C’è «Mano di Gomma» dietro la lunga stagione dei roghi
Nell’ordinanza del Gip Ziroldi riemergono uno a uno gli incendi degli ultimi anni. Con il fuoco il boss pretendeva il pizzo e regolava i conti con gli affiliati ribelli
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REGGIO EMILIA. Il fuoco come mezzo per sistemare le cose. Dentro e fuori dal clan. Messaggi per chi non si rassegnava a “chiedere” la “protezione” del boss, ma anche per “tarpare le ali” a chi, nel clan stava alzando troppo la cresta. Così governava il clan - secondo gli inquirenti - Nicolino Grande Aracri.
Ci sarebbe infatti lui dietro molti dei roghi dolosi che hanno interessato la nostra provincia in questi anni: case in costruzione, auto, escavatori e altri mezzi per l’edilizia. Servendosi di manovalanza che poi finirà - in qualche caso - anch’essa vittima di “fuoco amico”. E’ il caso di Gaetano Blasco che - secondo le carte dell’ordinanza del gip Alberto Ziroldi - comincia ad appiccare incendi per conto di “Mano di gomma” nel 2005, quando dà alle fiamme la copertura in legno di una palazzina in costruzione nella zona dell’Orologio.
In questo caso perché «il titolare dell’intervento, Antonio Olivo, non aveva voluto coinvolgere le aziende del clan nella realizzazione delle opere». In quegli anni l’edilizia a Reggio va a gonfie vele e quindi il clan pensa ad allargare il proprio giro d’affari, cercando imprenditori da taglieggiare. Accade così nel 2008 anche a Roncolo, dove bruciano le coperture in legno di villette in costruzione ad opera dell’imprenditore edile Antonio Virelli.
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Poi la crisi si abbatte su tutto il settore, ma l’input di Mano di Gomma ai suoi affiliati non cambia: inizia una stagione di roghi che , per primi, i ragazzi di Cortocircuito Web tv documenteranno in maniera organica. Senza però ad arrivare alle conclusioni di oggi: ovvero alla presenza di un unico disegno. Con Nicolino Grande Aracri nelle vesti di regista. E’ il caso dell’incendio che divampa il primo aprile 2012 a San Bartolomeo, dove l’impresa edile di Vito Faragò sta costruendo alcune villette a schiera. Anche lì perché Faragò non lo aveva coinvolto nei lavori. I tempi di vacche grasse sono lontani, e ora si “litiga” anche per un tozzo di pane. O meglio: ora il boss pretende di mangiare da solo.
E’ il caso di tre incendi che divampano in città tra novembre e dicembre 2011. Secondo gli inquirenti è sempre il boss Mano di Gomma a ordinarli, per colpire un altro affiliato del clan che gli sta dando fastidio perché si era appropriato dei soldi della cosca e non aveva alcuna intenzione di spartirli con il boss. E’ il 14 novembre, quando in via Cecati, Alfredo Amato e Gabriele Valerioti danno fuoco alla Bmw serie 7 di Michele Colacino. Il 6 dicembre a Parma viene dato alle fiamme un furgoncino Ford Transit, di proprietà di Domenico Olivo, la cui unica colpa sarebbe quella di essere il cognato di Romolo Villirillo. Poi, il 19 dicembre, tocca alla Golf di Nicola Colacino, fratello di Michele: l’auto viene data alle fiamme in un parcheggio a Villa Sesso.
Perché Grande Aracri ce l’ha con Michele Colacino? Perché si sta riposizionando nella cosca. E’ il momento in cui a Reggio come a Cutro, si verificano alcuni avvenimenti importanti. A Cutro - si legge nell’ordinanza - si sta concretizzando l'ascesa di Gualtieri Antonio e quindi la contestuale caduta di Villirillo; infatti Michele inizia l'avvicinamento ai membri di vertice contrapposti al Villirillo ed in sinergia con il boss cutrese Sarcone sta effettuando i propri riscontri sull'ammanco di una ingente somma di denaro». Poi Nicolino Sarcone subisce una pesantissima condanna e finisce in carcere - siamo nel gennaio 2012 - e immediatamente dopo, riprendono i roghi. E a bruciare sono le auto e i cantieri dei Blasco. Come dire: azione e reazione...
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