Gazzetta di Reggio

Professioni, Perrini (Cni): "Con ingegneri Trieste è frontiera tecnologica, energetica e digitale"

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Trieste, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - "Oggi Trieste torna ad essere frontiera, non più frontiera geografica da difendere, ma frontiera tecnologica, energetica e digitale da attraversare. 'Nuove frontiere, nuove responsabilità' è il titolo che abbiamo voluto dare a questo Congresso; titolo che ben si addice al momento storico che la professione sta vivendo, chiamata come è ad affrontare molteplici sfide in un contesto economico e sociale sempre più complesso". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria che si è aperto oggi a Trieste. "La scelta di Trieste - fa notare - è stata strategicamente voluta: Trieste non è una città di confine che subisce la periferia: è una città di frontiera che trasforma il confine in valore. Il suo porto è il più profondo del Mediterraneo e rappresenta la porta naturale dell’Italia verso i mercati dell’Europa Centrale e Orientale. Trieste guarda a Est ma lo fa restando profondamente italiana; è punto di connessione tra il sistema produttivo del Nordest, i Corridoi europei Ten-T e le rotte che arrivano dal Mar Nero e dal Mediterraneo". Qui - spiega - il confine non divide, unisce; diventa ponte logistico, ponte scientifico, ponte commerciale. Ieri come oggi, Trieste è strategica perché sa tradurre la sua posizione di frontiera in opportunità di crescita per il Paese. Per gli ingegneri il presente si rivela complicato sia dal punto di vista tecnico-scientifico che dal punto di vista normativo; devono muoversi in un quadro in cui si intrecciano esigenze diverse: sicurezza, crescita, sostenibilità dei processi, governo delle tecnologie nel rispetto di un sistema di norme cogenti e tecniche in continua evoluzione”. “In questo contesto - sottolinea il presidente Perrini - il Congresso nazionale 2026 individua come sfida centrale la capacità del sistema ordinistico e dei singoli professionisti di essere protagonisti della Società 5.0, ovvero di quel modello sociale in cui la tecnologia è al servizio dell’uomo ed è quindi strumento per risol¬vere problemi sociali, promuovere l’inclusione, garantire la sostenibilità ed in sintesi migliorare la qualità della vita”. “La Società 5.0 - afferma - si fonda su un’idea di tecnologia umanocentrica, non finalizzata solo al raggiun¬gimento dell’efficienza (dei processi), ma rispettosa del benessere delle persone, orientata a ga-rantire la sicurezza dei lavoratori e capace di contribuire a migliorare la vivibilità; persegue criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale delle attività e dei progetti che coinvolgono le comunità di individui; intende essere resiliente, ovvero capace di adattarsi a contesti critici, tra¬sformando, ove possibile, le difficoltà in nuove idee per la crescita, gli svantaggi in opportunità di miglioramento”. Per il presidente Perrini “a questi principi si aggiunge il ruolo centrale attribuito ai dati, alle ICT e agli strumenti di intelli¬genza artificiale. Il cyberspazio non è concepito come mero contenitore di big data, ma come am¬biente in cui i dati sono analizzati per generare soluzioni a vantaggio della collettività. Il digitale, in questa visione, non è sinonimo di efficienza fine a sé stessa, ma leva per costruire un ambiente di vita migliore e sostenibile”. “Rispetto a quando questo modello – spiega - è stato formalizzato, intorno al 2016, la rapida diffusione dell’IA ha aggiunto un elemento di complessità: la Società 5.0 deve trovare forme per garantire che il suo utilizzo rimanga a beneficio della comunità, attraverso regole e limiti definiti”. “La costruzione di questo modello sociale – sostiene - rappresenta per l’ingegneria un’opportunità di cresci¬ta, ma pone molteplici e nuove responsabilità, che si misurano prima di tutto nella capacità di comprendere la complessità del presente e di governare rischi e opportunità legate alle nuove tecnologie”. “Su queste sfide - rimarca - il Consiglio nazionale degli ingegneri e gli Ordini territoriali intendono confrontarsi, con l’obiettivo di definire una strategia di riposizionamento del sistema: non solo soggetto di rappresentanza, ma portatore di proposte e soluzioni per le Istituzioni chiamate ad affrontare questioni complesse quali il governo degli strumenti innovativi, la compatibilità della tutela del lavoro con l’utilizzo di tali strumenti, il governo del territorio, la sicurezza energetica”. “L’ingegneria è in grado di contribuire al rafforzamento del modello sociale 5.0. Sono individuabili, tuttavia, cinque questioni aperte o meglio ‘variabili critiche’, che possono favorire o rallentare, a seconda dei casi, la realizzazione del modello di Società 5.0”. Prosegue il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. Ed ecco i cinque punti analizzati. 