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L’idea

La proposta di Fratelli d'Italia: «Il lago che sorgerà dal bacino della diga di Vetto si chiami Matilde»

Serena Arbizzi
La proposta di Fratelli d'Italia: «Il lago che sorgerà dal bacino della diga di Vetto si chiami Matilde»

Reggio Emilia, è l’idea lanciata dal deputato Gianluca Vinci

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Vetto «Il futuro lago del bacino della diga di Vetto si chiami lago di Matilde, dando così un riferimento di riconoscibilità precisa a uno dei simboli del nostro territorio». È la proposta del deputato di Fratelli d’Italia, Gianluca Vinci, che ieri mattina (19 giugno) ha sorvolato in elicottero l’area prescelta per la realizzazione dell’infrastruttura al centro dell’attenzione e di un infuocato dibattito ormai da anni. Il tema è da tempo materia anche di campagna elettorale: il Governo ha garantito a più riprese che l’opera verrà costruita e sta facendo tutti i passi necessari.

«Abbiamo effettuato il sorvolo dell’area nella quale sarà realizzata la Diga di Vetto e il relativo bacino - afferma il deputato Vinci -. Ringrazio per aver accettato l’invito il commissario per la Diga, il professor Stefano Orlandini». L’elicottero ha sorvolato il torrente Enza da Vetto fino alla diga del Lagastrello, «in piccolo già realizzata, proprio come la futura diga di Vetto, in inerti e terra - aggiunge Vinci -. Un punto di vista inedito che ha permesso di notare la collocazione strategica del futuro bacino, accanto a Canossa e Rossena, e ha fatto nascere la volontà di valorizzare dal punto di vista turistico ricettivo tutta l’area dando al futuro lago un nome adeguato e riconducibile a Matilde di Canossa, come può essere Lago di Matilde. È stata una giornata importante che si tramuterà in atti concreti anche dal punto di vista parlamentare», garantisce Vinci.

Il progetto della diga di Vetto nasce con l’obiettivo di creare un invaso utile per l’agricoltura, in particolare per il Parmigiano Reggiano, la produzione di energia e la sicurezza del territorio, come ribadiscono i sostenitori dell’opera. L’opera si trova attualmente nella fase preliminare di sviluppo. Con la pubblicazione nei giorni scorsi del bando per la prima fase del Progetto di fattibilità tecnico-economica prende infatti avvio il percorso di approfondimento che dovrà valutare nel dettaglio gli aspetti tecnici, geologici, ambientali e di sostenibilità dell’invaso. Le risorse ottenute nel 2022 sono state impiegate per gli studi preliminari. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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