Crollano le iscrizioni negli asili reggiani
È il dato più eclatante direttamente legato al perdurare della crisi economica: sono i nidi (0-3 anni) a soffrire di più
REGGIO EMILIA La crisi economica colpisce anche gli asili più belli del mondo, diminuendo le iscrizioni e offuscando il brand Reggio Emilia Education, ma non impedisce al nostro sistema scolastico di consolidare i primati nell'organizzazione, nell'innovazione didattica, nell'accoglienza degli alunni stranieri e nell'integrazione dei disabili. L'hanno sottolineato ieri con orgoglio i vertici della nuova Provincia e dell'Ufficio scolastico provinciale presentando la ventunesima edizione dell'Annuario della scuola reggiana, lo strumento statistico unico nel suo genere utilissimo per avere informazioni dettagliate, orientarsi e programmare le scelte educative.
«L'Annuario - ha detto il presidente della Provincia Giammaria Manghi - è la cartina di tornasole delle difficoltà delle famiglie in questo periodo, ma rende anche l'immagine di una scuola inclusiva». Silvia Menabue, dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, ha messo in evidenza la capacità di promuovere la formazione anche degli alunni più deboli e svantaggiati: «Il protocollo contro la dispersione scolastica sottoscritto dalle scuole reggiane - ha detto - è diventato un modello regionale che sta dando buoni risultati».
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Gli iscritti sono in tutto 83.487, di cui 17.059 appartengono alla scuola non statale. Gli asili nido ne comprendono 4.459, di cui 2.318 (52%) frequentano i nidi comunali, 1.793 quelli cattolici della Fism o privati e 348 i servizi integrativi. Dopo vent'anni di crescita costante il loro numero ha toccato nel 2008-2009 il tetto di 5.065 bambini. Infatti, benchè le famiglie reggiane avessero da tempo ridotto le nascite al lumicino, la loro scarsa prolificità veniva ampiamente compensata dagli immigrati, soprattutto stranieri.
Ora le difficoltà economiche e la disoccupazione crescente spingono tanti genitori, anche italiani, a rinunciare a un servizio dai costi che per molti sono proibitivi. Non sorprende, quindi, che da tre anni la contrazione sia continua (251 iscritti in meno l'anno scorso). E' analogo l'andamento delle scuole materne, frequentate da 14.800 bambini dai 3 ai 6 anni, di cui 6944 (46,9%) nelle autonome (Fism e private), 4436 nelle statali e 3420 nelle comunali. Il top di 15.200 bambini si era toccato nel 2012-13. Rispetto all'anno scorso ce ne sono 139 in meno. La fascia dell'obbligo, invece, è stabile. La primaria, con 14.800 alunni, è cresciuta dello 0,8%. La media inferiore, che ne conta 15.629, è diminuita dello 0,4%. Soltanto la secondaria di secondo grado registra una crescita sensibile, di 411 unità. Grazie all'onda lunga degli anni passati arriva a un totale di 21.681 studenti.
La distribuzione dei nuovi iscritti è ancora abbastanza equilibrata fra i licei (34,8%), gli istituti tecnici (34,4%) e i professionali (30,8%). Questi ultimi, però, accusano una contrazione che tende ad avvicinarli alla percentuale nazionale (20%), mentre l'area liceale aumenta pur rimanendo lontana dal 50% della media italiana. Gli alunni stranieri sono complessivamente 12.907, pari al 16%, rispetto al 16,3% dell'anno scorso. La diminuzione è rilevante nella fascia 0-6 anni.
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Nella scuola statale dai 6 ai 19 anni, dove se ne contano 10.292, si è scesi dal 17,2 al 16,7%. Le maggiori concentrazioni si rilevano nelle scuole dell'infanzia Aosta (80,6%) e Manzoni (70%), all'elementare del convitto Corso di Correggio (44,9%) e di Luzzara (34,5%). Fra gli stranieri gli africani sono 4528, di cui 1603 provenienti dall'Africa subsahariana. Fra gli asiatici (4.022) la maggior parte (2.833) è originaria dell'India o del Pakistan. Fra gli europei (4.022) sono 3.122 quelli dei paesi dell'Est, mentre dall'insieme dell'America ne vengono soltanto 297.
L'Annuario, costato diecimila euro, è curato da Luciano Bonacini e Silvia Ballabeni. Ne sono state stampate 700 copie per i comuni e le scuole. E' disponibile anche on-line sul sito della Provincia nella sezione Scuola e Università. «Spero - ha insistito l'ispettore Luciano Rondanini, ora anche dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Piacenza - che questo strumento così prezioso continui ad esistere». Ciò dipende, però, dalle funzioni che la Regione delegherà alle province dopo la loro trasformazione in enti fortemente depotenziati. La programmazione educativa non rientra fra quelle obbligatorie, che sono l'edilizia scolastica, le strade, l'ambiente e la rilevazione statistica della situazione economica.
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