Il colosso Coopselios ripudia il Jobs Act
Reggio Emilia: firmato con Cgil, Cisl e Uil un accordo che comporta una deroga che reintegra l’articolo 18 anche per i neo-assunti
REGGIO EMILIA. Un accordo per non applicare il Jobs Act, in particolare nelle norme che escludono i neoassunti dalle tutele dell’articolo 18, quello che limita il licenziamento alla sola giusta causa. La reggiana Coopselios, colosso cooperativo dei servizi alla persona attivo dal Trentino al Lazio, ha deciso di firmare con Cgil, Cisl e Uil «un protocollo per la promozione e tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori» che consta di appena 3 articoli, ma dalle conseguenze importanti, dato che di fatto comportano una deroga dagli aspetti più controversi del Jobs Act.
I cambiamenti apportati allo Statuto dei lavoratori a partire dalla riforma Fornero hanno nei fatti portato all’esclusione per i neoassunti e per chi passa da un’azienda all’altra delle tutele dell’articolo 18: in pratica questi lavoratori possono essere licenziati senza giusta causa con un indennizzo di due mesi di stipendio per ogni anno d’anzianità, per un massimo di 24, senza possibilità di chiedere il reintegro a un giudice. Queste novità riguardano molto da vicino le cooperative sociali, che erogano i loro servizi in base ad appalti che hanno un termine: il rischio per i lavoratori è quello di dover ripartire spesso da zero, perdendo i diritti legati all’anzianità.
«Coopselios - dice il presidente Guido Saccardi - con questo protocollo si impegna, qualora subentri ad altre cooperative nella gestione di un servizio, a rispettare i diritti acquisiti dei lavoratori e applicare le norme più vantaggiose rispetto a quelle previste dal Jobs Act». La cooperativa si impegna anche promuovere, sempre in accordo con i sindacati, il rispetto di questi diritti anche nel caso perda un appalto. «Ovviamente non possiamo obbligare chi subentra al nostro posto a rispettare il protocollo - dice il presidente - ma ci impegneremo affinché i diritti dei lavoratori siano tutelati». La firma del protocollo si inserisce in un contesto generale di grande difficoltà, dove proliferano soggetti che basano la loro competitività sul mancato rispetto delle leggi.
«Abbiamo assistito nel mondo della cooperazione a comportamenti delinquenziali - prosegue Saccardi - come nel caso di “Mafia capitale”. Vicende che nulla hanno a che fare con la cooperazione seria. Sappiamo che alcuni nostri concorrenti praticano il massimo ribasso e non rispettano i contratti. Può capitare pertanto di perdere un appalto e constatare che chi subentra non garantisce ai lavoratori i diritti che godevano prima».
La questione dei diritti dei dipendenti è strettamente legata alla qualità dei servizi. «Chi si occupa di soggetti fragili, anziani e disabili - dice Saccardi - deve essere un lavoratore qualificato. Altrimenti può capitare che non siano all’altezza e succedano cose spiacevoli». La decisione di Coopselios di derogare ad alcuni aspetti del Jobs Act ha conseguenze non trascurabili, dato che si tratta di una realtà attiva in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige, Liguria, Toscana e Lazio, che impiega quasi 2.900 lavoratori, di cui 2.072 soci (il 90% dei quali ha un contratto a tempo indeterminato). La cooperativa, che festeggia i 30 anni di vita, ha un patrimonio di oltre 27 milioni di euro e nel 2014 ha realizzato ricavi netti per 114,4 milioni di euro.
«La cooperazione sociale è molto cresciuta negli anni - dice Cristian Villani della Cisl -. Purtroppo sul mercato, anche a Reggio, sono entrate cooperative che ci aggiudicano appalti al massimo ribasso e offrono una qualità scadente. Sottoscriviamo dunque l’iniziativa di Coopselios perché siamo convinti che un buon servizio si coniuga con una buona occupazione» Per Maurizio Frigeri della Fp Cgil «l’accordo siglato a Reggio va ora esteso anche ad altre regioni italiane e la firma del protocollo è dunque solo l’inizio di un percorso». Un percorso che prevede anche iniziative a livello parlamentare per cercare di emendare alcuni aspetti controversi del Jobs Act, «come quello che consente ad un’impresa di prendere i contributi per i neoassunti e poi non prolungare i contratti».
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