Mykhailo Klysa padre di famiglia e lavoratore instancabile: chi era il ciclista morto a Rivalta
L’uomo, 44 anni, era in sella alla sua bicicletta quando è stato travolto da un’auto che ha invaso la ciclabile
Reggio Emilia Un padre di famiglia, un lavoratore serio e instancabile, che lascia nel dolore la moglie Lidia e due figli, una ragazza di 14 anni e un ragazzo di 21 anni. Così viene descritto Mykhailo Klysa, 44 anni (ne avrebbe compiuti 45 il prossimo 6 novembre), il ciclista che sabato scorso è stato falciato da un’auto mentre percorreva in sella alla sua bici elettrica la pista ciclabile di via Bedeschi a Rivalta.
L’incidente stradale ha suscitato profondo sconcerto all’interno della comunità degli ucraini, particolarmente numerosa a Reggio, ma anche tra i reggiani che percorrono a migliaia quella pista ciclopedonale. “Miki” o Michele – così veniva chiamato dagli amici – era venuto in Italia tanti anni fa, raggiungendo insieme alla moglie la sorella di quest’ultima, Lesya, tanto che la figlia minore è nata qui. Le due sorelle, molto unite, ieri hanno accolto le visite di cordoglio di tantissimi connazionali, ma anche colleghi e amici reggiani, visto che la famiglia è ben integrata. Operaio in una fabbrica della città, Klysa frequentava la chiesa ortodossa di San Giorgio in via Farini, uno dei principali punti di riferimento (insieme all’altra chiesa, quella di San Zenone) degli emigrati ucraini.
«Lo conoscevo personalmente, frequentava spesso la nostra parrocchia – ha detto padre Mykhailo, ieri di ritorno da un pellegrinaggio –. Una bravissima persona, dedita al lavoro e soprattutto alla sua famiglia». Per lungo tempo Klysa ha abitato in via Manuel De Falla, tra via Chopin e via Gorizia in zona Orologio, dove in prima battuta subito dopo la tragedia si è recata la polizia locale di Reggio Emilia, che ha faticato non poco a risalire ai congiunti poiché l’uomo non aveva con sé i documenti: è stato identificato grazie al cellulare, intestato a lui, che indicava quella residenza. «Ma nell’appartamento ci sono dei nuovi residenti perché Michele aveva traslocato prima del Natale scorso», ha raccontato una vicina di casa, che ieri si è recata al cimitero di Coviolo per porgere le condoglianze. Invano: la salma, non esposta, è a disposizione della procura reggiana e oggi il magistrato di turno deciderà se far eseguire o meno l’autopsia, indispensabile se la conducente dovrà rispondere del reato di omicidio stradale. Solo dopo il nulla osta della magistratura si potrà organizzare il funerale dello sfortunato ciclista di 44 anni.
La dinamica dell’incidente è molto chiara. Alle 13.45 Klysa stava procedendo in sella alla sua bici elettrica sulla ciclopedonale del parco del Crostolo quando all’improvviso una Fiat 500, guidata da una donna di 50 anni che viaggiava da Rivalta verso Canali, ha sbandato. La pista ciclabile è protetta, quasi per intero, da un cordolo in cemento alto e robusto, ma la macchina si è infilata nell’unico punto, vicino all’attraversamento pedonale, in cui il manufatto è più basso, centrando in pieno il ciclista prima di finire nella scarpata e di fermarsi contro un albero. Il 44enne è stato sbalzato di sella e scaraventato giù in mezzo ai cespugli. Inutile l’accorrere di ambulanze, automedica ed elicottero: l’équipe sanitaria non ha potuto far altro che constatare il decesso del ciclista. Ferite lievi per la conducente, che ha detto agli agenti di aver accusato un malore improvviso. © RIPRODUZIONE RISERVATA