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Giuseppe Boi
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Dalla guerra ai mozziconi al divieto di far volare i palloncini: le cinque piccole azioni di Plastic Free che tutti possono compiere

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Quando Giulio Natta inventò il Moplen (nome commerciale della plastica moderna) aveva un obbiettivo: realizzare un prodotto durevole che potesse sostituire materiali come legno, vetro e ceramica soggetti, invece, a usura. Il chimico imperiese mai avrebbe immaginato che quella scoperta sarebbe stata usata per produrre beni usa e getta come piatti, bicchieri e bottigliette. «Quell’uso distorto dell’invenzione, che gli è valsa il premio Nobel nel ‘63, ha dato il via all’era del “Plasticene”: un’epoca in cui rischiano di scomparire le tartarughe, sopravvissute invece all’estinzione di massa che, 66 milioni di anni fa, ha cancellato i dinosauri», sottolinea Antonio Rancati, segretario generale della onlus Plastic free.

Per lui e per la sua associazione le 24 ore di ieri sono state ricche di impegni. E ancora di più lo sono stati il sabato e la domenica che hanno preceduto la Giornata mondiale dell’ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno. Nel week-end hanno organizzato oltre cento eventi in tutta Italia per raccogliere 500 chili di mozziconi di sigarette, pneumatici e plastica abbandonati nei boschi, rifiuti ingombranti di ogni tipo. Il tutto secondo un approccio ambientale «non ideologico, ma etico», che si basa tanto sulla sensibilizzazione delle persone, quanto sul dialogo con imprese e istituzioni. «Perché l’ambientalismo rischia di essere percepito dalle persone solo come un costo – spiega Rancati –. La transizione ecologica non si può compiere senza una transizione economica e sociale. Serve una svolta tanto da parte di chi consuma, quanto da chi produce. Per salvare il Pianeta, bastano piccoli gesti e azioni quotidiane».

Quali? Plastic free ha individuato cinque proposte, che martedì scorso sono state illustrate a Montecitorio, dove la onlus è stata ricevuta da Sergio Costa, vicepresidente della Camera, e Mauro Rotelli, presidente della commissione Ambiente. Nella sala della Regina sono arrivati i vertici nazionali dell’associazione, i suoi rappresentanti territoriali, sindaci e assessori degli 89 comuni italiani che hanno firmato i Protocolli di intesa Plastic free. «Vale a dire delle buone pratiche – sottolinea Rancati –, tradotte dalle amministrazioni locali in delibere e regolamenti su cose semplici ma concrete: come ad esempio quelle sui palloncini».

Una delle cinque proposte di Plastic free è infatti il “Divieto del volo dei palloncini”. «Per ricorrenze, feste e funerali, i palloncini sono sempre più utilizzati, ma viene ignorato l’impatto negativo che hanno sull’ambiente – spiega Plastic free –. È inevitabile che quello che vola in alto, torna giù». Così i palloncini sono al terzo posto tra i rifiuti più pericolosi per foche, uccelli marini e testuggini. I pezzi di palloncino costituiscono, ad esempio, l’80 percento dei rifiuti trovati nello stomaco delle tartarughe marine analizzate dalla università di Wales Swansea, nel Regno Unito. In passato alcuni Comuni italiani hanno provato a vietarli, ma le loro ordinanze sono state bocciate dal Tar. Plastic free ha collaborato con l’amministrazione di Tropea, in Calabria, alla stesura delle nuove regole e l’ostacolo giuridico è stato superato: «Non chiediamo di non usarli, ma di non rilasciarli in aria – dichiara Rancati –. Non serve vietare sicter e simpliciter, ma utilizzarli in maniera consapevole e corretta per l’ambiente».

Altra proposta di Plastic free è il contrasto all’abbandono dei mozziconi di sigaretta. Il 65 percento dei fumatori non li smaltisce correttamente e, ogni anno, 14 miliardi di filtri delle “bionde” invadono fiumi, coste e spiagge. Un viaggio che finisce in mare dove, scambiati per cibo, vengono inghiottiti da pesci e animali marini che rischiano di morire per avvelenamento da tossine o soffocamento. La onlus propone tanto l’inasprimento delle pene quanto, in linea con la loro politica, la creazione di smoking areas, per il rispetto dell’ambiente e delle persone, attraverso finanziamenti a enti e associazioni.

Altri rifiuti che hanno tempi di smaltimento lunghi, per la precisione più di cento anni, sono gli pneumatici che inquinano suolo, acqua e l’aria quando vengono bruciati. In questo caso l’azione di contrasto proposta da Plastic free nasce dalla «collaborazione con gli stessi produttori – rivela Rancati – che non si capacitano come vi sia uno scarto tra quanto producono e quanto recuperato, per altro con un impatto positivo sia dal punto di vista ambientale, sia economico». La soluzione al problema può essere un meccanismo di tracciabilità fino al consumatore che, pena l’individuazione e la sanzione, è più stimolato a smaltire gomme usate in modo corretto.

Le proposte di Plastic free proseguono con una serie di premialità per eventi sportivi, culturali, gastronomici, musicali o fieristici impegnati a minimizzare la produzione di rifiuti, incrementando la raccolta differenziata e favorendo l’utilizzo di materie prime rinnovabili. Si concludono quindi con una delle principali sfide dei prossimi decenni: quella di tutelare e salvaguardare i fiumi per ridurre la presenza di rifiuti plastici nei mari e negli oceani. I ricercatori sono convinti che basterebbe migliorare la gestione dei corsi d’acqua per ridurre, addirittura del 50 percento, l’inquinamento.

Attraverso il progetto River eye, in collaborazione con la Regione Veneto e il partner tecnico Blue eco line (startup di Firenze), Plastic free ha installato telecamere ad alta risoluzione su quattro fiumi veneti. Così vengono monitorati i rifiuti flottanti e valutate le strategie di intervento «ma – aggiunge Rancati – questo non basta. Occorre promuovere lo sviluppo della collaborazione tra enti pubblici che condividono gli stessi corsi d’acqua. Ad esempio con contratti di fiume e sistemi di compensazione. Ma soprattutto servono risorse comuni per poter effettuare azioni concrete di salvaguardia dei fiumi come il monitoraggio, l’installazione delle barriere, la pulizia degli argini e la gestione dei rifiuti rimossi. La buona volontà di una singola amministrazione è inutile. Tutti devono partecipare al raggiungimento dell’obbiettivo».

«E questo – conclude Rancati – vale per le istituzioni e per tutti noi: tutti insieme e con poche azioni possiamo fermare l’avanzata della plastica». l

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