Il killer in prova alla Correggese ma poi non fu scelto
L’assassino, Giovanni Padovani, era stato scartato
Reggio Emilia A Correggio Giovanni Padovani è stato soltanto di passaggio. Di quelli che non lasciano molte tracce. Ciò nonostante, ieri mattina ai campi d’allenamento della Correggese la vicenda che ha coinvolto il calciatore 27enne, che ha ucciso a Bologna l’ex compagna Alessandra Matteuzzi, di 56, era l’argomento al quale tutti hanno riservato un pensiero.
Padovani era arrivato un anno fa, in un periodo di grandi cambiamenti societari. Il patron Claudio Lazzarretti a fine agosto aveva lasciato la guida della società dopo una decina d’anni, portandosi dietro molti giocatori nella sua Carpi (dove nel frattempo la squadra era fallita e stava per ripartire dalla serie D). Il nuovo corso della Correggese, dell’imprenditore Gabriele Marani, si era aperto con l’imperativo di ricostruire rapidamente un’ossatura di squadra.
E così, nel volgere di pochi giorni, decine di calciatori, tra cui il marchigiano Padovani, erano passati dal campo sportivo Borelli per essere valutati.
Il giovane, al pari di tanti altri, aveva trovato alloggio nelle strutture tra Correggio e i comuni vicini. Per un po’ si era allenato agli ordini di mister Gabriele Graziani. La dirigenza alla fine aveva deciso di non tesserarlo e così con la Correggese non aveva disputato alcuna partita.
Difficile per chi lo ha incontrato per così pochi giorni poterlo valutare dal punto di vista umano. A Correggio, come a Carpi, se lo ricordano come una «persona riservata, che parlava poco».
Un profilo che emerge anche dalle testimonianze della sua ultima squadra, la nissena Sancataldese, che milita in serie D. «Sembrava un ragazzo un po’ solitario», ha detto all’Ansa l’avvocato Salvatore Pirrello, dirigente e legale della squadra siciliana. Ma anche qui il calciatore era arrivato da appena una decina di giorni. «Spesso si isolava, tant’è che sabato aveva lasciato improvvisamente il ritiro dicendo che per problemi personali doveva andare via».
Quella di Padovani non è stata una carriera brillante nel mondo del calcio. Il marchigiano ha vagato per tutto lo Stivale a caccia di un ingaggio. Dal 2014 ha giocato 142 partite, appena una in serie C2, per il resto solo in D (una categoria ufficialmente dilettantistica, ma dove di fatto chi vi milita vive solo di pallone).
In pochi anni il suo nome è stato accostato a numerose squadre, dove ha svolto periodi di prova o giocato per pochi mesi. Gli anni nelle giovanili di varie società, tra cui il Napoli, e la convocazione con la Nazionale Under 17, parevano il viatico a migliori fortune. Ma poi la sua carriera è proseguita con una girandola vorticosa di trasferimenti, 24 in appena 8 stagioni, tanta panchina e nessuna squadra desiderosa di tenerselo.
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