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Francesco dal laboratorio Do-Mani a un lavoro stabile: «Per il suo inserimento un progetto di inclusione vera»

Francesco dal laboratorio Do-Mani a un lavoro stabile: «Per il suo inserimento un progetto di inclusione vera»

L’esperienza della Gep Informatica che ha assunto il giovane. Dai colloqui con la famiglia e gli specialisti, alla formazione dei futuri colleghi

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Correggio Raccontiamo l’assunzione di Francesco De Riggi, il primo ragazzo del laboratorio Do-Mani a raggiungere il traguardo di un lavoro stabile, dal punto di vista della Gep Informatica che lo ha scelto.

L’azienda correggese si occupa di progettazione e sviluppo di software per la gestione della logistica di magazzino e dei trasporti. Con Francesco, «l’inclusione è stata costruita prima del primo giorno – raccontano dall’azienda –. Dall’esigenza prevista dalla legge 68/99 (che regola il diritto al lavoro dei disabili in Italia, ndr) a un percorso preparato con attenzione, formazione del team, tutoraggio e crescita graduale delle responsabilità».

Come avete iniziato?

«L’inserimento lavorativo non è iniziato il giorno in cui Francesco ha varcato la porta di Gep Informatica, è iniziato molto prima, già dalle fasi preparatorie. L’azienda conta oggi più di 50 dipendenti, per questo si è trovata nella condizione di dover coprire ulteriori quote di inserimento previste dalla legge 68/99, attraverso il collocamento mirato. Avrebbe potuto limitarsi a svolgere un adempimento, ma ha scelto invece di affrontarlo come un progetto organizzativo, costruito con metodo. L’idea è partita da Maurizio Menniti, responsabile marketing, da tempo sensibile al tema dell’inclusione lavorativa delle persone neurodivergenti, anche per ragioni familiari. Un interesse che negli anni si è trasformato nello studio di un modello di inserimento assistito e, più recentemente, nella nascita di JobAut, impresa sociale senza scopo di lucro impegnata nel creare percorsi di lavoro realmente sostenibili».



Qualcuno vi ha aiutato nel progetto?

«Prima ancora che JobAut diventasse pienamente operativa, Menniti ha cercato una collaborazione sul territorio. Il primo contatto è stato con Do-Mani, il laboratorio socio-occupazionale che accompagna ragazzi e giovani adulti in percorsi di crescita, autonomia e avvicinamento al lavoro, in questo contesto Francesco aveva acquisito già una propria autonomia. Con il laboratorio Do-Mani l’intesa è stata reciproca, stavano già lavorando per presentare sul territorio il progetto “Futuro In Azione”. Tutto questo ha rinforzato la collaborazione. Attraverso questa rete è stato possibile entrare in contatto con Francesco, con la sua famiglia e con l’operatore che lo avrebbe accompagnato nelle prime fasi dell’inserimento».

In azienda avrete concordato un sistema specifico?

«La proposta è stata condivisa con i soci di Gep Informatica, Giorgio Berni, Daniele Villa e Davide Villa, che hanno accolto il progetto con entusiasmo, dando il via libera senza esitazioni. Da quel momento l’inserimento ha preso forma concreta. Un ruolo centrale è stato svolto da Stefania Lasagni, responsabile dell’ufficio del personale, che ha attivato il confronto con il Collocamento mirato. Monica Rondini ha seguito Gep Informatica negli aspetti burocratici, amministrativi e organizzativi necessari per avviare correttamente il percorso. Ma i documenti, da soli, non bastano a far funzionare un inserimento».

Come avete proceduto ?

«Prima dell’arrivo di Francesco, Menniti ha lavorato con la famiglia e con gli specialisti di riferimento per comprendere meglio i suoi punti di forza, gli aspetti a cui prestare attenzione e le modalità più efficaci per comunicare con lui. Queste informazioni sono poi diventate una formazione dedicata al gruppo di lavoro che lo avrebbe accolto. I colleghi non hanno dovuto improvvisare nulla, sapevano chi sarebbe arrivato, quali attività avrebbe svolto, come spiegare le consegne e quali comportamenti potevano aiutarlo a inserirsi con serenità. Quando Francesco ha iniziato, le mansioni erano già state individuate e il gruppo era pronto ad accoglierlo».

Il ragazzo com’è stato inserito nel contesto lavorativo?

«Dopo un primo momento di orientamento, Francesco ha potuto iniziare subito a lavorare con un percorso che è stato graduale. Si è partiti con giornate di due ore, per tre giorni alla settimana, aumentando poi progressivamente fino ad arrivare a cinque giorni lavorativi da cinque ore ciascuno».

Quanto è durato l’inserimento ?

«L’inserimento assistito è durato tre mesi, nei primi due il tutor è stato presente in azienda per accompagnare Francesco nelle attività quotidiane, facilitare il dialogo con il gruppo e intervenire quando necessario. Nel terzo mese, il supporto è proseguito a distanza, lasciando sempre maggiore autonomia al ragazzo. Terminata questa fase, Francesco ha continuato il suo percorso in modo indipendente».

Francesco svolge le stesse mansioni?

«Le attività si sono evolute nel tempo. Dalle prime mansioni di data entry, più strutturate e ripetitive, Francesco è passato a compiti che richiedevano maggiore attenzione ai requisiti, capacità di distinguere situazioni diverse e applicare in modo corretto le procedure. Progressivamente ha assunto incarichi più complessi, fino ad arrivare anche al contatto telefonico con i clienti».

È stato aiutato nella sua crescita professionale?

«Sì. Un ruolo importante lo ha Sabrina Boschi dell’ufficio marketing, che lo affianca quotidianamente con dedizione e pazienza. Il suo contributo non consiste soltanto nello spiegare nuove attività, ma nel verificare che le indicazioni siano state comprese, che i concetti vengano assimilati e che Francesco possa affrontare ogni passaggio con gli strumenti giusti».

Il comportamento di Francesco è ritenuto adeguato?

«Oggi Francesco è spesso tra i primi ad arrivare in ufficio. Lavora con serietà, prende sul serio le indicazioni ricevute e mostra una forte volontà di migliorare. Come accade a qualsiasi lavoratore, può commettere un errore. Ma l’errore non viene letto come un limite, bensì è parte normale di un percorso professionale».

Avete mai avuto dubbi?

«Qualcuno all’inizio, anche molto concreto. Francesco sarebbe stato in grado di svolgere i compiti richiesti? Si sarebbe inserito nel gruppo? I colleghi avrebbero saputo apprezzarne la presenza e valorizzarne le capacità? Domande naturali, soprattutto quando non si ha esperienza di neurodivergenza nel mondo del lavoro. Nel caso di Francesco, però, hanno trovato risposta positiva già nei primi giorni».

Cosa dimostra questa esperienza?

«Una cosa importante, cioè che la neurodivergenza non è un ostacolo al lavoro quando l’azienda prepara il contesto, definisce mansioni reali, forma i colleghi, costruisce un avvio graduale e accompagna la persona senza sostituirsi a lei. Francesco non è stato inserito per “fare inclusione”. È entrato in azienda per lavorare, imparare, contribuire e crescere. E Gep Informatica ha scoperto che, con il giusto metodo, un inserimento ben progettato può diventare un valore concreto per tutta l’organizzazione». l

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