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L’indagine

Terrorismo, i neonazisti volevano far crollare le Torri di Bologna

Daniele Montanari
Terrorismo, i neonazisti volevano far crollare le Torri di Bologna

Il gruppo accusato di associazione a delinquere pensava anche ai simboli della città petroniana. “Torri Gemelle 2.0” era la frase comparsa in una chat di Telegram

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Emergono nuovi, inquietanti particolari sulla maxi inchiesta dei carabinieri del Ros e della Digos sui suprematisti neonazisti violenti. I “registi” di tutto sarebbero due maggiorenni veneti ma, in totale, sono 17 i giovani in mezza Italia indagati, di cui 14 minorenni. Fra questi, tre residenti nel Reggiano (tra i quali una ragazza) e uno nel Modenese. Numerosi e gravi i reati contestati, a vario titolo: associazione per delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; atti di terrorismo con ordigni esplosivi; istigazione all’odio etnico e razziale aggravata dalla finalità di terrorismo; propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione etnica, razziale o religiosa; apologia del fascismo; offese all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica; detenzione illegale di armi. Le indagini sono state condotte nell’arco di un anno, dal febbraio 2024 al febbraio 2025.

L’assalto a Modena...

A Modena il gruppo aveva pianificato un’azione choc: l’assalto, il 29 settembre 2024, alla sede del Circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione, sezione italiana dell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria di Modena, in via Paolo Ferrari 6. Volevano lanciarvi all’interno delle molotov incendiarie, per devastare i locali. Nel gruppo infatti c’era anche chi istigava all’uso di esplosivi e si diceva disponibile a realizzare ordigni artigianali. L’azione non si è concretizzata perché le forze dell’ordine avevano già individuato il gruppo, e hanno fermato i ragazzi poco prima che si procurassero la benzina e confezionassero gli ordigni.

...e quello a Bologna

Ma nel gruppo c’era anche chi aveva lanciato l’idea di un’azione terroristica molto più “in grande”, sempre diretta – nelle menti degli ideatori – a “combattere i comunisti”. Nelle chat di Telegram in cui erano iscritti, il 17 settembre 2024 compare la frase “Torri Gemelle 2.0”, con un evidente richiamo a compiere un’azione terroristica ai danni della Torre della Garisenda e la Torre degli Asinelli, simbolo di Bologna, con l’intento di farle crollare come le Twin Towers di New York. Tra i messaggi seguiti nella chat, c’è chi fa esplicito riferimento a un «botto» e alla distruzione che avrebbe portato nel cuore della città. «Tanto che cavolo c’è a Bologna oltre ai comunisti»: di questo tenore l’agghiacciante commento all’idea dell’attacco da parte di uno degli indagati. Viene ribadito che l’attacco sarebbe motivato da ragioni politiche, perché «tutto il suolo di Bologna ormai è una roba di sinistra». E a seguire altri incitamenti ad azioni violente contro una città odiata per ragioni politiche. «Bologna in fiamme» auspica qualcuno, e via dicendo.

Olocausto negato

Ma a contraddistinguere il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è anche il suo marcato ricorso all’odio razziale e a una presunta superiorità etnica. Strettamente legato a questo, il ricorso al negazionismo sull’Olocausto. Nelle chat c’è chi sostiene convintamente che non sono morti sei milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale, e che ci sarebbero «le prove» del fatto che sarebbe tutta un’invenzione storica. Secondo gli investigatori, il gruppo non si limitava a un richiamo nostalgico al partito fascista, con continue glorificazioni di Mussolini. Puntava alla sua riorganizzazione (che è un reato), e in funzione di questo venivano promosse periodicamente delle commemorazioni a Predappio, ritenendole degli immancabili momenti identitari. Di fondo, la convinzione che la «terza posizione» della «rivoluzione fascista» sia tuttora un mezzo necessario per sovvertire l’ordine democratico. 

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