Chierici occupato, la preside: «Ho proposto ai ragazzi di passare all’autogestione con un ruolo della scuola»
Reggio Emilia: la dirigente Elena Ferrari ha fatto un giro di controllo in accordo coi ragazzi per avere garanzie di sicurezze. «Diventi un’occasione costruttiva»
Reggio Emilia L’occupazione del liceo Chierici ha colto di sorpresa anche la dirigente scolastica. «Non avevamo ricevuto alcuna preallerta» spiega Elena Ferrari, che ieri mattina è rimasta a lungo davanti all’ingresso C della scuola pronta a dialogare con gli occupanti. «Insieme alla vice preside, abbiamo concordato con i ragazzi la possibilità di entrare e fare un giro dell’istituto, per verificare che fossero garantite le condizioni di sicurezza», racconta. Una precauzione particolarmente importante in una scuola come il Chierici, dove sono presenti numerosi laboratori, con macchinari che possono essere utilizzati soltanto da personale abilitato. «Abbiamo controllato che fosse tutto in ordine, che i laboratori fossero chiusi e che fossero protetti anche gli uffici contenenti documenti riservati».
Il confronto con gli studenti, racconta Ferrari, si è svolto in un clima tranquillo. «Ci hanno spiegato che sentono il bisogno di manifestare il proprio dissenso e di farsi ascoltare. Non si tratta di una protesta contro il Chierici». Da parte della dirigenza è arrivata una proposta precisa: superare l’occupazione e trasformarla in un’autogestione, con momenti di assemblea e il coinvolgimento della scuola stessa. «Ho chiesto ai ragazzi di avviare un dialogo costruttivo. Ho fatto presente che, se l’occupazione prosegue soltanto con la chiusura degli accessi attraverso le catene, rischia di diventare fine a se stessa. Nel corso della giornata ho proposto di passare a una forma di autogestione, con assemblee e occasioni di confronto che coinvolgano anche la scuola». Al momento, però, non è arrivata una risposta alla proposta. «Ho chiesto che all’interno della scuola entrassero soltanto i nostri studenti e che rimanessero fuori persone estranee all’istituto, comprese quelle provenienti da altre scuole». Un impegno che chi occupa si è preso. L’occupazione ha inevitabilmente interrotto le normali attività didattiche. «Anche i docenti sono stati colti di sorpresa. C’erano anche studenti che avrebbero voluto fare lezione, molti dei quali arrivano da lontano, con le corriere». Al momento la succursale non è occupata, qui il personale didattico è rimasto sempre presente.
Ferrari sottolinea anche le conseguenze sulle famiglie. «Ho chiesto ripetutamente ai ragazzi di riflettere sul fatto che il Chierici è una scuola particolarmente inclusiva, con un numero elevato di studenti con fragilità. Ci sono famiglie che da oggi si trovano in difficoltà, perché devono riorganizzare la propria quotidianità. Anche questo è un aspetto da considerare quando si decide di portare avanti una protesta di questo tipo». Un richiamo che, secondo la dirigente, gli studenti hanno ascoltato. «Mi sono sembrati collaborativi». La porta della dirigenza resta comunque aperta. «Da parte nostra c’è una grande apertura - sottolinea - pur ritenendo che su alcune questioni non ci sia una visione chiara. Ma rispetto ad alcuni problemi, ci sono ragioni che hanno ragione d’essere. Vorremmo che questa protesta diventasse un’occasione di partecipazione attiva e costruttiva». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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