Pagliani, l’amico delle cosche: «Vedrai, ti porteremo in cielo»
Il capogruppo di Forza Italia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Fra le carte la cena con Sarcone agli Antichi Sapori. La Dda: «Un patto criminale»
REGGIO EMILIA. È stato candidato a tutto. Provinciali, comunali, regionali. Considerato l’uomo politico dei clan. Alle ultime elezioni amministrative, il 25 maggio 2014, era in corsa sia a Reggio che a Scandiano. Quanto alle Regionali del 23 novembre scorso, aveva deciso di presentarsi in extremis, con una piroetta repentina, subito dopo aver annunciato ufficialmente di non essere della partita. In quel caso, di preferenze ne aveva prese addirittura 2.634. Ma alla fine è rimasto fuori dai giochi, escluso dal consiglio regionale a causa della debacle della lista Forza Italia. Giuseppe Pagliani, avvocato, 41 anni, capogruppo di Forza Italia in sala Tricolore con 671 preferenze, è stato arrestato ieri mattina intorno alle 6.30, quando due gazzelle dei carabinieri sono andate a prelevarlo nel suo casolare di Arceto. La sua auto è stata perquisita e le forze dell’ordine hanno portato via una borsa, sotto gli sguardi della madre e del padre, svegliati nel cuore della notte per il blitz della Dda.
«Giuseppe ti dico sono gente che… i voti ti porteranno in cielo … guarda… però devi essere tu a consigliare e dire quello che bisogna fare…», si legge nell’ordinanza. A dirlo, era un altro indagato, Alfonso Paolini, ritenuto un elemento di costante riferimento di Nicolino Sarcone, per i pm a capo dell’organizzazione ‘ndranghetistica di Reggio Emilia. È questo uno degli episodi che rappresentano il prologo della famosa cena del 21 marzo 2012 al ristorante “Antichi Sapori” di Gaida (ieri posto sotto sequestro), dove fu siglato il patto fra l’esponente reggiano di Forza Italia e le cosche. Soltanto diciannove giorni prima, il 2 marzo 2012, Pagliani aveva partecipato ad un primo summit, nell’ufficio di Nicolino Sarcone. Un incontro di cui il gip sottolinea «la convergenza di interessi, che è fondamento e giustificazione dell’accordo politico-mafioso: l’identificazione del medesimo obiettivo, traguardato da due angolature solo apparentemente divergenti». Non solo la ricerca di voti e di potere politico, come si tenterà di fare in occasione di una raccolta firme per presentare una lista alle comunali di Campegine, nel 2012. Ma anche un sodalizio per contrastare le interdittive antimafia dell’ex prefetto, De Miro, e le bordate pubbliche dell’ex presidente della Provincia, Sonia Masini.
Di qui Pagliani decide di «mettere a disposizione “...il PdL”, per andare “contro la Masini, contro la Sinistra, anche per la discriminazione...”, sfruttando la potenzialità elettorale dei cutresi per sconfiggere politicamente la Masini». Secondo gli inquirenti, Pagliani non poteva non sapere quella che viene definita la «qualità criminale» di Sarcone, già imputato nell’indagine Edilpiovra. Anzi. ciò che viene portato alla luce dalle indagini è descritto come «sostegno politico incondizionato» dei clan verso Pagliani, in cambio «della disponibilità a rappresentare le tesi della cosca mafiosa negli ambienti politico-istituzionali e davanti agli organi di informazione».
Per il gip, «ciò sul fondamento - perfettamente razionale dal punto di vista di Sarcone - che la tesi della discriminazione e della persecuzione è destinata ad assumere un ben diverso impatto nell’opinione pubblica se propugnata da un politico in vista piuttosto che dai diretti interessati».
Già dalla prima mattinata di ieri, intanto, l’avvocato Romano Corsi ha saputo di essere stato nominato da Pagliano come suo difensore: prima la telefonata disperata della madre del capogruppo in Sala Tricolore, poi dei colleghi di studio del legale finito in carcere. «Sono ansioso di avere contezza del contenuto dell’ordinanza – afferma alla Gazzetta l’avvocato Corsi – e di poter avere un colloquio in carcere con il mio assistito, in vista dell’interrogatorio di garanzia». (e.spa.)
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