Gazzetta di Reggio

L’allenatore voltagabbana e lo “schiaffo” ai reggiani

di Wainer Magnani
L’allenatore voltagabbana e lo “schiaffo” ai reggiani

Apolloni prima firma con il Lentigione, poi con una maglietta offende Reggio e infine preferisce le lusinghe del suo ex allenatore Scala per rilanciare il Parma

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BRESCELLO. A Brescello e dintorni la rivalità è pane quotidiano. Ve la ricordate la scena di Peppone e Don Camillo che si rincorrono in bicicletta e fanno a gara a chi sorpassa l’amico-rivale? Così sta accadendo, calcisticamente parlando, tra Brescello e Lentigione, due piccole realtà che sono ai vertici del calcio dilettantistico regionale e nazionale. Il Lentigione ha conquistato la promozione serie D, il Brescello è sbarcato in Eccellenza. E se qualcuno si azzarda a parlare di fusione tra queste due società che rappresentano duemila anime, viene visto con gli occhi del nemico: vade retro.

Tutto ciò nonostante Romano Amadei abbia scritto la storia del Brescello e oggi vorrebbe ripetersi col Lentigione, dall’altra parte James Benelli ha vissuto gioie e dolori sulle due sponde di queste due società baciate dal fiume Po.

Una rivalità vera, fatta anche di sgarbi e ripicche anche se nessuno lo vuole ammettere ma è così. Raramente un giocatore passa da una società all’altra. E’ come tra Milan e Inter: si può ma meglio di no.

I tifosi di Lentigione hanno sofferto e poi gioito per l’ascesa e il tracollo del Brescello così come gli sportivi gialloblù si sono gonfiati il petto quando, partendo dalla Terza categoria sono riusciti a tornare in Eccellenza anche se non hanno mai potuto giocare il derby col Lentigione. Sarebbe stato, questo sì, un grande avvenimento. La Dinamo di Peppone contro la Gagliarda di Don Camillo. Ma c’è tempo, chissà.

Dopo la promozione in serie D il patron Romano Amadei aveva puntato molto su Gigi Apolloni, suo giocatore ai tempi del Modena. Un allenatore professionista per il suo Lentigione: da far invidia agli amici-nemici del Brescello.

Amadei ama prendere le grandi decisioni assieme all’amico Doriano Tosi (Mauro Alberici, altro uomo Immergas ha preferito declinare perché era e resta un tifoso del Brescello) passeggiando e pescando in un laghetto adiacente alla sua azienda. Una piccola oasi calcistica. E’ stato così per le imprese del Brescello prima e del Modena poi. Tanti allenatori che alla sua corte hanno fatto carriera.

Romano voleva ripetersi con Gigi Apolloni affidandogli la guida di un Lentigione giovane ma ambizioso. Ma non aveva fatto i conti con l’ambizione e la rivalità con Parma. La famosa arlia che i bagoli ostentano nei confronti dei reggiani.

“Che si vinca o che si perda, forza Parma e Reggio merda” è un tipico slogan degli ultrà crociati. E’ bastata questa foto sbagliata, anzi infelice, per scatenare l’ira dei reggiani. Guarda caso – sottolineano i brescellesi più maliziosi – sei ore dopo lo scatto con Tino Asprilla e Marco Osio è arrivata la decisione di Gigi Apolloni di voltare le spalle al Lentigione, rimangiandosi così la parola data a Romano Amadei.

Sempre i brescellesi dispettosi sottolineano che quella foto è servita per effettuare lo strappo, mentre i ben pensanti la riconducono a un semplice incidente di percorso.

E’ logico che nessuno può mettere sullo stesso piano calcistico Parma e Lentigione, così come non è in discussione che per Gigi Apolloni allenare il Parma, seppur in serie D, è un’opportunità unica. Lui bandiera proprio di quel Parma di Nevio Scala, oggi chiamato alla presidenza della nuova società per riportare il club nel grande calcio.

Gli amici di Romano Amadei, tra una battuta e l’altra gli hanno suggerito “compra tu il Parma e poi esoneri Apolloni”.

Romano Amadei, parmigiano, anzi sorbolese doc, ha sempre avuto nel suo cuore un piccolo spazio per il Parma. E’ la stessa storia di Squinzi padrone del Sassuolo ma tifoso del Milan. Così Romano ha sempre guardato al club di oltre Enza con rispetto e forse si sarà arrabbiato meno sapendo che Apolloni andrà ad allenare il Parma ma in questi giorni cercherà di evitare di farsi vedere a Brescello. Romano non sopporta gli sguardi degli invidiosi, men che meno di chi oggi gode nell’apprendere questa “fuga dell’allenatore”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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