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Kate Middleton al Centro Malaguzzi, due ore di domande e stupore: «Vorrei avere più tempo da passare qui»

Evaristo Sparvieri
Kate Middleton al Centro Malaguzzi, due ore di domande e stupore: «Vorrei avere più tempo da passare qui»

Reggio Emilia: domande e sperimentazioni visitando gli atelier. La presidente di Reggio Children: «Vicini nella visione dei bambini, dell’educazione, dell’umanità»

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Reggio Emilia Le prime parole, appena scesa dall’auto, sono state: «Very excited». Le ultime, prima di ripartire, avevano il suono di un rimpianto: «Mi sarebbe piaciuto avere più tempo da passare qui». Poi la speranza di un ritorno. In mezzo, alcune ore che chi era presente fatica già a definire «una visita istituzionale». Kate ha attraversato il Malaguzzi con la curiosità di chi è davvero lì per capire, non per presenziare.

«Una visita straordinaria, rimarrà nella memoria di tutti noi – dice Madalena Tedeschi, presidente di Reggio Children – È stato un dialogo vero, dove la principessa ha fatto molte domande di grande rilievo. Mi ha colpito il suo sorriso, si capisce che è una persona empatica e accogliente nonostante la sua posizione». La visita ha toccato diversi spazi del centro che rappresenta il cuore pulsante del Reggio Approach, quel metodo educativo che ha fatto il giro del mondo diventando una filosofia pedagogica, fino ad attirare l’interesse di Kensington Palace e della The Royal Foundation Centre for Early Childhood, presieduta dalla stessa principessa. Nel cuore di Santa Croce, Kate è arrivata alle 14.34, accolta dalla stessa Tedeschi, da Emanuela Vercalli, responsabile delle relazioni internazionali di Reggio Children, e da Paola Riccò, responsabile Area Formazione, per poi uscire alle 16.24 fra gli applausi, dopo due ore di visita – più di quanto previsto – e dopo aver visitato numerosi atelier: “Raggio di luce”, “Mosaico di grafico aprile e materia”, “I segreti della carta”, “Forme sensibili” e “In forme di creta”. In “Raggio di Luce” ha incontrato l’atelierista Marco Spaggiari, con cui si è a lungo soffermata su come i bambini interagiscono con la luce. Kate si è fermata anche su “Invece il cento c’è”, manifesto poetico della filosofia di Malaguzzi. E ha amato in modo particolare i portfolio dei bambini — quei piccoli libricini illustrati con le loro grafiche — e gli autoritratti, che ha indicato come strumenti preziosi per costruire e riconoscere l'identità di ciascuno. Poi, seduta sulle sedie parlanti di Reggionarra, ha conversato con il gruppo di studio internazionale ospitato al Malaguzzi e arrivato da diversi Paesi del Sudamerica.

Per la principessa, non è stato un tour a passo veloce, ma una sequenza di soste, domande, sperimentazioni. Per comprendere quella visione pedagogica diventata un modello, nata sull’idea che i bambini abbiano cento modi di pensare, esprimersi, apprendere e che il compito dell’educazione sia non soffocarne nessuno. Kate è arrivata preparata su tutto questo. E ha voluto andare a fondo. Ha chiesto dei contesti, degli ambienti, dei materiali, degli strumenti tecnologici e di quelli analogici, trovando nella risposta del centro – che ha sempre tenuto insieme analogico e digitale – una conferma della propria visione. E ancora: domande sul coinvolgimento dei genitori nel processo pedagogico, sull’importanza della traduzione dei libri per la divulgazione. E ha sollevato il tema dell’intelligenza artificiale, con un’osservazione che ha colpito chi era presente: «Non dovremmo mai dimenticare l’uso delle mani e del corpo, anche nel dialogo con l’intelligenza artificiale».

Quanto al futuro, Tedeschi non nasconde la speranza: «Auspichiamo di poter continuare questa relazione con la Royal Foundation. Sentiamo molte similitudini concettuali sulla visione dei bambini, dell’educazione, dell’umanità». Fuori, la città la salutava. Dentro, la soddisfazione di chi ha seminato bene. «Siete gentilissimi. È stata un’esperienza fantastica», le parole della principessa. E c’è chi giura di averle sentita dire: «Mi spiace non aver avuto più tempo per rimanere più a lungo e scoprire tutte le altre cose che fate qui. Magari torno. Magari con meno persone».  

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