Il “Re del Po” sentenzia: «Il peggio deve venire occhio ai laghi lombardi»
Boretto: Alberto Manotti conosce il Grande Fiume come le sue tasche «Paura? Non ne ho e non ne ho mai avuta, nemmeno nel 2000»
BORETTO. Quando il Po sale, ci sono alcune costanti che a Boretto sono rigorosamente rispettate. Ci sono i curiosi che vanno al lido per fotografare, c’è chi chiacchiera facendo previsioni più o meno azzeccate sul livello che raggiungerà l’acqua, e poi c’è lui, presente a ogni ora del giorno (e a volte anche della notte), sempre indaffarato a tenere d’occhio il suo “regno”.
I sofisticati lo chiamano “Re del Po”, a Boretto è semplicemente Alberto Manotti, classe 1942, che del Grande fiume ha fatto una ragione di vita. Lui, che vive il Po dodici mesi all’anno, diventa protagonista assoluto in questi giorni di fermento e non perde occasione di raccontare le sue avventure.
I borettesi conoscono a menadito le sue peripezie, ma per chi si affaccia per la prima volta da queste parti – e che magari lo ha conosciuto su Youtube, nei tanti filmati che lo ritraggono – lo spettacolo è garantito.
Manotti si presenta a bordo della sua barchetta (firmata “Re del Po”) a petto nudo, con braghe militari e calzettoni gialli. Il piazzale del museo dei pontieri in questi giorni è di fatto diventato il suo palcoscenico dove, con la verve di consumato attore, ammalia i curiosi che arrivano alla spicciolata e che non mancano di filmarlo e fotografarlo con il telefonino. «Sapete cosa vi dico? Che siamo solo all’inizio – racconta in piedi sulla barca – perché le previsioni dicono pioggia. Dobbiamo tenere d’occhio i laghi lombardi, perché si devono svuotare».
C’è chi gli crede, e chi invece sorride, sarcastico. Terminato il suo show, giunto al termine del suo giro quotidiano, Manotti lega la sua barca al solito albero e si dirige verso la bici per fare ritorno a casa, al campo sportivo, dove vive da una vita con la famiglia, alla quale è stata affidata la cura della struttura. Ma basta un piccolo cenno per fermarlo, e farlo ricominciare daccapo.
«Paura? No, non ne ho – continua – e non ne ho avuta nemmeno nel 2000, quando ce la siamo vista brutta. Ho avuto paura soltanto in occasione della piena del 1951, ero piccolo ma mi ricordo bene. Ero sull’argine, e ricordo che osservavo l’acqua impressionato. Il tempo di qualche minuto, che al paese venne dato l’ordine di sgomberare, e molti di noi vennero trasferiti a Reggio».
Poi inforca la bici e ritorna verso Boretto dove, prima di arrivare a casa, si fermerà più volte tra i “crocchi” di persone che si sono formati davanti alle due entrate del lido Po. C’è da scommettere che già questa mattina sarà tra i primi a correre sul fiume per vedere se nel corso della nottw ha “fatto il bravo”».
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