Sugli argini del Po gli anziani ricordano l’alluvione del 1951
Il gualtierese Montanari: «L’acqua ci prese alle spalle» Il luzzarese Balasini è tra gli sfollati: «E’ già la sesta volta»
GUALTIERI. Come accade spesso, quando il Grande Fiume fa la voce grossa, a guardare l’acqua che scende per allagare le golene ci sono tanti curiosi. Fanno domande ai volontari della Protezione civile: “C’è pericolo?”, “Di quanto cresce all’ora?”.
E c'è anche chi ha vissuto le paure di alluvioni, come Nevino Montanari, 85 anni, che abita in piazza IV Novembre 3. «Quando c’è stata l’alluvione nel 1951 – dice Nevino – io ero appena stato congedato dal servizio militare. Ero nell’11esimo artiglieria di Cremona. Qui anni fa c’erano molti proprietari terreni. Avevo anch’io un podere di 45 biolche, dove ho lavorato per 19 anni. Allora non c’era la protezione civile per cui tra i vari proprietari di terreno, circa 170 persone, facevamo turni di guardia sugli argini. Quando il Po ha cominciato a entrare nella golena, mio padre e due miei fratelli sono rimasti bloccati in campagna e sono stati salvati a mezzanotte e portati via con una barca. Io so che all’epoca era stato tagliato un argine del Crostolo e quelli di Santa Vittoria dicevano che grazie agli argini del canale Fiuma, l’acqua non sarebbe arrivata. Ma ci avevano ingannato, perché l’ondata di piena aveva già superato di due metri le arginature. L’acqua, così, a Gualtieri, c’è arrivata da dietro e siamo stati allagati».
In un altro ingresso in golena presidiato dalla protezione civile Bentivoglio c’è un’altra signora che ricorda l’alluvione del ’51: Carla Ferretti, 68 anni, che all’epoca abitava a Cadelbosco Sotto: «Avevo 6 anni, mio padre mi aveva portato, sulla canna della sua bici, a vedere il Po. Mi ricordo di aver perso una scarpa. Ma la cosa che mi è restata più impressa sono state le mucche che galleggiavano nell’acqua. C’era una macchina, che girava con un altoparlante da dove usciva la voce di un uomo che invitava la gente a lasciare le proprie case. Sentivamo il rumore dell’acqua che entrava nel nostro paese. Mi viene ancora la pelle d’oca. Io ho più paura dell’acqua che del terremoto».
A Luzzara, in località “Fogarino” c’è un agglomerato di case abitato da una decina di famiglie, circa 30 persone in tutto. Tra loro Romano Balasini, classe 1938. «Dal ’51 a oggi è la sesta volta che devo lasciare l’abitazione. E ogni volta è dura». Gli abitanti del “Fogarino” hanno trovato ospitalità da parenti e amici. Ieri sera la Polizia municipale della Bassa reggiana ha effettuato un sopralluogo per verificare che le famiglie fossero fuori pericolo.
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