Bufera sul Reggio Emilia, il sindaco Vecchi: «Io e mia moglie incorruttibili»
Ndrangheta, il primo cittadino sulla casa acquistata da un uomo di Aemilia e sul ruolo di Maria Sergio quando era dirigente dell’Urbanistica
REGGIO EMILIA. «A quest’ora dovrei essere in Danimarca per una visita istituzionale nell’ambito dei rapporti tra Reggio Children e la Lego. E invece sono qui, a difendermi dall’accusa di non aver saputo predire il futuro. Ho disdetto la visita istituzionale e lunedì sarò in Consiglio comunale per rispondere alla città di quel che sta accadendo al sindaco, alla sua famiglia, all’amministrazione e quindi all’istituzione che io rappresento».
Sindaco Vecchi, cosa sta accadendo secondo lei?
«Che per la seconda volta in un anno e mezzo che sono sindaco c’è un attacco contro di me e la mia famiglia che non ha nulla a che fare con la dialettica politica ma pesca invece a piene mani nella cultura del sospetto...».
Alt. Se allude alla polemica politica, questa nasce da un fatto: lei e sua moglie avete comprato casa da un imprenditore edile arrestato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia...
«Ma su questa vicenda l’unica colpa che mi si può addebitare riguarda il fatto di non aver previsto che colui che mi ha venduto casa sarebbe poi stato arrestato. Si rende conto?».
Me ne rendo conto, così come mi risulta difficile credere che lei non sapesse, da un anno a questa parte che chi le aveva venduto casa, era nel frattempo finito in cella...
«E’ invece è così. Quando sono usciti tutti i nomi degli arrestati li ho letti e mi sono anche sincerato di non conoscere nessuno di questi. Al punto che ho verificato persino di non aver alcun grado di parentela con quel Giovanni Vecchi anch’egli arrestato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia. Poi nelle settimane seguenti al blitz di Aemilia, sui giornali avevano finito per esserci sempre i soliti dieci-dodici nomi. ».
E il nome Macrì che pure non era tra i più ricorrenti, non le ha fatto accendere nessuna spia d’allarme? Nè a lei nè a sua moglie?
«No, anche se mi rendo conto che non sia facile da credere. Ma forse, per questa sorta di leggerezza, una spiegazione c’è».
Sarebbe?
«Prima di acquistare quella casa, io e mia moglie abbiamo fatto tutti i controlli possibili, anche in considerazione dei ruoli che ricoprivamo: dalle verifiche su possibili abusi edilizi, fino alla storia urbanistica di quell’area, andando indietro di oltre dieci anni per verificare che vi fossero state fatte varianti. E non abbiamo trovato nulla di irregolare. Poi abbiamo effettuato le verifiche, con i mezzi che possono avere un consigliere comunale e una dipendente pubblica, anche sull’azienda con cui eravamo in trattativa. E poiché non era emerso nulla di irregolare abbiamo proceduto all’acquisto».
Perché al grezzo?
«Perché per le nostre condizioni economiche non avremmo potuto acquistare la casa finita senza prima vendere quella in cui abitavamo. Poiché in piena crisi edilizia era praticamente impossibile vendere una casa, optammo per questa soluzione, ultimando i lavori tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014».
Invero, questa storia della casa, riaccende di nuovo il faro sulla figura di sua moglie che durante la sua campagna elettorale per l’elezione a sindaco è l’oggetto di una lettera anonima in cui si disegnano - a mò di informativa di polizia - i rapporti di parentela con persone affiliate all’ndrangheta. Ora, vederla nei panni di colui che cade dalle nuvole, fa un po’ strano, ecco...
«Io non cado dalle nuvole: quella lettera con le sue illazioni fu il primo tentativo di screditare due persone, io e mia moglie che hanno fatto dell’integrità morale e del rispetto delle leggi la ragione del loro agire quotidiano».
Questo per dire che questo clima di veleni lei lo ha conosciuto fin da subito. Senza contare che poi, nell’autunno del 2013 sua moglie, all’epoca ancora dirigente all’Urbanistica del Comune viene chiamata a deporre davanti ai magistrati della Dda. A distanza di più di due anni ha capito perché sua moglie venne sentita a Bologna?
«Quando tornò da quell’incontro in cui fu sentita come persona informata dei fatti mi disse che si era fatta l’idea che i magistrati volessero da lei un quadro della situazione a Reggio Emilia per quello che riguardava le imprese calabresi che lavoravano nel mondo dell’edilizia e che potevano in qualche modo aver avuto a che fare con l’ente pubblico».
E non pensa che invece l’abbiano convocata anche per via delle sue origini cutresi...
«Credo che anche questo fattore abbia influito. Ricordo che mi disse che, congedandola, qualcuno le fece notare che lei non aveva alcun accento calabrese. E lei rispose che era sì nata a Cutro, ma ha vissuto da sempre a Reggio Emilia. Ecco, anche questo è un particolare che mi piace sottolineare di mia moglie».
E sarebbe?
«Mia moglie non è solo incorruttibile perché è stata educata così. Ma lo è anche perché con quel mondo, non ha nulla a che spartire. Perché è una donna che ha studiato che in un ambiente molto patriarcale come quello calabrese è vista con diffidenza. E se posso dirlo, è spesso lei stessa a ricambiare questo atteggiamento verso i calabresi».
E’ un fatto che da quando lei è sindaco, le illazioni e i sospetti finiscano sempre su Maria Sergio. L’ambiente della ’ndrangheta si fonda anche sulle millanterie. Ci ha pensato? Quante volte in buona fede è stato a Cutro?
«Nemmeno una, e mia moglie un paio di volte in vent’anni. Alle millanterie ci ho pensato, e ci penso. Ma penso anche di avere gli strumenti per difendermi da questo genere di accuse. Con l’impegno che io e l’amministrazione mettiamo nella lotta alla criminalità. Sa cosa penso?».
Dica...
«Che il sottoscritto, a quella gente sta rompendo i coglioni. Con la stretta sul regolamento edilizioche oggi rende impossibile, ad esempio, comprare casa da uno che non sia in regola con il certificato antimafia, con i protocolli sulla legalità firmati d’intesa con la prefettura e con le battsglie legali per la confisca del maneggio di un boss piuttosto che contro il proliferare delle sale vlt».
Se questo è il quadro, allora c’è da aspettarsi qualcosa d’altro...
«Non lo so. Se usciranno altre illazioni le valuteremo e risponderemo, consci della condotta mia e di mia moglie assolutamente rispettosa delle leggi. Una cosa però non sono più disposto a tollerare».
E quale sarebbe?
«Che per puro calcolo politico si metta in dubbio la moralità mia e della mia famiglia. Se i grillini pensano di avere il monopolio della moralità si sbagliano. Se vogliono misurarsi come forza politica responsabile, facciano conoscere le loro idee, se le hanno. Io li ascolto, se invece usano il manganello delle illazioni per mettere tutto nel tritacarne, devono sapere che non stanno colpendo solo il sindaco e sua moglie, non stanno sfregiando le istituzioni, ma stanno facendo del male a questa città».
Davvero esclude che negli anni sua moglie possa aver favorito qualcuno?
«Sì. E lo sa perché? Il ruolo dirigenziale ricoperto da mia moglie, è l’unico che deve sottostare al vaglio di altri organismi. Quand’anche lei avesse espresso un parere o preso una decisione, questi atti sarebbero dovuti comunque passare o dalla giunta o dalle commissioni consiliari o dal consiglio comunale stesso. Se così fosse allora, la responsabilità andrebbe sicuramente suddivisa tra il livello tecnico e quello politico».
massimosesena
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