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Scudetto per il Valorugby, il presidente Enrico Grassi: «E’ la nostra politica basata sui giovani che sta pagando»

dal nostro inviato Nicolò Valli
Scudetto per il Valorugby, il presidente Enrico Grassi: «E’ la nostra politica basata sui giovani che sta pagando»

La dedica: «A tutti i bambini del nostro settore giovanile e agli atleti: tutto si può fermare tranne la forza di un sogno condiviso»

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Padova È la vittoria del Valorugby e di Reggio Emilia, ma inutile nascondersi: è anche la vittoria di Enrico Grassi, uno che nel rugby ha creduto facendolo diventare una disciplina seguita, commentata e amata. In poche parole: popolare. A fine partita, il patron è stato riempito di abbracci da parte dei giocatori e dello staff ma anche da semplici tifosi. Lui è il simbolo del Valolorugby anche se la sua umiltà lo spinge a dividere i meriti con tutti: «Non ce l’ho fatta io, ce l’hanno fatta loro – le prime battute a caldo del presidente –.Ci hanno creduto i giocatori e gli allenatori, hanno creduto nel rinnovamento, ai giovani, al gioco veloce, a dare un esempio per avvicinare tanti ragazzi a questo sport».

Sul palco delle premiazioni l’intero gruppo squadra ha indossato una maglietta celebrativa con la scritta We ARE Campioni con la Re di Reggio volutamente maiuscola. Anche Grassi non si è sottratto e la squadra lo ha acclamato al coro: «Un presidente, c’è solo un presidente»; lui si è lasciato andare mostrando tutta la felicità. Prima il gesto di bere dalla coppa dello scudetto, poi quello (stavolta solo simulato) di lanciare il cappello come aveva fatto nella semifinale di ritorno contro Viadana. Il patron non finisce di sorridere e strappare applausi: «I ragazzi hanno fatto quello che dovevano fare, anzi più di quanto io mi aspettassi», dice ancora il patron Grassi.

Che emozione è vincere questo scudetto dopo aver già sollevato in stagione la Coppa Italia? È un’annata storica.

«È molto bello. Ripetersi è sempre difficile, ma noi ci riproveremo, perché è molto bello. Faremo come abbiamo sempre fatto. I risultati non potranno venire sempre, ma spesso vengono».

Qual è il suo orgoglio più grande?

«Sapere che la nostra politica di puntare sui giovani e sui valori sta pagando. Spiegare ai ragazzi della prima squadra che con il loro esempio possono fungere da volano per avere nuovi tesserati».

Al Plebiscito c’era un migliaio di reggiani: un record per il rugby reggiano.

«Mi ha fatto effetto vedere tantissimi ragazzini venire a chiedere gli autografi».
Una gara dominata, la vostra...

«A parte i primi 20 minuti in cui abbiamo sofferto, direi di sì. Sarebbe stato un ottimo risultato anche se non avessimo vinto».

A chi dedica questo successo?

«Lo dedico a tutti i bambini del nostro settore giovanile e agli atleti che oggi hanno dimostrato sul campo che tutto si può fermare tranne la forza di un sogno condiviso».

Avete riportato un titolo italiano in Emilia cambiando l’asset Lombardia-Veneto...

«Sono emiliano e sono contento anche per questa novità».

Avete vinto lo scudetto negli 80 anni della Repubblica e della palla ovale in città. Cosa rappresenta?

«E non scordiamoci dell’E80, fondata proprio nel 1980. Questo numero si vede che ci porta bene». Adesso come festeggerete? «Di sicuro organizzerò qualcosa nella mia Villa Tacoli ad Albinea». Il suoi prossimi sogni? «Creare un’altra squadra competitiva, aumentare del 20% gli iscritti e inserire qualche ragazzo in prima squadra». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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