Maxi rissa, ora l’assessore Maramotti prende “casa” in stazione
Il suo ufficio avrà una sede distaccata in via 4 Novembre: «Ci andrò anche io». E si difende : «Incontrerò la gente. Basta con il buonismo, servono pene severe»
REGGIO EMILIA Ufficio al piano terra con vista degrado. È questo - volendo drammatizzare - ciò che aspetta da qui a poche settimane a Natalia Maramotti, assessore alla sicurezza, contestata più volte dai residenti della zona stazione perché simbolo della latitanza del comune nella zona più calda della città, teatro domenica scorsa della sanguinosa rissa tra una trentina di stranieri. Basta sedie comode per l’assessore, che annuncia il trasloco del suo ufficio in viale 4 Novembre, dove dovrà scendere in strada per qualche ora alla settimana affrontando la realtà, i sostenitori e i tanti oppositori.
Assessore Maramotti, come giudica la scena di domenica?
«Inquietante, non era mai accaduto in questa forma a Reggio. Un regolamento di conti tra bande in stile oserei dire quasi sudamericano».
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Un punto di non ritorno, non crede? La gente è stanca.
«La stazione è un luogo di passaggio, più propizio per comportamenti di questo tipo. Se lei invece di interpellare i cittadini dopo i fatti di domenica l’avesse fatto un giorno prima avrebbe potuto sentirli soddisfatti per la risposta delle forze dell'ordine e per il recente festival dello street food che è stato un successo».
Negli appartamenti ci sono falsi residenti, prostitute, attività illegali. Di chi è la responsabilità?
«Delle dinamiche immobiliari in città che hanno prodotto queste conseguenze. Un’attestazione di popolazione straniera in una misura non equilibrata. Anche i privati sono responsabili: hanno ceduto le loro attività e venduto determinando questi effetti. E intervenire sulle dinamiche immobiliari private non è facile per noi».
Quindi il comune non ha responsabilità o non è in grado di fare nulla?
«L’attuale sindaco si è impegnato subito. E nel contratto sottoscritto con il comitato di via 4 Novembre abbiamo promesso che il comune aprirà due uffici nella via. In uno ci sarà anche io fisicamente e con il mio assessorato. Non è solo un gesto simbolico: potrò incontrare personalmente e con i miei collaboratori i residenti e acquisire informazioni in modo sempre più diretto».
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Mi sa che la sua presenza lì è però una novità decisa dopo la rissa o sbaglio?
«Si, è stato deciso adesso ma l’idea segue l’esperienza già compiuta in via Veneri. I miei collaboratori ascolteranno gli stakeholder ovvero la scuola lì vicino, i commercianti, sottoporremo questionari. Le madri potranno partecipare a dei corsi sull’educazione alla legalità in ufficio».
Vi accusano di fare manutenzione ordinaria e di non utilizzare a dovere la polizia municipale. Cosa dice?
«Non è vero. E poi la municipale deve prima di tutto intervenire sul tema amministrativo, poi sul fronte penale».
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Quindi sono più vigili che polizia: più multe che interventi?
«No, anzi, hanno fatto molte operazioni anche con arresti. Sono 150 agenti e c’è già più attenzione in zona ma è anche un problema di risorse».
In stazione ormai ci sono più comitati che residenti. Non è un segno evidente della mancanza della vostra attenzione?
«Noi ci siamo. Io ho fatto tre passeggiate in zona stazione per vedere il tombino rotto, cosa va e cosa non va secondo i cittadini. Non ci sogniamo di risolvere il problema con il contratto già firmato con i cittadini. Andremo avanti anche se quello non potrà mai essere un luogo scevro da tensioni».
Vi tacciano di eccessivo buonismo. Cosa pensa dell’immediata scarcerazione dei picchiatori?
«La coesione non si può raggiungere usando solo il codice penale. Ma io stessa penso di non essere incline al buonismo perché è poco democratico: non bisogna essere più buoni se uno delinque solo perché viene dall'estero. Abbiamo ben chiara come amministrazione una cosa: non può più passare l’insolenza perché significa che lo stato di diritto non serve. Le regole vanno rispettate da tutti. E sono per un inasprimento delle pene per reati anche minori ma commessi in contesti civici».
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