1) La questione della governance delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Il rischio che i sistemi di intelligenza artificiale si impongano rispetto all’agire libero di ciascun individuo inizia ad essere oggetto di un intenso dibattito. È più che reale la possibilità che poche aziende o gruppi in possesso di dati e di grande capacità computazionale condizionino l’evoluzione del mercato del lavoro, indirizzino le scelte dei consumatori ed orientino le dinamiche economiche. Il cambiamento, lo sviluppo ma soprattutto il lavoro affidati ad algoritmi complessi nelle mani di pochi appaiono l’esatto contrario della tecnologia umanocentrica che è uno dei fondamenti della Società 5.0. Individuare limiti e trasferirli in atti normativi cogenti è la sfida di chi ambisce ad essere oggi classe dirigente. 2) L’opportunità di disporre di incentivi fruibili dalle imprese per favorire, in particolare, la digitalizzazione dei sistemi produttivi e l’efficientamento energetico degli stessi. I Piani iniziati nel 2016 con Industria 4.0 e proseguiti fino ad oggi con Transizione 5.0 hanno rappresentato un importante sostegno alla modernizzazione del sistema produttivo; scontano tuttavia una certa complessità burocratica, la sovrapposizione di norme che ne regolano l’accesso ed un limitato orizzonte temporale di vigenza, che rende difficile alle imprese pianificare i propri investimenti. 3) L’importanza di attuare politiche nel campo della sicurezza energetica, del recupero in chiave sostenibile del patrimonio edilizio e di salvaguardia del territorio. Si tratta di interventi su vasta scala, che operano nel segno della sostenibilità ambientale e sociale, di cui l’Italia ha necessità. Occorre programmare tali piani con una visione sistemica dei problemi, visione di cui il Paese è ancora carente, tanto da trovarsi in una condizione di emergenza permanente. Su questo punto l’ingegneria e, in particolare la sua struttura di rappresentanza, può giocare un ruolo tecnico-politico rilevante, costruendo un modello di tutela dei beni pubblici improntato alla resilienza e alla sostenibilità secondo il modello di Società 5.0. 4) L’importanza della proposta di 'Riforma della disciplina degli ordinamenti professionali', avviata con il disegno di legge delega A.S. 1663 e ora all’esame della Camera come A.C. 3068. Il processo di riforma è l’occasione per rafforzare il ruolo del sistema ordinistico e modernizzare il quadro in cui operano i professionisti, in particolare valorizzando il sistema delle specializzazioni e intervenendo sulla disciplina delle forme di aggregazione tra i professionisti, principalmente sulla disciplina delle società tra professionisti. 5) Il rafforzamento del ruolo del sistema ordinistico, la cui appartenenza è garanzia del rispetto di norme deontologiche precise, utili alla costruzione di un modello di società che privilegi tecnologie rispettose delle singole persone ed alla creazione di un ambiente del vivere sostenibile e sicuro. "Il Consiglio nazionale degli ingegneri non chiede nuove tutele per la categoria: chiede di potersi assumere maggiori responsabilità nell’interesse generale. Siamo noi a proporre al decisore pubblico di estendere il perimetro della competenza certificata là dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, offrendo in cambio ciò che il sistema ordinistico garantisce: il presidio sull’obbligo di formazione continua e di copertura assicurativa e sul rispetto di un codice deontologico". "La misura dell’urgenza - spiega - è racchiusa in un dato. Gli ingegneri iscritti all’Albo sono 253.000; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale - senza alcun collegamento con il sistema ordinistico - perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’Albo". "L’ingegnere italiano - avverte - in qualsiasi campo operi è artefice e controllore dei processi, non passivo esecutore di una porzione di essi. La riserva non è un’area all’interno della quale opera una specie protetta ma un recinto di salvaguardia della collettività: coloro che la occupano hanno competenze certificate rivenienti dal titolo di studio