Gazzetta di Reggio

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«Può diventare una concorrenza sleale»

«Può diventare una concorrenza sleale»

I dubbi di Federalberghi e del Servizio turismo della Provincia: «Siamo sul filo della regolarità»

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REGGIO EMILIA. «Il rischio per noi albergatori è che si venga a creare una situazione di concorrenza sleale. Se il web potenzia la concorrenza, ben venga, ma devono esserci regole uguali per tutti. Noi sosteniamo molti costi, per il personale e per il rispetto di norme di sicurezza, igieniche e burocratiche. Chi affitta una stanza sul web no e ha dunque costi più bassi».

Francesca Lombardini, direttrice dell’Hotel Astoria e responsabile provinciale di Federalberghi di Confcommercio, esprime i dubbi che tante imprese hanno manifestato, in ogni parte del mondo, sulle potenzialità imprenditoriali che il web sta creando (basti pensare alla levata di scudi dei tassisti per Uber).

Un numero crescente di app e siti consentono a tutti di diventare potenzialmente ristoratori, albergatori e così via. Un cambiamento profondo che si scontra con regole nazionali e locali e genera conflitti. Per quanto riguarda l’aspetto fiscale, secondo il reggiano Alessio Conti, che affitta una stanza con Airbnb, non ci sono problemi: «A fine anno inserisco in dichiarazione le somme percepite, tutte tracciabili, alla voce altre fonti di reddito. Pertanto sono perfettamente in regola».

Andrea Chiari, dirigente del settore Turismo della Provincia di Reggio, ritiene che un sito come Airbnb, dove chiunque può affittare una stanza di casa propria, operi sul filo della regolarità e talvolta vada oltre.

«Emerge un contrasto tra la logica amministrativa e quella del web - dice il dirigente -. Se affitto una stanza per più di un mese serve un contratto. Per meno di un mese si parla di affitto temporaneo e non ci vuole nulla. Possiamo ritenere che Airbnb rientri in questa categoria? Ho dei dubbi, perché mi sembra più un servizio da Bed&Breakfast. Inoltre i B&B devono attenersi a una norma regionale, che prevede la registrazione e il rispetto di alcune regole, tra cui quelle che impediscono di farsi pubblicità come qualsiasi altra attività ricettiva, entrare in pacchetti turistici o avvalersi dell’intermediazione commerciale di un sito come Airbnb. In un Comune reggiano so che il sindaco si è attivato per contestare ad alcuni B&B il fatto che non fossero registrati e fossero inseriti in siti internet che consentono di gestire in modo automatico la prenotazione».(j.d.p.)

 

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