Gazzetta di Reggio

la tragedia di montecarlo

«Una morte tremenda ora siamo distrutti»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Una morte tremenda ora siamo distrutti»

La sorella Laura: noi sempre con lui, era un vero campione anche nella vita. La famiglia di Kevin Ferrari è tornata a Reggio dopo due giorni all’estero

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REGGIO EMILIA. «Non abbiamo parole: stiamo tornando da Montecarlo, siamo distrutti e scombussolati. Mio fratello era una persona speciale, un vero campione nello sport e nella vita». Laura non trattiene le lacrime: è in macchina con il papà Marcello Ferrari e la mamma Ines Panciroli quando la raggiungiamo al telefono. È ripartita ieri pomeriggio con i genitori da Montecarlo, dove si è precipitata mercoledì alle 2 di notte insieme ai fratelli Efrem e Etan per poter vedere la salma di Kevin, l’adorato fratello che ha perso la vita poco prima durante le prove al Circo di Montecarlo, vetrina internazionale nella quale doveva esibirsi di lì a poche ore in sella alla sua moto da cross.

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Un allenamento terminato con la rovinosa caduta del giovane campione reggiano di freestyle, 24 anni compiuti lo scorso 30 novembre. Una breve vita troncata in maniera improvvisa da un terribile caduta da 14 metri d’altezza: si era lanciato con la moto dal trampolino, poi ha perso l’equilibrio mentre stava facendo un salto mortale rovesciato (il cosiddetto backflip). Infine è volato giù contro la piattaforma di atterraggio, sbattendo violentemente la testa. Per lui non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo davanti agli occhi dei compagni di squadra.

Poi la chiamata, giunta mercoledì notte ai genitori di Kevin, che erano tornati ad abitare da due anni circa a Reggio, in via Rabbeno, nel quartiere Canalina, da dove sono partiti verso Montecarlo insieme ai figli e a Valentina Lippi, la ragazza di Kevin.

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SEMPRE CON LUI. «La nostra è una famiglia appassionata da sempre di moto e motori - racconta Laura - Kevin viaggiava molto ma quando era in Italia lo andavamo spesso a vedere. Lo abbiamo appoggiato e sostenuto nella sua più grande passione, che è diventata poi un lavoro a tempo pieno». Dopo il diploma, il freestyler era andato subito a lavorare come tecnico alla Idraulica 88 di Campogalliano, città modenese nella quale era cresciuto e dove aveva coltivato gli affetti più cari. Nei campi del paese modenese aveva provato le prime impennate, prendendo esempio dal fratello maggiore, Efrem (27 anni), anche lui rider di talento che corre però solo per diletto, meccanico di camion alla Autotir di Campogalliano che ha abbracciato la motocross da pista “superato” poi da Kevin, acrobata delle due ruote passato anni fa alla specialità freestyle. Una “passionaccia”, quella di Kevin, «ce l’ha sempre avuta nel Dna» racconta Laura, «tutto è partito da mio padre, anche lui grande appassionato di moto, così come la mamma e tutti noi fratelli».

UN PROFESSIONISTA. Il pericolo è implicito in un’attività sportiva considerata sempre al limite. Chi più forza le leggi della gravità, nel freestyle, più riesce a lasciare a bocca aperta il pubblico. Per ridurre il rischio bisogna essere preparati, tecnicamente lucidi e in grado di rimediare agli errori in volo. «Kevin aveva la testa sulle spalle, era molto preparato, non lasciava nulla al caso - dichiara la sorella - Era uno sportivo che si era fatto da solo, ci ha sempre creduto, aveva un grinta fuori dal comune. Anche per questo ha sempre avuto l’appoggio totale della nostra famiglia. Aveva cominciato dividendosi tra il lavoro di idraulico e i primi show. Poi è riuscito a dedicarsi anima e corpo solo a quello, facendo vedere di che pasta era fatto. Un vero pilota».

L’ULTIMO SALUTO. Dopo il terribile viaggio per Montecarlo, la famiglia Ferrari chiama a raccolta gli amici. «Ora che stiamo tornando capisco con maggiore lucidità la tragedia che stiamo vivendo» confessa Laura. «Ma al funerale di mio fratello devono venire tutti. Chi vuole partecipare può venire con le moto. Lui avrebbe voluto una festa e il suo desiderio deve essere rispettato. Diceva sempre “facciamo del casino” e spero che riusciremo a farci sentire con chi gli ha voluto più bene in questi anni splendidi».

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FORNI CHIUSI A LUTTO. Luci spente, vassoi vuoti e una sequela di cartelli con la scritta «Chiuso per lutto». Si presentava così, ieri, la vetrina del forno “Fratelli Panciroli” di Piazzale Fiume, negozio storico all’imbocco sud che porta verso il centro di Reggio Emilia. Sulle vetrine la prima pagina della Gazzetta con la notizia della morte di Kevin Ferrari, affissa per spiegare il motivo del negozio listato a lutto. Dentro le mura del caseggiato arancione posto di fronte al circolo Catomes Tot, infatti, Kevin aveva camminato molte volte, per andare a trovare il nonno Corrado, capostipite della “dinastia” di fornai Panciroli, che contano un altro negozio in via della Repubblica 1 a Rivalta, anche quello listato a lutto e chiuso per tre giorni in ricordo del giovane morto prematuramente nell’incidente monegasco.

Il legame con la famiglia Panciroli proviene dalla mamma di Kevin, Ines Panciroli, 50 anni di età, che aveva coronato il sogno di avere una famiglia numerosa dando alla luce quattro figli: Efrem (il maggiore, oggi ha 27 anni), Laura (26 anni), Kevin (24 anni) e Etan (20 anni). Dopo la morte del nonno Corrado, avvenuta tre anni fa circa, Laura e Etan hanno preso in gestione il forno di Rivalta, trasferendosi da Campogalliano a Reggio con il resto della famiglia. Mamma Ines, invece, è sempre rimasta a lavorare a Piazzale Fiume affianco ai fratelli Nella, Angelo e Giovanni, seguiti sempre nel duro lavoro dalla nonna di Kevin. I Panciroli sono tra i volti più conosciuti nell’ambiente del commercio reggiano.

Ieri tantissima gente si è fermata al forno apprendendo così la tragedia che ha travolto tutta la famiglia. «Mi ricordo che fin da piccolo, con la sua bicicletta faceva già delle capriole - è il ricordo di Kevin confidato dalla zia Nella - La famiglia di Kevin è storicamente reggiana, poi sono andati per diversi anni a vivere a Campogalliano. I quattro ragazzi hanno sempre avuto le loro amicizie lì. La brutta notizia ce l’ha comunicata mia sorella». Dopo le prime ore e qualche sms, sono arrivate ieri le prime informazioni. «Hanno visto Kevin e ci hanno detto che è stato un momento terribile - racconta la sorella di Ines Panciroli - Posso dire che Kevin non ha mai preso le cose alla leggera, per lui questo sport era una cosa seria. Non è mai stato una testa calda. Per noi è una disgrazia».

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