conseguito, dalla abilitazione e dalla iscrizione all’Albo, elementi che garantiscono il persistere della capacità di svolgere prestazioni corrette e consapevoli. Ricomporre questa frattura significa rafforzare la tutela dei cittadini e riconoscere il contributo che l’ingegneria già oggi offre alla costruzione di un modello sociale più sicuro e sostenibile". "Ecco le nostre proposte al ddl riforma sistema ordinistico" “Il disegno di legge delega di riforma del sistema ordinistico, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera fissa i principi sulla base dei quali devono poi essere emanati i dispositivi attuativi tesi a modernizzare il sistema ordinistico e rendere il ruolo del professionista coerente con le aspettative della società civile. Nell’interlocuzione con gli organismi ministeriali cui spetterà emanare gli atti conseguenti alla attuazione della riforma della professione di ingegnere, solleciteremo l’attenzione su dieci aspetti”. 1) Stabilire i criteri per l’individuazione delle competenze riservate in via esclusiva agli ingegneri, con l’obiettivo di delineare con chiarezza il confine tra i vari settori dell’Albo professionale - riorganizzato sulla base della formazione acquisita nel percorso accademico - e tra i diversi ambiti dell’ingegneria e le altre professioni dell’area tecnica; ciò non può che avvenire attraverso un’analisi dei percorsi formativi, d’intesa con i rappresentanti dell’Università, tenendo conto della classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni, nonché delle diverse offerte formative presenti sul territorio e dei pronunciamenti giurisprudenziali pregressi; analisi e ricerca che possono essere condotte attraverso la nostra Fondazione e analoghe strutture delle altre professioni. 2) Portare a compimento per la professione di ingegnere la riforma in discussione presso il tavolo tecnico istituito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che prevede i criteri di accesso previsti dall’art. 4 della legge n. 163/2021, ovvero l’esame di abilitazione contestuale all’esame di laurea, previo tirocinio interno al percorso accademico magistrale, organizzato di concerto con gli Ordini territoriali. 3) Valorizzare le competenze specialistiche degli ingegneri, attraverso la certificazione ai sensi della norma volontaria Uni Cei EN Iso/IEC 17024, in particolare tramite l’Agenzia Certing, incardinata nella nostra Fondazione, e specializzata negli schemi di certificazione delle competenze nell’ambito dell’Ingegneria. 4) Garantire la parità di genere nelle elezioni degli organismi di rappresentanza e stabilire che le procedure elettorali possano svolgersi anche mediante piattaforme informatiche che garantiscano la sicurezza e segretezza del voto. 5) Procedere alla revisione, orientata alla semplificazione, delle attività dei Consigli di disciplina degli Ordini territoriali e dei criteri di nomina dei componenti, garantendo la parità di genere e l’utilizzo di tecnologie informatiche. 6) Garantire l’applicazione del principio dell’equo compenso per lo svolgimento dell’attività professionale sia nei rapporti con gli enti pubblici sia con i privati, determinato sulla base di parametri aggiornati con decreto ministeriale. 7) Prevedere sistemi di tutela a garanzia dei professionisti in caso di mancati adempimenti nell’esercizio della professione e violazioni di termini per scadenze di natura fiscale, tributaria e previdenziale, per impedimenti dovuti a infortuni, ricoveri ospedalieri, gravi patologie o maternità/paternità. 8) Integrare la disciplina delle società tra professionisti - stp - individuando un regime fiscale e previdenziale coerente con quello previsto per i modelli societari dalle stesse adottati, escludendo le stp dalla disciplina fallimentare. 9) Operare affinché venga riconosciuta la natura peculiare degli ordini professionali all’interno del sistema delle pubbliche amministrazioni, giungendo a semplificazioni degli adempimenti burocratici e delle rilevazioni di carattere contabile e gestionale. 