Una fidanzata maltrattata scatena la faida tra due bande
I retroscena della guerriglia urbana in zona stazione: poche ore prima la prima “sfida” ai giardini pubblici
REGGIO EMILIA. Tutti liberi a poche ore dal terrore che hanno portato in una bella fetta di Reggio a ridosso della stazione ferroviaria.
Una domenica pomeriggio fatta di martellate, cacciaviti usati come armi, lo spuntare di un’accetta, inseguimenti con la rabbia inarrestabile di chi vuole colpire a tutti i costi, sangue ovunque, una quarantina di nigeriani coinvolti ma solo otto gli arrestati che per gli inquirenti – polizia e carabinieri, coordinati dal pm Valentina Salvi – hanno sicuramente a che fare con questa maxi rissa, mentre altri sono ricercati (in particolare uno descritto – in aula – come un indemoniato). Mentre sono ancora al vaglio degli investigatori le immagini di quella che chiamare guerriglia urbana è un eufemismo, ieri in tribunale è stato emesso il primo verdetto che non poteva che essere la scarcerazione visto che sul banco degli accusati si sono succeduti per lo più incensurati e con imputazioni (rissa aggravata e porto abusivo d’arma per solo due indagati) a cui la nostra legislazione dedica pene troppo “soft” rispetto all’allarme sociale che creano. Insomma, una decisione “annunciata” quella del giudice Alessandra Cardarelli che, dopo cinque estenuanti ore d’udienza, ha convalidato gli arresti per i sette nigeriani in aula (l’ottavo è stato arrestato e poi scarcerato dallo stesso pm Salvi che l’ha denunciato a piede libero: resta comunque in ospedale perché ha ferite giudicate guaribili in 40 giorni). Sempre il giudice Cardarelli ha poi accolto la richiesta della procura, disponendo per i sette indagati l’obbligo di firma quotidiano (saranno processati il primo ottobre). Ieri, pian piano, sono anche emerse le motivazioni che hanno innescato quest’assurda caccia all’uomo fra nigeriani. Per chi indaga c’è di mezzo una donna, una certa Elisabeth, che sabato ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine perché il fidanzato – il connazionale 29enne Ehis Ughegele (vive a Ferrara) ora fra gli otto sotto inchiesta – la stava maltrattando e si sentiva in pericolo. Botte che hanno indispettito la famiglia della donna a tal punto da organizzare la vendetta di domenica in cui hanno finito per fronteggiarsi i familiari della giovane maltrattata e il fidanzato manesco affiancato da amici e conoscenti. Due fazioni con gli occhi iniettati di sangue che si sono affrontate con incredibile brutalità prima in un negozio etnico per poi arrivare davanti al piazzale della stazione, rinfocolando successivamente tanta ferocia in piazza Tricolore.
Due momenti infiniti con talmente tante persone coinvolte che è stato necessario un incredibile dispiegamento di forze nella zona est della città per bloccare questa maxi resa dei conti (fra passanti sbigottiti e residenti tappati in casa dalla paura). In aula il fidanzato – alias “pomo della discordia” – ha raccontato un’altra storia: dice che la famiglia della ragazza che frequenta non lo vede di buon occhio e sabato, ai giardini pubblici, l’hanno picchiato di brutto e in tanti, costringendolo a recarsi all’ospedale con un dente rotto. Il giorno dopo – cioè domenica – le stesse persone gli hanno chiesto un incontro per scusarsi e rimborsarlo per il dente rotto, invece era una “trappola”. Per la procura Ughegele ha avuto al suo fianco nella mega rissa i connazionali Nicholas Osagiede (31 anni, vive a Reggio), Best Owobu (24 anni) e David Odovob (29 anni). Tutti e quattro sono assistiti dall’avvocatessa Pina Di Credico e dicono di essersi solo difesi dalle botte. Gli altri tre indagati – il 21enne Martins Bello e il 29enne Henry Adesotu Aghahowa (entrambi residenti a Reggio) e il 37enne Daniel Ehizokhale (vive a Modena) – sono difesi dall’avvocatessa Sabrina Ori e per la procura sono i familiari vendicatori. In udienza hanno negato, dicendo di essersi trovati casualmente in tanta ferocia.
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