Gazzetta di Reggio

donne e lavoro

La maternità continua a essere un handicap

La maternità continua a essere un handicap

Tante le testimonianze: è l’evento che può provocare demansionamenti, mobbing, trasferimenti

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REGGIO EMILIA. La maternità continua ad essere la fonte principale delle discriminazioni nei confronti delle donne sul lavoro. Recentemente un’operaia di 29 anni, che aveva annunciato di aspettare il secondo figlio, si è sentita rispondere così dal datore di lavoro: «Mi hai tradito perché mi avevi detto che non avresti fatto più figli». A raccontarlo è la consigliera provinciale di parità Maria Mondelli, che aggiunge come episodi di questo genere dimostrino che «il mercato del lavoro ha subito in questi anni di crisi una sorta di imbarbarimento». Ieri nel corso della seduta in commissione regionale a Bologna, dedicata ai temi del lavoro femminile, è intervenuta anche Rosa Maria Amorevole, consigliera regionale di parità di nomina ministeriale, che ha presentato alcuni dati sui casi di discriminazione trattati dal suo ufficio, 266 in Emilia-Romagna, di cui 38 a Reggio. «Il rientro dalla maternità - dice la consigliera Mondelli - è l’evento che scatena una serie di comportamenti, come il demansionamento, il mobbing, il trasferimento strategico finalizzato a far dimettere la lavoratrice e tutta una serie di modalità che fanno sentire la madre sgradita. Le storie sono tante. Una donna con tre figli è stata trasferita a 150 chilometri da Reggio. In un’impresa invece, tre persone sono state demansionate: una perché non aveva voglia di lavorare, l’altra perché ha rubato e la terza perché ha avuto un figlio». Le consigliere di parità si occupano anche di molestie sessuali. «Ma sono casi difficili da far emergere, sia perché servono testimoni, sia perché spesso le donne non se la sentono di affrontare il percorso civile e penale che comporta una denuncia di questo genere. Per questo diamo consigli, ad esempio, su come raccogliere le prove e rendere una causa più semplice».

Le pratiche seguite dalle consigliere di parità non sono molto elevate, anche perché pur essendo la loro funzione prevista da una legge, gli stanziamenti ad oggi sono pari a zero e pertanto tutte devono fare un altro lavoro, come ribadito ieri a Bologna da Rosa Maria Amorevole. La consigliera si occupa anche delle discriminazioni indirette, cioè quelle poste in essere in accordi, regolamenti, interpretazioni contrattuali, che finiscono per penalizzare le donne: «Un esempio è quello dei premi produttivi non assegnati a chi è stato assente per maternità, ma la casistica è molto ampia».(j.d.p.)

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