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La denuncia

Automobilista pedinata in via Emilia Ospizio: “scortata” a casa dalla polizia locale. «Mi lanciava contro la bicicletta»

Automobilista pedinata in via Emilia Ospizio: “scortata” a casa dalla polizia locale. «Mi lanciava contro la bicicletta»

Reggio Emilia, il comitato Re.Re: «Troppi episodi di insicurezza nella zona della stazione»

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Reggio Emilia Ai furti nelle abitazioni e all’aggressione alla barista, si aggiungono i pedinamenti: è quanto è accaduto a una automobilista, che prima si è vista lanciare contro una bici e poi è stata seguita a lungo da un malintenzionato. È l’ultimo episodio di insicurezza reso noto dal comitato Re.Re., la Rete Residenti Quartiere Stazione: «E ora vorremmo aggiungere un fatto avvenuto a una cittadina, Federica, mentre rientrava a casa dal lavoro in auto», spiegano dal comitato. A raccontare la disavventura, avvenuta giovedì scorso nel pomeriggio mentre rincasava dal lavoro, è una donna di nome Federica. «Ero su via Emilia Ospizio, poco prima di via Mirabello, quando un individuo in bicicletta si è avvicinato alle strisce pedonali e mi ha rivolto un gesto e uno sguardo provocatori. Subito dopo ha lanciato la bicicletta verso la mia auto: non mi ha colpita, è caduta dietro di me, sulle strisce. A quel punto è risalito rapidamente in sella e ha cominciato a inseguirmi in modo insistente e aggressivo. Per sicurezza ho cambiato più volte percorso facendo un lungo giro – via Ruscelloni, via Vecchi, via Emilia – riuscendo ad allontanarmi. Credevo avesse desistito, ma poco dopo, percorrendo di nuovo via Vecchi all’altezza di via Pirondi, me lo sono ritrovato davanti: ha lanciato nuovamente la bicicletta sulla carreggiata, bloccandomi il passaggio, e si è avvicinato all’auto con atteggiamento minaccioso. Ho suonato il clacson e fatto retromarcia – prosegue Federica – In quel momento un passante mi ha fatto cenno di allontanarmi per evitare conseguenze peggiori. Ho chiamato il 112, mi sono fermata all’inizio di via Vecchi e lì ho atteso la polizia locale che, dopo aver raccolto la mia testimonianza, mi ha seguito fino a casa».

La reggiana che ci tiene a sottolineare che «la polizia locale è stata molto disponibile e veloce. Gli agenti mi hanno ascoltata con attenzione e mi hanno sollecitata a richiamare in caso di necessità». Tuttavia, prosegue l’interessata, «resta una domanda inevitabile: se tutte le telecamere presenti nel quartiere venissero realmente utilizzate in situazioni come questa? Le forze dell’ordine potrebbero verificare se i fatti si sono svolti esattamente come li ho riportati, identificare l’individuo e convocandolo almeno per un ammonimento. Allo stesso tempo, proprio grazie alle immagini, potrebbero anche accertare se io abbia in qualche modo amplificato il problema e, in quel caso, richiamare me per aver fatto intervenire una pattuglia inutilmente». Sull’episodio interviene il comitato Re.Re.

«Negli ultimi giorni nel nostro quartiere si sono verificati fatti gravissimi
: un tentativo di furto in un’abitazione, durante il quale un individuo è entrato nel cortile della casa dell’avvocato Bottone con un trapano portatile e, colto sul fatto, ha terrorizzato i residenti con minacce di vendetta. Poi l’aggressione a una barista della stazione, colpita con due pugni da una persona che da giorni si presentava davanti al locale a disturbare sputando contro le vetrine; l’aggredita ha sporto denuncia e non vuole esporsi, ma l’individuo, identificato, staziona ancora indisturbato in zona». Ora la paura dell’automobilista. «Il Comitato Re.Re. vuole ribadire che, nonostante la forte presenza delle forze dell’ordine sul territorio, si respira un clima di crescente impunità: c’è la percezione che chi mette in pericolo gli altri possa farlo senza temere conseguenze reali. Ed è questo che alimenta comportamenti sempre più aggressivi e sconsiderati. Non si tratta di casi isolati: sono ulteriori segnali di un quartiere che sta vivendo una deriva preoccupante e che richiede interventi concreti, immediati e non più rimandabili». Il Comitato Re.Re. «accoglie positivamente l’annuncio del Comune sul potenziamento della videosorveglianza, ma solo se sarà accompagnato da un’informazione chiara relativa all’utilizzo. Le telecamere sono utili solo se davvero monitorate e analizzate. Installarle non basta e non protegge nessuno. È fondamentale che chi vive e lavora nel quartiere possa sentirsi davvero tutelato». Bene anche, secondo il Comitato, la chiusura del passaggio in fondo a via Chiesi, definito «un intervento atteso che ha risolto un punto critico. Ma non possiamo ignorare la conseguenza più probabile: se non si affrontano i comportamenti problematici alla radice, il problema non scompare. Si sposta. Da una via all’altra, da un angolo all’altro». l © RIPRODUZIONE RISERVATA