Gazzetta di Reggio

Mescolini: «E’ una mafia imprenditoriale che si è radicata dal 1980»

Mescolini: «E’ una mafia imprenditoriale che si è radicata dal 1980»

Nel processo con rito abbreviato di Aemilia è partita la requisitoria del pm: le cosche in Emilia non sparano, ma fanno affari

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REGGIO EMILIA. E’ andata avanti per oltre nove ore - al netto di qualche pausa - la lunga requisitoria del pubblico ministero della Dda di Bologna Marco Mescolini ieri nel processo con rito abbreviato dell’inchiesta “Aemilia”.

Ha parlato dell’associazione di stampo mafioso collegata alla casa madre calabrese, ma che in Emilia ha mosso i suoi passi nel 1980 e ha operato in modo autonomo. Un radicamento che è avvenuto non tanto imbracciando le armi, ma agendo secondo logiche imprenditoriali.

Le richieste della procura per i 71 imputati che hanno scelto il rito abbreviato dovrebbero arrivare tra le udienze di venerdì e lunedì. Mercoledì la procura continuerà le sue conclusioni.

Mescolini si è soffermato su alcuni dei nomi ritenuti i promotori della cosca in terra emiliana: Nicolino Sarcone, Romolo Villirillo, Francesco Lamanna. Ha fatto riferimento a diversi dei singoli episodi contestati, approfondendoli poi nel pomeriggio, per ribadire le capacità di associazione e di infiltrazione della cupola di ’ndrangheta.

Nel pomeriggio, ha tenuto banco l’affaire di Sorbolo - paese parmense vicino Brescello - dove secondo gli inquirenti il clan ha fatto soldi costruendo un complesso immobiliare.

Per la procura, se diversi fatti registrati in questi anni nelle province emiliane risultano indipendenti tra loro, «il collante è l’associazione»

Mescolini, in particolare, ha parlato chiaramente di «mafia imprenditoriale». «L'ultimo colpo di pistola esploso in Emilia è del '99 - ha sottolineato - questa è un’associazione che tira fuori la sua “mafiosità” quando è necessario, per difendere e far primeggiare le proprie imprese».

Anche ieri al processo assistevano in collegamento video tutti gli imputati al 41bis (tra questi solo Michele Bolognino non ha chiesto il rito abbreviato e andrà a dibattimento), a partire da Nicolino Grande Aracri. Presenti anche alcuni degli imputati agli arresti e ai domiciliari, come Giovanni Vecchi e Patrizia Patricelli.

Sono 239 gli imputati complessivi dell’inchiesta Aemilia. Nell’aula bunker di Bologna, dove a ottobre è scattata l’udienza preliminare nel padiglione 19 delle Fiere, sono 71 gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Diciannove quelli che attendono la conferma del patteggiamento, dopo l’accordo preso con i pm.

Restano i 147 che hanno scelto invece di andare a dibattimento.

Per loro, la prima udienza del processo è fissata per il prossimo 23 marzo a Reggio Emilia. Ma ancora i lavori per la realizzazione del prefabbricato che dovrebbe accogliere il processo non sono iniziati. Si attende l’ok del Ministero e lo stanziamento dei fondi necessari alla realizzazione dello spazio con le misure di sicurezza del caso.

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