Gazzetta di Reggio

il fenomeno

Rotonde, privati in fila per pagare il conto

di Enrico Lorenzo Tidona
Rotonde, privati in fila per pagare il conto

Sono 82 le aziende, le coop e i circoli che provvedono alla manutenzione: si sono accollati costi per 235mila euro in cambio della pubblicità sui rondò

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REGGIO EMILIA. A spendere più soldi negli anni è stata probabilmente la carrozzeria di famiglia del consigliere Andrea Capelli, campione di voti in consiglio comunale: oltre 60 mila euro per installare un’opera di Marco Gerra sul rondò di via Fratelli Cervi. Ma nella lunga lista degli sponsor privati che si sono accollati le spese di manutenzione del verde pubblico sulle rotonde che smistano il traffico nelle strade comunali di Reggio Emilia, ci sono anche grandi industrie, piccole autofficine di quartiere, circoli Arci, imprese edili, cooperative e attività legate alla solidarietà. In pratica, una parte consistente del mondo economico locale ha messo mano al portafoglio per partecipare al bando del Comune, rivelatosi un successo.

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Secondo il bilancio di previsione del 2014 , sono 82 i privati che per l’anno in corso hanno speso ben 235mila euro per abbellire i rondò che puntellano la città capoluogo. Un costo altissimo, soprattutto se fosse stato imputato direttamente nel bilancio dell’amministrazione, e che non contempla però la costruzione delle rotonde, bensì la sola manutenzione, effettuata secondo l’estro di ciascun sponsor, che in cambio della prestazione può piantare un cartello con la pubblicità della propria attività. Oltre ai fiori nelle aiuole, alle siepi e agli alberi più disparati, c’è chi ha installato opere artistiche, alle volte bizzarre, ma pur sempre decorative. In alcuni casi, invece, la cura sembra ridotta al minimo: sfalcio dell’erba e poco altro.

L’operazione di finanziamento, partita per iniziativa dell’amministrazione comunale con un’apposita delibera dell’anno 2000, può essere considerata un trionfo, vista la risposta e le cifre messe in campo dai privati. Risultato per nulla scontato dato il flop registrato in altre città su iniziative simili, finite in una bolla di sapone.

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La cifra maggiore impegnata da un privato per quest’anno porta il nome della Imec e della Bi.Technology, ditte appartenenti al medesimo gruppo, che hanno speso quasi 30mila euro per allestire la rotonda tra via dei Gonzaga e via Città di Cutro, che dista pochi passi dal cancello delle rispettive fabbriche.

Di tenore lievemente più basso è la sponsorship firmata dalla Sbe e dalla Varvit, aziende del gruppo Vescovini, che hanno speso oltre 20mila euro per abbellire la rotonda tra via Gramsci e via Don Laureatti, a ridosso della zona industriale di Mancasale. Queste cifre staccano nettamente la media dei costi sostenuti dagli altri privati in lista. «Questo perché - spiega Andrea Capelli, nel doppio ruolo di amministratore locale e sponsor - le ditte entrate per ultime nel bando hanno un costo molto elevato nel primo anno dovuto alle spese di allestimento della rotonda, che varia a seconda di quello che vogliono crearvi sopra. Io stesso, il primo anno, ho speso tramite l’azienda di famiglia 60mila euro per pagare l’opera di Gerra, l’architetto, la verniciatura, il trasporto e l’installazione. Un costo che viene spalamato nei successivi vent’anni di concessione del suolo pubblico, durante i quali sarà di mia competenza la manutenzione dell’area».

In realtà, però, non si tratta di semplice beneficenza, bensì di una partita di giro, in parte stornata dal Comune tramite un ingegnoso meccanismo. «In pratica, dopo i costi iniziali di allestimento che sono a discrezione dello sponsor - spiega Capelli - il privato calcola il costo della manutenzione del verde di sua competenza. Io, infatti, pago direttamente il giardiniere, emettendo a mia volta fattura di pari importo al Comune, che mi detrae poi la spesa dell’imposta comunale di pubblicità. Tutte le fatture dell’operazione sono quindi archiviate e consultabili. Nel caso in cui il preventivo sia diverso dal costo effettivamente sostenuto dallo sponsor, si procede a un riallineamento successivo, tutto basato su fatture che non permettono, diciamo così, di fare la cresta».

Il sacrificio minore nel 2014, in termini economici, è stato compiuto dalla W.F srl, che ha destinato 146 euro, segno di come possano variare le cifre a seconda della grandezza dell’area e, chiaramente, delle disponibilità da parte dei privati. Nella lista dei nomi spuntano realtà rinomate e altre meno conosciute: il Consorzio Oscar Romero (3.700 euro), Reggiana Gourmet (2.600), la ditta edile Mesoraca Valerio (2.100), la coop Il Mastellino (1.100), il Credem dei Maramotti (1.000), la Caritas (707 euro), il centro commerciale Le Querce (2.000), Cilloni Verde (5.300), Iren (7mila), Coopservice (1.300), Unieco (1.300), casa di cura Villa Verde (2.800), l’Arci Rondò (6.500). Tra i punti della determina comunale in materia, spunta anche il nome della cooperativa edile Orion di Cavriago, impegnata dal 2013 in un concordato preventivo, dalla quale il Comune conserva una somma di 2mila euro relativa a una sponsorship del 2012.

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