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Corruzione, a giudizio dirigenti Coopsette

Corruzione, a giudizio dirigenti Coopsette

Torino: udienza nel 2018 per gli imputati coinvolti nell’inchiesta sul grattacielo della Regione Piemonte

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CASTELNOVO SOTTO (Reggio Emilia)   Sono state rinviate a giudizio le sei persone indagate nell’inchiesta della procura sulla costruzione del nuovo grattacielo che ospiterà a Torino la maggior parte degli uffici della Regione Piemonte, opera assegnata alla cooperativa reggiana Coopsette di Castelnovo Sotto, finita ora in liquidazione coatta amministrativa.

I pm Stefano Demontis e Giancarlo Aventi Bassi hanno ipotizzato nei loro confronti il reato di corruzione. Al centro dell'inchiesta la variante migliorativa da oltre 50 milioni di euro che, secondo l'accusa, sarebbe stata approvata senza alcuna reale necessità a beneficio di Coopsette, riscuotendo poi dalla coop la promessa di affidare subappalti per quasi cinque milioni alla Les srl di Ezio Enrietti, il marito della direttrice del patrimonio della Regione Piemonte, Maria Grazia Ferreri. Anche per loro sono confermate le accuse.

Fra gli indagati ci sono quindi ex funzionari regionali, i responsabili del consorzio di imprese che con capofila Coopsette, che si è aggiudicata la commessa, e quelli di alcune ditte che hanno operato in regime di subappalto. L'udienza è stata fissata nel gennaio 2018.

Tra i sei imputati che andranno a processo c’è Paolo Rosa, 56 anni, dirigente di Coopsette all’interno della società Torre Piemonte, che fu costituita dalla coop per edificare il grande palazzo regionale disegnato dall’archistar Massimiliano Fuksas. Tra gli altri imputati c’è Ezio Enrietti, imprenditore con la società Les e presidente della Regione nei primi anni Ottanta. Poi ci sono Maria Grazia Ferreri, ex direttrice del patrimonio regionale, Luigi Robino, ex direttore del settore regionale delle opere pubbliche, Carlo Savasta, ex direttore dei lavori del grattacielo per Coopsette, Claudio Santese, amministratore delegato della Les. «Abbiamo preso atto di un rinvio a data molto lontana, probabilmente a causa di un sovraccarico alla sezione dibattimentale», ha commentato Paolo Pacciani, difensore di Ezio Enrietti.

La «variante migliorativa» al progetto iniziale di Fuksas, ora oggetto del processo, secondo l’accusa fu proposta da Coopsette. Una variante che gli investigatori credono fosse nella mente dei costruttori da parecchio tempo, giudicata sospetta perché non necessaria dal punto di vista strutturale e poco vantaggiosa sul fronte economico. Avrebbe consentito infatti un risparmio di appena 13 mila euro, ben poco rispetto all’appalto di oltre 200 milioni. L'ipotesi è che per ottenerne l’approvazione Coopsette abbia subappalatato alla ditta di Enrietti lavori che non avrebbe potuto fare, perché non rispondeva ai requisiti richiesti per lavorare nel cantiere. Lavori per cinque milioni. (e.l.t.)

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