Gazzetta di Reggio

A casa di Monica la strega buona: «Così vi guarisco»

di Cristina Fabbri
A casa di Monica la strega buona: «Così vi guarisco»

Una pratica sospesa tra antichi rimedi e religione «Mia figlia mi chiama Harry Potter, e io rido»

4 MINUTI DI LETTURA





In reggiano si chiamano "medgòuni", in italiano sono le cosiddette "guaritrici-segnatrici", le "streghe buone" alle quali ancora oggi molti si rivolgono per curare una storta, un fuoco di Sant'Antonio, un mal di schiena e tanto altro. Non pensate che siano tutte anziane: quella che abbiamo incontrato noi ha 52 anni, si chiama Monica Zaccarelli, e ha deciso di "uscire allo scoperto" per raccontarci questa pratica antichissima. Non chiamatela però "strega", potrebbe arrabbiarsi. "Non stiamo parlando di stregoneria - precisa subito - bensì di tecniche che esistono da secoli, da quando la medicina ufficiale era agli inizi, il medico era lontano e non si avevano i mezzi che si hanno oggi". Solo sua figlia, quando era bambina, aveva il permesso di scherzarci. "Mi chiamava Harry Potter, diceva che avevo dei super poteri". Ci ha accolto a casa sua, a Gazzata (San Martino in Rio), e noi abbiamo cercato di scoprire qualche segreto.

Che cosa segni e chi te l'ha "passato"?

Segno storte, verruche e il fuoco di Sant'Antonio. Nei primi due casi è stata mia nonna materna a farmi il "lascito". Anche se non è indispensabile che sia una persona di famiglia. A me è capitato con lei, a lei con sua suocera. Io un po' la assillavo, ci tenevo. Poi un giorno mi ha chiamata, quando era alla fine e non riusciva praticamente più a muoversi. Mi ha fatto scrivere tutte le formule poi mi ha detto "sbarazzati del foglio" perché quella è la parte che deve rimanere segreta in tutte le segnature. Per il fuoco di Sant'Antonio invece me l'ha insegnato una signora di Bologna. Io in cambio le ho insegnato a segnare le verruche.

Ci sono periodi particolari in cui questi passaggi devono avvenire?

Mia nonna me l'ha passato quando ha rinunciato. Invece per il fuoco sono dovuta andare a Bologna la Vigilia di Natale e ho imparato tutte le formule a memoria entro mezzanotte, altrimenti lo scambio non avrebbe funzionato.

Bisogna essere anche molto credenti?

Mia nonna diceva così. Anche perché quando segni ti avvali sempre di croci, fai il segno della croce, nelle formule nomini dei santi. Tutto è comunque correlato alla religione.

Sono riti molto antichi che venivano usati quando la medicina non era al livello di oggi. Funzionano ancora?

Sì, anche se ritengo che la psiche incida molto. Bisogna fidarsi e crederci. Conta anche il periodo: ad esempio se il fuoco di Sant'Antonio viene preso all'inizio, circa nel 50% dei casi, al terzo giorno, si ferma.

Segnare a distanza è possibile?

Sì, capita se la persona è lontana o non riesce a muoversi. Ad esempio mi è capitato con una persona che era in Australia: ho aperto l'atlante, ho visto dov'è l'Italia rispetto all'Australia e ho individuato un albero in quella direzione su cui fare i segni".

Ti hanno mai fatto richieste strane?

Ultimamente tanti mi chiedono se segno il malocchio, io però non me ne occupo. C'è qualcuno che lo fa in montagna.

Hai già pensato a chi lascerai questo dono?

No, cercherò di individuare la persona giusta: dovrà essere credente e sempre a disposizione della gente. Voglio poi che sia chiara una cosa: non lo si fa per soldi ma per fare del bene alla gente. A volte le persone ti lasciano dei soldi, ma non va mai tenuto niente. Va dato in beneficenza.

L'ANTROPOLOGA.

A portarci a casa di Monica è stata Antonella Bartolucci, di San Martino in Rio, antropologa che si è interessata al fenomeno e che ha scritto un libro sulle guaritrici partendo da una ricerca fatta tra Reggio e Correggio. "Una volta erano un po' i medici del villaggio - racconta la Bartolucci - ed esistono ancora oggi anche se la nostra società è cambiata". Parla di guaritrici, al femminile, perché "al 90% sono donne". E ritiene che in futuro continueranno a esistere, visto che "ancora oggi molte persone si rivolgono loro ad esempio per il fuoco di Sant'Antonio". A proposito del legame con la religione, precisa che "ci sono anche guaritori e pazienti non per forza credenti, anche se il fatto di credere può aiutare. Anche perché c'è una commistione tra sacro e profano, basti pensare ai vari simboli cristiani usati".

I RITI.

Prima di salutarci Monica Zaccarelli ci mostra alcuni segreti. Ad esempio se deve segnare una storta, prepara tre croci con paglia e filo e le fa bollire in un pentolino d'acqua. Poi vuota l'acqua in un catino e dispone il pentolino a testa in giù con sotto le croci. Aspetta 10 minuti e tocca il pentolino con la mano. In base a quanta acqua c'è nel catino, sa se è una distorsione. Poi tira su il pentolino, mette una croce sulla parte malata del paziente e vi fa scorrere sopra l'acqua tre volte con le mani. Infine esce di casa e butta l'acqua alle sue spalle e recita varie formule segrete. Per il fuoco di Sant'Antonio invece alterna segni della croce sulla schiena del malato e su se stessa. Insomma sono riti di ieri… ma anche di oggi. A voi la scelta se crederci oppure no.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google