Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia: il Pd perde il 60% delle tessere in 5 anni

di Enrico Lorenzo Tidona

Su gli iscritti a Castellarano, bene anche Boretto e Bagnolo. Paura invece per i risultati in città, ferma al 70% sul 2014

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REGGIO EMILIA. In 5 anni il 60% dei tesserati del Pd della provincia di Reggio Emilia sono evaporati, dato che segue l’andamento regionale: -40% degli iscritti negli ultimi due anni in Emilia-Romagna.

Nella realtà dei fatti i militanti reggiani restano aderenti alla bandiera - basti vedere le migliaia che animano le ex feste dell’Unità - ma disertano le campagne di iscrizione. A dirlo sono le cifre poco incoraggianti di un partito sempre più fluido - come dicono gli esperti - passato da 11.760 iscritti del 2011 a circa 7mila iscritti del 2015. Cifra, quest’ultima, da prendere con le pinze visto che ad oggi siamo solo a 5mila tessere registrate. Una dinamica ormai consolidata, visto che molti circoli consegnano i risultati al provinciale solo tra fine dicembre e inizio gennaio. «Contiamo di attestarci sullo stesso numero di tesserati del 2014» afferma Roberta Ibattici, responsabile dell’organizzazione del Pd provinciale, ma con una buona dose di prudenza.

LA CADUTA SI ARRESTA. Il 2015, infatti, potrebbe essere l’anno dell’arresto della caduta delle tessere del Pd, ormai una costante dal 2007 - anno di picco che coincise con la costituzione del partito - e che segue l’onda lunga generata dalla crisi delle ideologie e dei partiti tradizionali. Reggio Emilia, roccaforte del Partito Comunista prima e della sinistra progressista poi, non digerisce granché bene lo scollamento dei militanti rispetto alla vita politica e dei circoli, con defezioni di rilievo anche da parte di alcuni sindaci e di leader nazionali che non hanno più la tessera in tasca. Da ciò deriva un senso di smarrimento nella base, come si legge nella lettera inviata lo scorso 11 novembre dagli iscritti del Pd di Casina a Romano Prodi: «Gentile Professor Prodi, comprendendo e rispettando le ragioni della Sua decisione di non iscriversi al Pd, come militanti desideriamo farle sapere che questo fatto molto ci colpisce e dispiace. Con Lei viene meno il contributo critico di uno dei politici più capaci e fedeli alle Istituzioni repubblicane, di una delle figure istituzionali italiane più stimate in Europa e nel mondo, portatore di un'etica civile e morale di esempio per tutti. Con stima e affetto». Missiva inviata non senza essere stata ovviamente «approvata dall’assemblea congressuale del circolo», come viene riportato nell’incipit. Riti, questi, che hanno un forte significato per i militanti più rodati data ma che non riescono a fare proseliti tra i giovani, causando così un’emorragia nelle iscrizioni che è un segno dei tempi.

BILANCIO A DUE FACCE. Per ora, come già detto, il Partito Democratico ha a sua disposizione risultati ancora parziali. Alcuni segnali sono però chiari: Castellarano ha raggiunto il 119% delle tessere rispetto al 2014. «È un ottimo risultato - dice Ibattici - ma hanno fatto bene anche Boretto, Bagnolo e Calerno che sono già al 100% rispetto all’anno scorso». Il punto dolente è pero la città capoluogo. «La città soffre - conferma Ibattici - perché è divisa in diversi circoli ed è una realtà più atomizzata, c’è un minor senso della comunità e una più veloce principio di cambiamento. Su Reggio siamo sotto di poco sotto il 70% rispetto al 2014».

IL RUSH FINALE. Per evitare di chiudere con un altro rosso a fine anno in termini di tessere, il partito correrà in questo ultimo scampolo di tempo. Secondo un recente articoli pubblica su Repubblica, il Partito Democratico contava 800mila tesserati in Italia nel 2012, al tempo in cui Pierluigi Bersani era segretario. Il crollo è giunto nel 2014 con solo 366mila tessere, primo anno con Matteo Renzi alla guida, per attestarsi a 300mila iscritti, minimo indicato nelle previsioni per il 2015. «Chiaramente i dati non ci soddisfano pienamente perché vorremmo mantenere gli iscritti ma anche a Reggio stiamo seguendo un trend nazionale ma che non si limita al solo Partito Democratico - avverte Ibattici - È in atto un processo di disintermediazione tra gli iscritti e il partito. Noi facciamo riferimento a una militanza storica e che in qualche modo cala perché è cambiato il mondo. Vent’anni fa si andava nei circoli perché lì i militanti trovavano le informazioni, le chiavi di lettura per capire anche la quotidianità. Ora le informazioni le trovi in tantissimi posti diversi: dalla tivù a internet ad altri eventi. Nei circoli c'è un motivo in meno per andare ma la sfida è capire come trasformare questi luoghi in un momento in cui l'ideologia fa minor presa».

PARTITO IN SALUTE. «Il Partito Democratico in Emilia-Romagna è in buona salute». A dirlo è il segretario regionale Paolo Calvano. «Nei giorni scorsi abbiamo diffuso alcuni dati sul tesseramento regionale al partito, dati che ci dimostrano che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, i rinnovi delle iscrizioni sono passati in termini percentuali dal 58% del 2014 al 70% di quest’anno. In termini assoluti i numeri sono pressoché simili a quelli del 2014, quindi non vedo nessun allarme, anzi, se il trend è questo potremmo arrivare a confermare il risultato finale dello scorso anno nonostante la dissafezione alla politica».

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