Gazzetta di Reggio

Processo Aemilia, spunta il progetto di un prefabbricato

di Tiziano Soresina
Processo Aemilia, spunta il progetto di un prefabbricato

La nuova idea proposta da una ditta reggiana: in arrivo il preventivo. Il problema dei costi-sicurezza: occorrono altri 60 uomini per la vigilanza

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REGGIO EMILIA. Il dado è tratto. In stretto contatto con il presidente della Corte d’appello, il presidente del tribunale Francesco Caruso dopo aver comunicato data (fine marzo) e luogo (il palazzo di giustizia di Reggio di via Paterlini) al gup Francesca Zavaglia relativamente al dibattimento che segnerà la seconda fase del maxi processo Aemilia, ora continua il suo lavoro ventre a terra per dare un volto definitivo al progetto di aula bunker che poi verrà girato al ministero della Giustizia.

Un lavoro incessante in cui il presidente Caruso crede fortemente, anche perché dalla sua ha visto nei giorni cementarsi un fronte compatto sull’importanza e necessità che il dibattimento si svolga nella sua sede naturale, cioè a Reggio: magistratura, istituzioni, avvocati, enti.

Tre mesi di tempo con tre progetti sul tappeto – la localizzazione è comunque sempre all’interno della struttura giudiziaria di via Paterlini – di cui un’ipotesi che sta emergendo proprio negli ultimi giorni. Al momento resta privilegiata la via della tensostruttura (da allestire nel cortile del tribunale) che ha già incassato la valutazione positiva dei tecnici ministeriali: la stima è sui 400mila euro di costo per comprarla e farla funzionare (soldi che la Regione ha già detto di essere disposta a mettere a disposizione).

La novità riguarda l’idea di un prefabbricato che verrebbe sempre installato in tribunale da un’impresa reggiana (con referenze affidabili): la ditta si è fatta avanti con i tecnici comunali e il progetto è stato “girato” al presidente Caruso: si tratterebbe di una struttura migliore rispetto alla tensostruttura ma anche più costosa, di cui però non è stato ancora presentato il preventivo. Infine resta in piedi il collegamento via videoconferenza dell’aula di Assise con le due aule ai lati (valutando che solo le prime udienze sarebbero molto affollate – si stimano circa 300 persone coinvolte – per poi gradualmente restringersi a livello di presenze). «Guardo con soddisfazione che la sede sia Reggio – commenta il sindaco Luca Vecchi – e il Comune ha messo a disposizione tecnici e professionisti affinché si possa arrivare a questo risultato, inoltre si è lavorato per coinvolgere la Regione rendendo disponibile una sua copertura finanziaria. Siamo consapevoli che rimangono dei problemi di ordine pubblico, ma ci auguriamo che il Ministero li risolva». Sul piano della sicurezza resta infatti il nodo dei costi della vigilanza e all’appello mancherebbero una sessantina di uomini che lo Stato non intende tuttora mettere a disposizione. Sul punto-chiave si sta muovendo la senatrice Maria Mussini (Gruppo Misto) che ieri ha incontrato il prefetto Raffaele Ruberto (oggi farà il bis con il comandante dei carabinieri Antonio Buda), per poi confrontarsi – lunedì – con il ministro Andrea Orlando ma con l’intenzione di prendere contatto anche con il ministero dell’Interno: «Io non mi fermo, eleggere Reggio come sede naturale del processo è un diritto sacrosanto che deve essere riconosciuto alla città».

Soddisfatto il Movimento 5 Stelle – lo rimarcano le parlamentari Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti – che annunciano la presentazione di un ordine del giorno in legge di stabilità «per impegnare il Governo ad introdurre misure, anche di carattere finanziario, al fine di garantire che i processi penali si svolgano presso le sedi di naturale competenza territoriale».

Esultano anche i penalisti reggiani, già pronti allo sciopero nel caso il dibattimento si fosse allontanato da Reggio: «Esprimiamo grande soddisfazione – sottolinea l’avvocato Domenico Noris Bucchi (Camera Penale) – sia perché la decisione appare conforme alle norme, sia soprattutto perché la celebrazione del processo altrove avrebbe inesorabilmente violato e compromesso il diritto di difesa costituzionalmente garantito».

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