Gazzetta di Reggio

dopo la strage di milano

Giro di vite sui controlli in tribunale a Reggio Emilia

di Tiziano Soresina
Giro di vite sui controlli in tribunale a Reggio Emilia

Il Comitato ordine e sicurezza decide di aumentare le misure di sicurezza all’ingresso e dentro il palazzo di giustizia

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REGGIO EMILIA. Un deciso giro di vite sui controlli in tribunale, con un deciso ampliamento delle misure di sicurezza. Ovviamente la strage nel palazzo di giustizia di Milano ha dato una forte accelerata a quanto il Comitato ordine e sicurezza pubblica aveva in animo di fare da tempo.

Tornelli anche in entrata, un secondo accesso (che porta alla procura) “presidiato” con il metal detector, il badge con memorizzata l’impronta digitale per i professionisti che abitualmente frequentano il tribunale, un pass ad ogni persona che varca la soglia della struttura giudiziaria affinché sia sempre identificabile in qualunque ufficio o aula si sposti: con queste prime idee se ne sono andati dalla riunione i componenti del citato Comitato (vista l’urgenza del problema-sicurezza allargato anche al presidente del tribunale Francesco Caruso). Vi hanno partecipato il prefetto Raffaele Ruberto (che come sempre ha presieduto i lavori) e i vertici delle forze dell’ordine, della procura e i rappresentanti delle istituzioni.

Ma da questo primo abbozzo si passerà a progetti concreti, grazie all’istituzione di un’apposita commissione tecnica (emanazione della commissione manutenzione del palazzo di giustizia) che dovrebbe riunirsi già lunedì o al massimo martedì.

Misure di sicurezza nuove che si vanno ad aggiungere al metal detector già presente all’ingresso, ai tornelli in uscita, alla “blindatura” degli uffici dei giudici penali. «Ma tutto ciò non basta più – commenta il presidente Caruso – perché dobbiamo impedire che vi siano in tribunale persone non identificate».

Già “qualcosa” è cambiato al metal detector, con la Coopservice che ha immesso personale ancora più specializzato (vi lavorano in tre), si pensa anche ad un progetto di videosorveglianza (agli ingressi ed uscite, in cortile). Dalla riunione in prefettura il numero uno del tribunale è tornato anche con la prospettiva di poter inserire tre nuovi impiegati (messi a disposizione da Provincia, Fondazione Giustizia e dal foro di Bologna) mentre un quarto rientrerà alla base dopo un’applicazione nel palazzo di giustizia felsineo. Resta l’incognita dei costi per le nuove misure di sicurezza da applicare sull’immobile che è di proprietà del Comune.

«Non ci tireremo certo indietro – spiega il sindaco Luca Vecchi che ha partecipato alla riunione prefettizia – e faremo la nostra parte per quello che sarà necessario. Ora verrà fatta una valutazione tecnica per individuare le utilità più rilevanti. Ma questo non è solo un problema di risorse – puntualizza Vecchi – perché se dobbiamo alzare ulteriormente il livello di sicurezza bisogna andarci fino in fondo e parlare chiaramente alla città. Il tribunale non è un luogo come tutti gli altri e non vi saranno deroghe, a tutela di chi ci lavora ogni giorno. File e lamentele devono passare in secondo piano: conta solo la sicurezza».

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