Gazzetta di Reggio

Piacere, sono Jafetita. E lei, invece?

di STEFANO SCANSANI
Piacere, sono Jafetita. E lei, invece?

L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, su

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Dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o se devono essere cancellate.

Attilio Fontana

REGGIO EMILIA. Ci siamo dentro. Questa è una campagna elettorale corta, perciò senza preliminari e giri di parole. Va al sodo. E ne rammento il rischio dichiarato dai nostri nonni: politica bruta bestia. La conferma pochi giorni fa da Attilio Fontana, candidato successore di Roberto Maroni alla presidenza della Regione Lombardia.

L’ex sindaco di Varese parlando a Radio Padania ha riesumato un antichissimo arnese: la razza bianca. Che oggi, nel 2018, fa venire in mente Tarzan, le conquiste coloniali, l’apartheid, il Ku Klux Klan e la biblica divisione delle stirpi attraverso i tre figli di Noè dopo il Diluvio: da Sem discesero i Semiti quindi gli asiatici; da Jafet gli Jafetiti cioè gli europei; da Cam procedettero i Camiti, gli africani. Di americani, popoli dell’Oceania ed eschimesi allora non c’era notizia.

Dalla messa in guardia di Fontana sono passati giorni. Ma è bene rimetterla sul tavolo, rianalizzarla. Per svariati motivi che, a causa del battutario allegorico della campagna elettorale, rischiano di avere effetti mimetici. Non una parola deve essere presa alla leggera.

Tutto va pesato e conservato dalla memoria. Intanto dovrebbe essere smentita l’idea che Fontana sia un moderato (se lui è un moderato, gli altri che cosa sono?). Ancora lui, commentando la faida tra Maroni e il segretario Salvini, in occasione della sua candidatura, ha affermato: “In politica quando mai non si litiga? Sono io uno dei pochi che non litiga. Infatti, non mi conosce nessuno”.

Bene, ora con la “razza bianca” s’è fatto conoscere. Questa è una conferma di come in Italia il colpo di teatro, la provocazione pianificata o addirittura il lapsus possono efficacemente trasportare un aspirante rappresentante del popolo dalla provincia alla ribalta nazionale, meglio di mille antichi comizi, manifesti, tribune politiche.

Mi fermo al lapsus. Mi piace molto. È quel fenomeno dell’inconscio che secondo lo stesso Fontana gli avrebbe fatto tirar fuori la razza bianca (cosa sepolta da antropologi, buonsenso e genetisti). Cioè, la colpa sarebbe del lapsus, non dell’immaginario leghista. A questo punto bisognerebbe tornare a leggere, prima di parlare o scrivere. Il lapsus viene dal latino.

È il participio passato di labi, scivolare. Si tratta di un errore non intenzionale commesso durante la scrittura o un discorso. Ecco, quello di Fontana è stato precisamente un lapsus linguæ. Il padre della psicanalisi Sigmund Freud nel 1901 denudò così quel tipo di errore: “È solo apparentemente casuale. Il lapsus non solo sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova, così, soddisfacimento, ma costituirebbe anche un canale attraverso il quale trovano sfogo pensieri che, altrimenti, resterebbero rimossi dalla censura”.

Dunque, il desiderio inconscio sarebbe quello della Lega. Mentre la censura è stata rappresentata dallo sdegno che è seguito alla fatale dichiarazione a Radio Padania (Fontana giocava in casa). Gran paradosso, ma ordinario nel nostro Paese. A lungo andare il buon senso e la giustezza sono attrezzi censori, mentre il “parla come mangi” va trasformandosi in un attributo di franchezza.

Poi sono arrivati il puntello, il recupero, la ristrutturazione del lapsus di Fontana. Lui ha spalancato le braccia e ha osservato che la questione delle razze è contenuta nella Costituzione. Il riferimento dovrebbe essere all’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È lampante che questo passaggio della Carta sancisce l’eguaglianza fra cittadini, e non la razza. Anzi, l’articolo supera le razze. Non pago, il candidato leghista è tornato alla carica: “Io ammetto di aver usato una espressione inappropriata». E ha rilanciato: “Dobbiamo cambiare anche la Costituzione perché è la prima a parlare di razze”. Così è partito il frullatore fumogeno italiano che appunto produce il tutto-il-contrario-di-tutto.

La storia minima continua. Salvini è andato in soccorso di Fontana, chiudendo il cerchio e allargando il campo all’analisi grammaticale: “È incredibile come in Italia si riesca a parlare di un sostantivo e di un aggettivo e non del problema: la nostra cultura rischia di scomparire, Fontana dice che c’è un’invasione fuori controllo, parla di un rischio islamizzazione di cui parlava la Fallaci 15 anni fa”.

Cultura, invasione, islamizzazione, Fallaci... A questo punto la campagna elettorale della Lega è fatta. Ma anche per le altre formazioni che stanno correndo per le imminenti elezioni politiche (e regionali da qualche parte). Cancellazione di tasse a piacimento, abolizione di leggi, contributi a pioggia, redditi garantiti per tutti, razza bianca, terze gambe, quarte gambe e altri miracoli.

Di lapsus, battute inconsapevoli e slogan – dall’antico scozzese “urlo di guerra” – ne sentiremo di ogni. Quel che conta è andare alle urne il 4 marzo non a nostra insaputa.

(nella foto in alto, la mappa dei domìni dei figli di Noè. Stampa del 1472)

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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