10) Prevedere che, ai fini della elezione dei consigli nazionali, il numero dei voti attribuito a ciascun consiglio territoriale rispetti un principio di proporzionalità attenuata, sì da garantire adeguata rappresentanza ai consigli territoriali con un numero minore di iscritti. "Iscrizione Albo sia obbigatoria per chi esercita attività" "Sollecitiamo il legislatore a rendere obbligatoria per legge l’iscrizione all’Albo professionale di tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, in ambito di lavoro autonomo o dipendente, l’esercizio della professione; confermiamo poi la volontà di perseguire, nel rispetto dei diritti acquisiti, la riorganizzazione dell’Albo in un’unica sezione riservata ai soggetti abilitati in possesso di laurea magistrale. L’iscrizione obbligatoria all’Albo comporta per tutti i soggetti che esercitano la professione l’obbligo di formazione continua, il rispetto del codice deontologico e l’obbligo di assicurazione per responsabilità civile professionale, a garanzia della società civile in ordine alla qualità del lavoro e al rispetto di regole di condotta e di etica". A dirlo è ancora il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. “La formazione degli ingegneri del terzo millennio - fa notare - è profondamente differenziata per effetto della introduzione di nuove classi di laurea e della differenziazione introdotta dai singoli atenei nei programmi di studio anche all’interno della stessa classe, con riferimento a specificità territoriali: ciò direttamente deriva dall’introduzione della autonomia universitaria, nata con la legge n. 168 del 1989, proseguita con la disciplina della autonomia didattica (leggi Bassanini n. 59 e n. 127 del 1999 e D.M. n. 509 del 1999) e consolidatasi con la legge n. 240 del 2010”. "Per garantire alla collettività - sottolinea - che il professionista iscritto in un settore dell’Albo sia in grado di svolgere con scienza e coscienza le prestazioni professionali relative a quel settore, ha indotto il Cni a individuare, in sede di confronto con il mondo accademico, dapprima all’interno del gruppo di lavoro sulla formazione universitaria e successivamente nel tavolo tecnico istituzionale finalizzato alla introduzione della laurea abilitante, una soluzione di compromesso che prevede la suddivisione dell’Albo in cinque settori: Ingegneria Civile e Ambientale; Ingegneria Industriale; Ingegneria dell’Informazione; Ingegneria Biomedica e Clinica; Ingegneria Gestionale". "Serve legge su responsabilità civile e assicurazione iscritti Albi tecnici" "Il Cni si sta adoperando in tutte le sedi per l’approvazione di una legge che intervenga sulla disciplina della responsabilità civile e penale dei professionisti iscritti agli albi delle professioni tecniche regolamentate (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, geologi, ecc.) che operano, assumendosi la responsabilità degli atti, nei vari settori dell’ingegneria". "Il provvedimento - spiega - che riteniamo un atto di civiltà giuridica, deve perseguire quattro obiettivi: limitare la responsabilità solidale del professionista alla quota di colpa effettivamente a lui imputabile; evitare il trasferimento del rischio professionale sugli eredi del professionista deceduto; introdurre elementi di certezza con riferimento al termine di prescrizione della responsabilità del professionista, rafforzare il principio della assicurazione obbligatoria quale strumento di tutela del committente danneggiato". "Una proposta di legge organica - sottolinea - è stata recentemente formalizzata su iniziativa parlamentare; ci auguriamo che il Legislatore possa discuterla e approvarla. In riferimento ai compensi dei professionisti, interviene il disegno di legge delega, che rende obbligatoria per tutti i professionisti la polizza a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, mentre, in altra lettera dell’articolato, viene introdotto un termine di prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità connessa all’attività professionale, per le controversie di responsabilità professionale escluse dall’ambito di applicazione dell’art.8 della legge sull’equo compenso. Alcune tutele possono essere acquisite anche per il tramite della polizza professionale Racing, promossa dal Cni per il tramite del suo organo di supporto, in corso di rinnovamento". "Formazione continua garanzia che iscrizione all'Albo offre a collettività" "Tra le garanzie che l’iscrizione all’Albo offre alla collettività, la formazione continua è quella che più deve saper evolvere insieme alla professione. Nella seduta del 17 novembre 2025 il Consiglio nazionale ha approvato il nuovo Testo unico delle linee di indirizzo per l’applicazione del Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale, in vigore dal 1° gennaio 2026. La novità principale riguarda la formazione a distanza: resa indispensabile dall’emergenza pandemica e rimasta a lungo affidata a regimi transitori, trova ora una disciplina stabile e organica e, attraverso apposite convenzioni, può