’evento di inaugurazione del Festival “Cantieri Teatrali”, organizzato da Nassau Teatro, quest’anno alla sua terza edizione, che si svolgerà dal 22 al 29 marzo presso il teatro Franco Tagliavini di Novellara.
Ci puoi spiegare come funziona il corso di teatro realizzato all’istituto “Silvio D’Arzo”?
«Noi proponiamo un corso di teatro che parte, più o meno, a ottobre-novembre per concludersi intorno al periodo di maggio, per un totale di circa una sessantina di ore che si strutturano fondamentalmente in due parti: un primo modulo propedeutico, che comprende una serie di esercizi che vengono fatti per creare gruppo e gettare le basi per quello che sarà poi il lavoro che verrà fatto successivamente; un secondo modulo che, invece, riguarda la messa in scena dello spettacolo e comincia a gennaio con la scelta del testo, che scrivo personalmente dato l’elevato numero di attori in scena. Infatti, il progetto in questa scuola è un po’ diverso dagli altri perché è in collaborazione con il Creative Collage di Utrecht in Olanda».
Come si tengono insieme sul palco studenti di Paesi diversi?
«Parlando lingue diverse, ed avendo culture diverse, quello che è fondamentale è cercare quello che può essere il punto di incontro. Ne viene fuori, così, uno spettacolo fatto non solo di parole, ma anche di movimento, dove le iniziali difficoltà, che possono nascere anche dal semplice ostacolo linguistico, vengono superate e messe da parte per essere sostituite dal linguaggio comune ed universale del teatro. Personalmente e professionalmente tengo molto a questo progetto perché è lo spettacolo d’apertura del Festival Cantieri Teatrali, una manifestazione di teatro per le scuole, che di solito occupa gli ultimi dieci giorni di marzo, e che vede coinvolti ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia e dall’estero che si incontrano a Novellara presso il teatro Franco Tagliavini. Solitamente poi, nel periodo di maggio, gli studenti del corso di teatro dell’istituto “Silvio D’arzo”, a conclusione del loro percorso durato tutto l’anno scolastico, hanno la possibilità di replicare un’ultima volta il loro spettacolo, questa volta nella versione prettamente italiana, presso la nostra sede».
In tre parole come convinceresti un ragazzo o una ragazza a partecipare ad un corso di teatro nella sua scuola?
«Una sicuramente è divertirsi perché quando si fa un corso di teatro, che sia come hobby pomeridiano o come progetto scolastico, non si può prescindere dal fatto di divertirsi; io lo dico sempre che se un ragazzo decide di stare a scuola due ore in più alle sei che fa già in classe deve stare bene. Bisogna essere un po’ audaci per partecipare: tante volte i ragazzi adolescenti si scontrano con la barriera dell’insicurezza, del non sentirsi capaci, del “preferisco essere invisibile e non farmi vedere”, quindi il concetto del buttarsi per me è fondamentale. Tra l’altro, nel teatro l’errore è bello e diventa un pretesto per costruire dell’altro, un’opportunità: non è come a scuola che l’errore è un punto in meno. Come altra parola, che è più una frase, “io credo nelle fate”, che per me significa credere in se stessi e nel poter crescere. Fare teatro aiuta anche molto a questo, non deve essere sostitutivo di altro ma penso che il teatro sia uno di quegli elementi che concorre a far crescere una persona».
*Studentessa dell’istituto “Silvio d’Arzo” di Sant’Ilario d’Enza
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