Gazzetta di Reggio

Fuga di gas tossico a scuola, parla il professore che ha dato l’allarme

Fuga di gas tossico a scuola, parla il professore che ha dato l’allarme

Reggio Emilia, Il vicepreside Paolo Mazzeranghi si è accorto della perdita di gas per via dell’odore: «Lunedì riapriamo il Secchi»

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REGGIO EMILIA. «Grazie all’egregio lavoro dei vigili del fuoco, la scuola riaprirà lunedì mattina. Quando i pompieri hanno terminato il loro intervento, alle 14.30, ho fatto un giro e non c’era più alcun odore, né nella stanza in cui il flacone si è rovesciato, né nelle aule e nei corridoi dell’istituto». Tira un sospiro di sollievo Paolo Mazzeranghi, il vicepreside del Secchi che, dopo essersi accorto dello strano odore che aleggiava al pianterreno dell’istituto, ha orchestrato l’evacuazione di oltre 500 persone tra studenti (del Secchi e del Matilde di Canossa, che occupa l’ultimo piano dell’edificio), insegnanti e bidelli.

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Che cosa è successo precisamente?

«Ero in presidenza quando, intorno alle 11, ho sentito uno strano odore, dolciastro e pungente. Così ho iniziato a seguire la scia e ho perlustrato i vari laboratori del piano terra insieme al tecnico. Quando sono passato davanti al museo della chimica l’odore si è fatto più forte, sono entrato a controllare e ho trovato un vasetto di vetro in pezzi. A quel punto abbiamo subito chiamato i vigili del fuoco, Arpa e Iren, e abbiamo iniziato l’evacuazione».

C’era qualcuno nella stanza?

«Nessuno. Il museo non è frequentato dagli studenti e viene aperto solo quando qualche visitatore esterno chiede di visitarlo. Contiene flaconi e vasetti antichi che, fino a una decina di anni fa, erano conservati nel palazzo dei Musei Civici».

Ma al piano terra ci sono anche altre aule, il gas sprigionato dalla sostanza è arrivato anche lì?

«No, il museo è perfettamente isolato e non c’è comunicazione con altre stanze. Nell’attigua aula di tipografia, per esempio, docente e studenti non hanno sentito alcun odore».

Eppure ha deciso di evacuare la scuola...

«Ovvio, in queste situazioni il principio di precauzione regna sovrano. Non ho voluto scatenare il panico, però. I ragazzi sono usciti serenamente ma molto rapidamente».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13030910:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/27/fotogalleria/reggio-emilia-evacuati-il-secchi-e-il-matilde-di-canossa-1.13030910]]

Qualcuno si è sentito male?

«Fortunatamente nessuno ha accusato sintomi da intossicazione. Soltanto io e il tecnico di laboratorio, dato che abbiamo trovato il flacone e siamo entrati nel museo, abbiamo seguito il consiglio dei sanitari del 118 e siamo andati a farci controllare al pronto soccorso, ma tutto bene».

Come mai il flacone si è rotto?

«Purtroppo non possiamo saperlo. Di sicuro nessuno è entrato nel museo, quindi non si tratta di manomissione o atto vandalico. E i flaconi sono sigillati. Probabilmente il vasetto si è deteriorato per età o ha subìto dei danni per scossette o oscillazioni della terra».

Dopo questo episodio, che cosa farete con gli altri flaconi storici?

«Quanto successo ci impone di cambiare collocazione a alle sostanze chimiche del museo, almeno a quelle potenzialmente pericolose, e di trattarle in modo convenzionale e non museale».

Che cosa significa?

«Andranno conservate come le altre sostanze chimiche che, normalmente, si trovano nei laboratori didattici. E cioè in appositi armadi ventilati e in aule con cappe di aspirazione».

Ma i laboratori di chimica sono pericolosi?

«Assolutamente no. I nostri laboratori sono perfettamente a norma. I reagenti più reattivi vengono maneggiati solo dagli insegnanti e dai tecnici, inoltre ci sono schede di sicurezza e visite periodiche del medico referente». (m.r.)

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