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Il commento

Per Vannacci il femminicidio non esiste: perché le sue parole sono pericolose

Elisa Pederzoli
Per Vannacci il femminicidio non esiste: perché le sue parole sono pericolose

«Negarlo significa autorizzare a smettere di interrogarsi sulle radici di una violenza che colpisce le donne in quanto donne e di lavorare sulla prevenzione»

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C’è una ricorrenza sinistra in questa epoca sempre più distopica: ogni volta che sembra di aver fatto un passo avanti, contemporaneamente si ha la sensazione che qualcuno ce ne voglia far fare altri dieci indietro. Come una vera e propria controffensiva, c'è sempre chi prova a tirarci giù mentre cerchiamo di avanzare. Che vuole vanificare ogni traguardo sudato con fatica, conquistato al prezzo del sangue versato. E non solo, purtroppo, in senso metaforico. Le parole sul femminicidio del generale Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con i voti della Lega e fondatore di un partito più a destra di quello di Giorgia Meloni, sono una pietra scagliata sul corpo inerme di tutte le donne uccise.

«Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri» ha detto a margine dell’assemblea costituente del suo Futuro Nazionale. Come se le “pari opportunità” che lui e i suoi simpatizzanti fossero disposti a riconoscere alle donne riguardassero la morte. E quella per mano di un uomo. Paradossale. Qualcuno, forse, lo vorrebbe liquidare come un ragionamento semplicistico, superficiale oppure solo volutamente provocatorio, pronunciato ad effetto. E invece dobbiamo guardarla per quella che è: una narrazione pericolosa. Da respingere, senza esitazioni né indulgenza.

Ce lo chiedono il numero dei femminicidi - 33 solo dall’inizio del 2026 (monitoraggio di Non una di meno) - gli episodi di persecuzione che li precedono, il fatto che la violenza di genere sia un fenomeno trasversale, che non conosce confini di ceto sociale, provenienza, età (e coinvolge sempre di più anche i giovanissimi). E che hanno una grammatica comune, che ha a che fare con il controllo, il possesso, la negazione del diritto della donna ad autodeterminarsi. Negare la peculiarità del femminicidio - non solo dal punto di vista giuridico, ma nella narrazione pubblica ed è per questo che le parole di Vannacci sono particolarmente pericolose - significa autorizzare a smettere di interrogarsi sulle radici di una violenza che colpisce le donne in quanto donne. E che ha numeri da vera e proprio emergenza. Significa voler sollevare dal dovere, invece, di tutti di lavorare sulle relazioni, sull'educazione sentimentale, sulla parità. E quindi sulla prevenzione davanti ai campanelli d’allarme che sono specifici, ricorrenti e che affondano le radici nei rapporti di potere, nel controllo, nel possesso e nel rifiuto del diritto delle donne di dire no, di scegliere, di andarsene. Esattamente il contrario di ciò che Gino Cecchettin, padre di Giulia sostiene e fa da quando la figlia è stata uccisa per mano dell’ex fidanzato, cercando di costruire sul suo dolore una possibilità per altre donne. A partire da un fatto, che la morte della figlia è un femminicidio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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