Gazzetta di Reggio

Gay da curare, condanna unanime della politica. Il vescovo: «Sono solo persone che pregano»

di Chiara Cabassa
Gay da curare, condanna unanime della politica. Il vescovo: «Sono solo persone che pregano»

Reggio Emilia, durissime reazioni di partiti, istituzioni e associazioni: «Non vogliamo Courage a Reggio»

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REGGIO EMILIA. «Il Vescovo conosce la realtà di “Courage” da un anno perché alcuni uomini con orientamento verso persone dello stesso sesso si sono a lui rivolti per essere aiutati a vivere nella preghiera, nella meditazione della Sacra Scrittura e nella castità. “Courage” non intende essere una terapia riparativa e non chiede a nessuno di aderire a tali terapie. È un aiuto a vivere secondo quanto espresso dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dalla Tradizione della Chiesa. Circa il servizio pubblicato da “L’Espresso”, addolora che libere persone che si trovano a pregare siano violate così pesantemente nella loro privacy di cittadini italiani».

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Questa la risposta ufficiale arrivata dalla Curia reggiana dopo “il caso Courage” sollevato ieri dalla Gazzetta di Reggio. Una replica che non lascia aperto alcun spiraglio. Una risposta che conferma come l’associazione Courage sia non solo “autorizzata” dalla Chiesa ma soprattutto considerata di grande importanza per aiutare chi, nonostante la propria omosessualità, voglia vivere fuori dal peccato. E se da un lato la Curia stringatamente si schiera dalla parte di “Courage”, sui social e in rete, a partire dal sito della Gazzetta, si eleva un coro compatto d’indignazione e di condanna. Centinaia i commenti dei reggiani ora stupiti ora indignati, ma anche increduli e sconcertati. Quanto alle istituzioni, allo stesso modo si pronunciano a senso unico, dagli amministratori comunali del Pd ai deputati pentastellati, dalla Lega Nord regionale alle associazioni di consumatori.

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Così gli assessori comunali Raffaella Curioni e Valeria Montanari: «Le sensibilità e le inclinazioni delle persone non sono uno scherzo. Siamo seriamente preoccupate del clima di fraintendimento, pregiudizio, prevaricazione delle libertà personali che potrebbe generarsi in città, dopo aver appreso dell'apertura della sede dell'associazione Courage, che definisce l'omosessualità “una malattia da cui si può guarire”, che ritiene il coming out come “una trappola pericolosa, un ricatto emotivo”. Reggio Emilia è una città con una storia importante e gloriosa sui diritti delle persone e dei cittadini, non possiamo ignorare affermazioni di questo tenore: qui non si tratta di difendere posizioni laiche o religiose, siamo ben oltre. Come amministratrici pubbliche dobbiamo tutelare i cittadini, e abbiamo il dovere morale di mettere in guardia i reggiani e le reggiane verso tutte le forme di discriminazione dirette e indirette nelle quali potrebbero incorrere, e stigmatizzarle».

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Ad intervenire sul caso Courage è anche la deputata del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni: «Il Consiglio d'Europa difende i diritti fondamentali delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans gender. Una società che si definisce civile deve attuare tutte quelle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. L’arrivo di Courage nella nostra città non fa altro che creare una violazione dei diritti fondamentali delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali».

Ma è anche la Lega Nord a schierarsi contro Courage attraverso il consigliere regionale Gabriele Delmonte: «Non sono solito giudicare niente e nessuno - premette Delmonte -. Ora però faccio fatica a tacere davanti a quello che sta accadendo a Reggio Emilia dove l’associazione Courage si pone l’obiettivo di insegnare a guarire dall’omosessualità. Davvero nel 2015 c'è ancora qualcuno che paragona l'omosessualità a una qualsiasi dipendenza? Scoprire poi che questa associazione sarebbe attiva in qualche modo in seno alla Chiesa, quella stessa Chiesa che si trova ora a celebrare il Giubileo della Misericordia ma che sembra ancora ferma ai tempi bui dell’inquisizione, lascia sbigottiti».

Silvia Prodi, consigliere regionale del Pd, giudica l’approccio di Courage «coercitivo e dannoso dal punto di vista clinico ed esistenziale. Prendiamo atto che ciò avviene a Reggio, terza sede in Italia, evidentemente privilegiata in ragione del sostegno che riceve localmente. Auspico che da parte delle istituzioni, come da parte della società civile, si ribadisca in ogni sede che la nostra dev'essere una città aperta, libera da censure, improntata ai valori della dignità umana e della laicità». Sulla stessa linea il Circolo Sel Loukanikos: «La nostra città non può accogliere un'organizzazione che vuole curare gli omosessuali. L'omosessualità è stata tolta nel 1974 dal manuale diagnostico dei disturbi mentali che elenca le psicopatologie. E nel 1990 l'Oms lo ha definito una variante naturale del comportamento umano». «Oggi scopriamo - così il consigliere del Pd Dario De Lucia - che nella nostra città sono attivi corsi religiosi per "guarire" i gay, corsi approvati dalla Chiesa e dalla Curia di Reggio Emilia. Non sono scioccato, sono arrabbiato, porterò il tema con altri colleghi in Consiglio comunale».

E arriva anche Federconsumatori chiedendo che «si pronuncino gli ordini dei medici e degli psicologi in merito all’apertura di Courage a Reggio. Paragonare l’alcolismo all'omosessualità è una truffa e noi ci battiamo contro ogni tipo di truffa».

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