«Il granchio blu è solo l’ultimo arrivato: nel Po ormai solo specie aliene». Ecco come è cambiato il Grande fiume
Il biologo ittiologo Armando Piccinini: tinca, lasca e alborella cedono il passo a siluri, lucioperca e barbo europeo
Guastalla Il granchio blu, che in questo periodo è stato avvisato e pescato a Guastalla, Boretto e Vidana, è soltanto l’ultimo arrivato. In cinquant’anni il Po ha cambiato volto: specie un tempo comuni sono quasi scomparse, altre sono arrivate da migliaia di chilometri di distanza. Oggi, nel Grande Fiume, a farla da padrone sono quelle aliene o comunque introdotte. A tracciare il quadro è il reggiano Armando Piccinini, biologo ittiologo ed esperto di pesci d’acqua dolce, che per anni ha lavorato all’Università di Parma e oggi svolge attività di consulenza in campo ittiologico.
«Il Po è cambiato in maniera drastica – spiega –. Ormai direi che circa il 95% delle specie sono aliene, introdotte in tempi più o meno recenti. Le nostre specie tradizionali sono pressoché scomparse». Il ritrovamento nei giorni scorsi di un granchio blu a Guastalla diventa così soltanto l’ultimo capitolo di una trasformazione iniziata da decenni. L’elenco dei nuovi abitanti del fiume è lungo. Il più conosciuto è probabilmente il siluro, ma nel Po sono arrivati anche il lucioperca, l’aspio, il barbo europeo, la carpa erbivora e numerose altre specie estranee alla fauna originaria del bacino. Nel frattempo pesci che per generazioni avevano caratterizzato il Po sono diventati rari o sono scomparsi.
«La tinca, che era una delle specie regine dei nostri fossi, è praticamente scomparsa ed è considerata estinta nel tratto emiliano-romagnolo del Po», spiega Piccinini. Il biologo cita anche lasca, barbo comune e alborella tra le specie che hanno subito una forte riduzione o sono ormai difficili da trovare nell’asta principale del fiume. Un cambiamento che Piccinini conosce da tempo. Già nel 2011, intervistato dalla Gazzetta, descriveva una situazione nella quale nei corsi d’acqua di pianura le specie alloctone avevano ormai raggiunto il 90%, mentre tinca e scardola erano scomparse dal Po e il triotto aveva subito una forte riduzione. Ma attribuire tutto all’arrivo delle specie aliene sarebbe riduttivo. A essere profondamente cambiato è il fiume stesso.
Come cambia il corso del fiume.
«Il Po negli ultimi vent’anni ha perso circa 20 chilometri di lunghezza – osserva Piccinini –. A forza di rettificarlo è diventato sempre più canalizzato. È cambiato nella portata e nella morfologia, c’è maggiormente un canale centrale, è aumentata la velocità dell’acqua e si sono perse le lanche». Proprio la progressiva scomparsa delle lanche ha avuto conseguenze importanti sulla riproduzione di diverse specie autoctone. Quando il Po esondava in primavera, l’acqua raggiungeva queste zone laterali e golenali, dove si scaldava più rapidamente rispetto a quella dell’alveo principale. Erano ambienti con acqua più calma e ricchi di vegetazione. «Le lanche erano fondamentali – prosegue Piccinini –. Tinca, scardola e luccio entravano per deporre le uova sulla vegetazione. Poi i riproduttori tornavano nel fiume. Questi ambienti sono scomparsi e con loro sono scomparse le specie legate a questo tipo di attività riproduttiva». Era un meccanismo conosciuto bene anche dai vecchi pescatori di Po. Aspettavano che le lanche si riempissero durante le piene primaverili e, quando il livello del fiume iniziava a scendere, si posizionavano vicino agli sbocchi. Sapevano che i pesci, dopo essere entrati nelle acque più calde per riprodursi, sarebbero tornati verso l’alveo principale. Anche le piene, però, non sono più quelle di una volta.
«Un tempo duravano giorni. Adesso passa l’ondata di piena e il fiume ritorna basso subito», sottolinea il biologo. In un ambiente trasformato hanno trovato spazio specie maggiormente adattabili.
Nuovi ospiti
Il siluro è diventato uno dei simboli del nuovo Po. Negli ultimi anni si è diffuso anche il pesce gatto americano, Da molti considerato una vera peste dove è stato introdotto, mentre nei canali e nelle zone umide il gambero rosso della Louisiana, dopo una prima fase di forte espansione, starebbe diminuendo anche grazie alla predazione di uccelli ittiofagi e pesci. Ora c’è il granchio blu. La sua presenza nel medio Po non rappresenta ancora un’invasione: negli ultimi tre-quattro anni si sono registrati ritrovamenti sporadici. Le condizioni attuali del fiume, tuttavia, ne favoriscono la risalita.
«Con livelli bassi, temperature elevate e poca corrente riesce a risalire più facilmente – spiega Piccinini –. In condizioni normali di portata avrebbe fatto molta più fatica ad arrivare fino all’altezza di Cremona o Piacenza. È un ottimo nuotatore, ma con una corrente importante si sarebbe fermato molto prima». Dietro gran parte di questi cambiamenti, secondo il biologo, c’è l’intervento dell’uomo. Molte specie sono state introdotte nel corso dei decenni attraverso allevamenti e pesca sportiva, talvolta proprio perché più grandi e quindi considerate più interessanti per i pescatori. Il granchio blu ha seguito invece un’altra strada: la sua introduzione viene ricondotta alle acque di zavorra utilizzate dalle grandi navi per stabilizzare la navigazione. All’introduzione di nuove specie si sommano poi le modifiche fisiche del fiume, la perdita degli habitat naturali e la costruzione di sbarramenti. Uno di questi ha avuto un ruolo decisivo nella scomparsa di uno degli abitanti più caratteristici del Po: lo storione. «Nel Po c’erano tre specie di storione – ricorda Piccinini –. C’è stata una pesca eccessiva e poi la costruzione della diga di Isola Serafini ha sbarrato la migrazione. Gli animali non hanno più avuto la possibilità di raggiungere le zone di riproduzione».
Missione storione
Ora, dopo decenni segnati dall’arrivo di specie aliene, si tenta anche il percorso inverso: riportare nel Grande Fiume una specie originaria. Alla fine del 2025 è infatti partito Life Restore, progetto europeo da oltre 10 milioni di euro dedicato al recupero dello storione cobice o dell’Adriatico (Acipenser naccarii), oggi a rischio critico di estinzione. L’iniziativa interessa il Po e altri grandi fiumi che sfociano nell’Adriatico e proseguirà fino al 2031. Piccinini collabora al progetto per le attività legate allo studio delle migrazioni e alla marcatura degli animali. «Il Po è un elemento fondamentale – spiega –. Il progetto interesserà anche altri grandi fiumi adriatici, come Piave e Brenta». L’obiettivo è ambizioso: rilasciare circa 50mila esemplari di storione cobice di almeno 50 cm di lunghezza nel Po e negli altri fiume che sfociano in Adriatico per permettere alla specie di riprendersi e ricolonizzare il suo territorio originale. Una piccola inversione di rotta nella storia recente del Grande Fiume: dopo cinquant’anni nei quali molti dei suoi abitanti originari sono scomparsi e altri, arrivati da lontano, ne hanno preso il posto, questa volta si prova a restituire al Po una delle specie che ne hanno fatto parte per secoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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