rivolgersi agli iscritti di tutto il territorio nazionale". A dirlo è ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. “Abbiamo sottoscritto numerosi protocolli d’intesa - continua - dedicati alla formazione. L’ultimo, firmato il 29 luglio con il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, risponde a una richiesta che molti colleghi ci avevano rivolto. Per i circa 35.000 ingegneri iscritti agli Ordini che lavorano nelle amministrazioni pubbliche, l’intesa prevede un rapporto bidirezionale: la formazione accreditata da un comitato tecnico congiunto, sia essa erogata dagli Ordini o dalla piattaforma Syllabus, sarà reciprocamente riconosciuta. La fase operativa partirà a breve, ma il senso dell’intesa va già oltre la semplificazione: l’amministrazione pubblica riconosce il valore della formazione ordinistica e, con esso, la solidità della garanzia che il sistema degli Ordini offre alla collettività". "Ancora eventi per valorizzare figura ingegnere" "Il Cni intende proseguire nell’organizzazione di eventi che siano occasione di aggiornamento professionale e nel contempo mettano in risalto il ruolo dell’Ingegneria, e quindi degli ingegneri, nei processi di modernizzazione del Paese. Intende proporre appositi eventi di rilevanza nazionale finalizzati a valorizzare i molteplici ambiti di specializzazione dell’ingegneria". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Si pongono in questa prospettiva - afferma - le Giornate nazionali dedicate all’ingegneria della sicurezza, alla prevenzione in chiave antisismica, alla prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico, all’ingegneria forense, all’ingegneria economica, all’ingegneria per l’impiantistica sportiva e a quella della ingegneria marittima ed aeroportuale e al ruolo dell’ingegneria nei percorsi di rigenerazione urbana, alla valorizzazione della figura femminile nei vecchi e nuovi settori della ingegneria e nelle discipline Stem". "Tra le attività promozionali e divulgative - elenca - sono ricompresi, inoltre, tutti gli eventi di confronto e di dibattito sui temi dell’Ingegneria trattati dalla rivista 'L’Ingegnere Italiano' che consentono di esaltare le specificità delle vecchie e nuove specializzazioni ed il ruolo del professionista come garante di processi e sistemi sicuri a favore della collettività. Si tratta di un numero ampio di eventi, che il Consiglio nazionale ha inteso promuovere negli anni per rimettere al centro dell’attenzione delle Istituzioni, così come delle comunità locali, la figura dell’ingegnere del terzo millennio". "Cresce partecipazione ad organismi internazionali e nazionali" "Il Cni - infine -intende proseguire e rafforzare la propria partecipazione agli organismi europei e internazionali di rappresentanza dell’ingegneria, con l’obiettivo non solo di assicurare una presenza istituzionale della professione italiana, ma anche di favorire lo scambio di esperienze, l’aggiornamento delle competenze e una maggiore integrazione degli ingegneri italiani nel contesto europeo e internazionale". "Particolarmente intensa - commenta - è stata negli ultimi anni l’attività nell’ambito di Engineers Europe, la più importante associazione europea di rappresentanza dell’ingegneria. Il rafforzamento della pre¬senza italiana ha trovato un importante riconoscimento nella nomina del consigliere Cni Luca Scappini a Treasurer di Engineers Europe e componente del suo executive board. Il Cni ha inoltre contribuito al successo del progetto europeo Engineers4Europe – E4E, favorendo in particolare il coinvolgimento degli ingegneri italiani nelle attività di indagine e nelle survey promosse nell’ambito del progetto, anche attraverso la Fondazione Cni". "Il progetto - afferma - ha consentito di approfondire l’evoluzione delle competenze richieste agli ingegneri europei e ha portato alla costituzione dell’Engineering skills council, quale sede stabile di confronto sul futuro delle competenze professionali. Nell’ambito di Engineers Europe sono inoltre state sviluppate iniziative e webinar gratuiti dedicati alle competenze digitali, ambientali, imprenditoriali e trasversali. Parallelamente, il Cni tramite la propria Fondazione ha promosso numerosi webinar in lingua inglese, aperti agli iscritti, con l’obiettivo di avvicinare maggiormente gli ingegneri italiani al dibattito professionale europeo, alle sue istituzioni e alle opportunità derivanti da una più ampia dimensione internazionale della professione".

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