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l’allarme

Auto in fiamme: sono ottanta in 2 anni

Auto in fiamme: sono ottanta in 2 anni

Il procuratore Grandinetti: «Una quarantina di casi nel mirino dell’Antimafia»

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REGGIO EMILIA. Non si sa ancora quale piega prenderà l’inchiesta sull’auto incendiata al famoso chef Bruno Barbieri, ma un aspetto certo sotto gli occhi di tutti c’è: negli ultime due anni è stato appiccato il fuoco – fra Reggio e provincia – ad un’ottantina di macchine, nove a cavallo fra novembre e dicembre.

Tanti, troppi roghi nella notte, davanti a cui spesso ci si trova di fronte ad un muro fatto di frasi tipo «Non è successo niente...», oppure »«Mai subito minacce», come hanno ben documentato nel 2013 i ragazzi di Cortocircuito nel loro ormai noto video-inchiesta sulla criminalità organizzata a Reggio.

Omertà a parte, gli incendi dolosi sono reati-spia che possono “indicare” gente pericolosa e soprattutto un rafforzarsi delle attività intimidatorie di stampo mafioso, ma possono “spiegare” anche altre illegalità, non di pertinenza della Dda di Bologna ma delle forze investigative presenti sul territorio reggiano.

Un’escalation di questo cupo fenomeno che trova conferma nelle parole del procuratore capo Giorgio Grandineti: «Rispetto alla mia precedente esperienza investigativa a Parma – va subito al sodo Grandinetti – vedo una sorta di accelerazione a Reggio, è un fenomeno che ti colpisce. Di incendi dolosi, purtroppo, ne avvengono anche nelle altre città, ma non con questa frequenza che richiama così pesantemente l’attenzione». Un’ottantina di incendi dolosi in 48 mesi su cui c’è il “marchio” della ’ndrangheta?

«Non penso che la maggior parte degli incendi dolosi accertati – risponde il numero uno della procura di Reggio – possa essere collegato alla criminalità organizzata, ma non è nemmeno una piccola parte. Direi che gli atti investigativi relativi a circa una metà di queste vicende è stata girata per competenza o conoscenza all’Antimafia». Poi c’è una carenza investigativa di fondo, troppo spesso manca il coraggio di denunciare da parte di chi subisce il rogo doloso: «Effettivamente – conclude il procuratore Grandinetti – le indagini diventano difficili se non c’è collaborazione della parte offesa. Se poi mancano filmati, minacce, tracce di qualche tipo, il caso si complica».

Dietro alle auto in fiamme, se c’entra la mafia, si annidano estorsioni ed usura.

E Reggio ha un “quadro” pesante, dalle tante sfaccettature investigative: si parte dal sospetto che “qualcuno” abbia imboccato la strada di una guerra spietata alla cosca Grande Aracri ed ai suoi fiorenti “affari” ma indebolita dagli arresti del capoclan e di alcuni suoi guardaspalle, per non parlare – sempre alla luce di risultanze legate ad un’inchiesta – di un inedito patto mafia-’ndrangheta per arraffare montagne di quattrini con frodi fiscali. Chi sgarra, paga. Chi non cede alle richieste mafiose, viene messo sotto pressione. Intanto un’ottantina di incendi dolosi hanno martirizzato la nostra provincia...©RIPRODUZIONE RISERVATA

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