Gazzetta di Reggio

«Aemilia: ai difensori tolte anche le scarpe»

di Tiziano Soresina
«Aemilia: ai difensori tolte anche le scarpe»

Camera Penale infuriata sul maxi-processo di Bologna: «Controlli a dir poco irrispettosi e differenze con i legali delle parti civili»

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REGGIO EMILIA. «Serrati ed invasivi controlli» nell'accesso all'aula d'udienza, con modalità di accesso che «non appaiono rispettose del ruolo e della dignità degli avvocati, e segnatamente di quelli che assistono gli imputati». E una «palese ed ingiustificata differenziazione di tali modalità fra difensori degli imputati e quelli delle costituende parti civili, ai quali è riservato un varco di ingresso ad hoc». Lo denuncia in una nota il direttivo della Camera Penale di Reggio (presieduto dall’avvocato Noris Bucchi) che ha molto da ridire sui varchi con relative misure di sicurezza coincise mercoledì con l’apertura – a Bologna – del maxi processo Aemilia: «Mentre i difensori degli oltre 200 imputati si attardavano in coda (per ore) sotto la pioggia battente in attesa di essere sottoposti ai controlli di sicurezza – scrivono piccati i penalisti reggiani – peraltro spesso particolarmente invasivi e talora culminati nella richiesta di togliersi le calzature indossate, ai difensori delle costituende parti civili (o comunque a molti di esse) sia stato riservato un accesso spedito e preferenziale. Tali modalità di controllo hanno senza dubbio comportato una stigmatizzabile lesione del ruolo e della dignità dei difensori». Una disparità di trattamento che per i penalisti di Reggio significa «tradire la Costituzione e la legge e, in ogni caso, “lanciare” un messaggio fuorviante». Oltre ad auspicare sin dalla prossima udienza (prevista per il 2 novembre) modalità di controllo diverse, la Camera Penale di Reggio solleva grossi dubbi sul rispetto della funzione difensiva: «A ciò si aggiunga – si rimarca – che con un provvedimento emanato per dare disposizioni inerenti la gestione dell’udienza preliminare, seppur limitatamente alle “prime udienze”, il giudice ha precluso l’accesso all’aula d’udienza ai praticanti e ai colleghi di studio dei difensori, così limitando in modo consistente l’attività di difesa che, in un processo di tali dimensioni, non può prescindere dal ricorso all’ausilio di collaboratori. Quanto segnalato si inserisce, del resto, nel contesto di un’udienza preliminare che presenta una calendarizzazione tanto serrata da risultare arduamente gestibile per i difensori e sulla quale aleggia il rischio, ove non dia dimostrazione di un’adeguata sensibilità, di una forte compressione delle facoltà difensive».

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