Scomparso dalla Germania due mesi fa, ritrovato sull’Appennino reggiano
Soccorso a Ramiseto un 64enne scappato da una struttura di cura tedesca: all’Oasi di San Francesco ha trovato la pace
RAMISETO. Aveva i vestiti sporchi, la camicia fuori dai pantaloni. E i suoi occhi blu vagavano in cerca di appiglio, senza fermarsi su niente. Era affamato, probabilmente non mangiava da giorni, e le sue labbra erano tagliate dalla sete.
Lo hanno trovato così, mentre camminava senza meta a Monte Miscoso, i carabinieri di Ramiseto.
Alla vista dei militari l’uomo non è scappato, ma si è chiuso in un mutismo ostinato, rendendo difficile la sua identificazione. Nelle tasche dei pantaloni, ormai logori, c’erano solo un biglietto di ingresso a Expo, il referto del pronto soccorso di Milano e di Montecchio, e alcune carte rilasciate dalla caserma dei carabinieri di Bibbiano. Niente che servisse a capire chi fosse, né da dove venisse o perché si trovasse proprio lì.
Il suo riconoscimento, comunque, poteva aspettare: era necessario portarlo in un luogo dove potesse mangiare, lavarsi e riposarsi. I carabinieri, quindi, hanno chiamato gli assistenti sociali di Ramiseto. Ma nelle case di accoglienza non c’erano posti disponibili, così il Comune ha affidato l’uomo alla casa protetta Oasi di San Francesco di Ramiseto. E lì è avvenuto il... miracolo.
«Quando è arrivato da noi, domenica sera, era completamente denutrito oltre che spaesato – racconta la direttrice della struttura, Manuela Bettuzzi – L’abbiamo portato in camera, si è fatto una doccia lunghissima, ha mangiato per più di un’ora senza mai alzare la testa dal piatto, e poi si è addormentato come un bambino».
Niente di strano, se non fosse che era la prima volta da mesi che Norbert Schafer – questo il nome dell’uomo – restava nello stesso posto per così tanto tempo.
«Quando si è svegliato ci ha detto come si chiamava e che era nato nel 1951 – continua la direttrice dell’Oasi di San Francesco – e abbiamo capito che era tedesco. Non parlava l’italiano, però, e non siamo riusciti a scoprire nient’altro. Allora ho fatto un appello su Facebook per trovare qualcuno che potesse farci da interprete ed è venuta da noi una cittadina di Collagna, Monica Severi. Ma quando Norbert l’ha vista, per paura che lo volessimo mandare via, ha detto solo “Non ho niente di interessante da dire, lasciatemi in pace” e si è chiuso nel silenzio più totale».
Il contenuto delle sue tasche, però, raccontava di un viaggio straordinario – per via della distanza percorsa – e solitario: il 64enne aveva vagato in lungo e in largo per l’Italia, partendo da Milano (dove aveva visitato l’esposizione mondiale di Expo) fino alla Val d’Enza e poi alla Montagna reggiana.
Chilometri e chilometri macinati da quest’uomo arzillo, alto, con gli occhi blu e i capelli bianchi, che si era perso nella torrida Pianura Padana ma non voleva farsi prendere da nessuno, non voleva fermarsi in nessun luogo.
I carabinieri e i medici che lo avevano aiutato e curato, nei vari paesi del Nord Italia in cui il 64enne è capitato, non erano riusciti ad arrestare la sua corsa: subito dopo aver mangiato, Norbert spariva. Alla casa proetta Oasi di San Francesco, invece, il tedesco ha trovato la pace.
«Già dal giorno dopo il suo arrivo abbiamo capito che amava mangiare bene – spiega Manuela Bettuzzi – e soprattutto ammirare le montagne. Dopo essersi sbafato tutto quello che c’era in tavola, usciva in veranda e si guardava intorno estasiato. E mentre lo faceva ripeteva qualcosa in tedesco, sicuramente commenti positivi perché aveva lo sguardo molto appagato. Non ha mai cercato di scappare, anzi, si vedeva che qui stava come un papa: sorrideva a tutti, stringeva le mani...».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11934994:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11934994:1649489365/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Forse è nato tra i monti, e vedere le cime e le vallate dell’Appennino – anche se a chilometri di distanza dalla sua Germania – per lui era come tornare a casa. O forse in gioventù era venuto in Italia, magari proprio a Reggio Emilia, e vi aveva lasciato il cuore.
Troppe le domande senza risposta, e nessuno aveva ancora capito da dove Norbert venisse. «Allora ho pensato di avvisare il consolato tedesco a Milano – spiega la direttrice dell’Oasi di San Francesco – e chiedere loro se qualcuno avesse denunciato la sua scomparsa».
Nessuno, prima di lei, aveva pensato di telefonare al consolato per informare che Norbert si trovava in Italia, e così l’uomo aveva continuato a essere una meteora misteriosa nel nostro Paese.
«Mi hanno detto che era scappato da una struttura di Meckenbeuren, il St. Gallus-Hilefe Fur behinderte Menschen, e che da due mesi nessuno sapeva più nulla di lui – racconta Manuela Bettuzzi – Lo avevano cercato in Germania, ma non oltre i confini, e avevano addirittura pensato che fosse morto».
Invece Norbert Schafer, dopo essere stato a Expo – non si sa se da solo o con gli altri ospiti della struttura tedesca di Meckenbeuren, in Baviera – ha iniziato a pedalare per le strade italiane. Perché era in bici, quando ha messo piede nel nostro Paese. Poi però qualcuno – forse proprio a Milano – l’ha derubato di tutto quello che aveva, compresa la bicicletta.
«Ieri mattina due operatori sono venuti a prenderlo dalla Germania – racconta la direttrice della casa di riposo di Ramiseto – per riportarlo a Meckenbeuren. Per convincerlo a lasciare la nostra struttura gli hanno detto che sarebbero andati a cercare la sua amata bici, con la quale, nel villaggio di cura tedesco da cui è scappato, Norbert faceva il postino. Secondo me ha capito che era soltanto una scusa – conclude – perché aveva gli occhi tristi e lo sguardo un po’ rassegnato. Noi comunque abbiamo trascritto l’indirizzo del villaggio tedesco e gli scriveremo spesso. E se lui vorrà tornare da noi, magari per qualche giorno di vacanza, sarà il benvenuto, perché qui a Ramiseto aveva trovato la sua oasi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
