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Tema accoglienza

In arrivo altri 4.000 migranti, l’Emilia cerca una casa per tutti

Ernesto Bossù
In arrivo altri 4.000 migranti, l’Emilia cerca una casa per tutti

Secondo gli ultimi numeri disponibili, al 15 luglio, sono 11.959 i migranti ospitati in regione, che rappresentano il 9% di quanti sono sbarcati sulle coste italiane

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Ne arriveranno cento al giorno, arrivando a quattromila entro settembre. È una previsione, ma i segnali vanno tutti in questo senso, delineando una nuova emergenza migranti che sta per interessar el’Emilia Romagna.

Secondo gli ultimi numeri disponibili, al 15 luglio, sono 11.959 i migranti ospitati in regione, che rappresentano il 9% di quanti sono sbarcati sulle coste italiane. La regione che ne ha accolti di più al momento è la Lombardia dove ne sono ospitati poco meno di 16mila.

In questi giorni in tutte le prefetture si susseguono incontri per prepararsi ad affrontare la situazione, riunioni operative che hanno coinvolto gli enti locali ma anche la dirigenza delle cooperative sociali o delle altre realtà che si occupano di accoglienza. Questo per predisporre piani di intervento di fronte ai nuovi arrivi, considerando che la gran parte delle soluzioni residenziali predisposte per quanti sono attualmente presenti in Emilia Romagna, gestiti dalle cooperative, risultano essere ormai sature. Non si vuole farsi trovare in difficoltà qualora i flussi previsti diventassero una realtà: appunto un centinaio di migranti al giorno fino ad arrivare a quattromila a settembre, collocati in tutte le province della regione.

Lo scenario

In altri termini, il flusso non sarebbe realisticamente gestibile con gli spazi attualmente in dotazione a chi si occupa da anni dell’accoglienza, e si dovrebbe dunque ricorrere a strutture collettive come gli alberghi. L’allarme era già stato lanciato, martedì, dal prefetto di Ferrara Rinaldo Argentieri in una lettera indirizzati ai sindaci del territorio: «Arriveranno 300 migranti, secondo le stime, tra città e provincia. Serve trovare spazi», aveva detto.

Ma la complessità della vicenda tocca anche le altre realtà, come quella di Reggio Emilia: «Attualmente siamo in grado di coprire la domanda, ma è ipotizzabile che, se si dovesse continuare così, bisognerà ricorrere ad altre soluzioni in accordo con la prefettura», confessa Valerio Maramotti, presidente del consorzio “Oscar Romero”, capofila della cordata di coop sociali reggiane.

Sulla stessa lunghezza, per altro, si era espresso il prefetto di Bologna, Attilio Visconti, dichiarando pochi giorni fa che «per quanto riguarda la mia provincia, sarà necessario trovare sempre nuovi spazi. Non si può scaricare tutto sul Ministero dell’Interno, va fatta sinergia tra tutti gli attori coinvolti, dai sindaci alla Regione».

La sicurezza

Dato che il problema esiste e che vanno trovate soluzioni, visti i quattromila migranti che arriveranno nel prossimo mese e mezzo, è logico che si finisca per analizzare l’impatto che potranno avere sulle comunità che li accolgono. Secondo Maramotti, che prende a campione Reggio Emilia ma per considerazioni applicabili su tutto il territorio regionale, «i migranti, se accolti adeguatamente, non creano problematiche. In un primo momento, nel 2017, erano state rilevate criticità, ma nel corso del tempo si è andati sempre più verso un clima di collaborazione, anche grazie all’aiuto dei sindaci e delle parrocchie».

Chi e da dove

I migranti sbarcati in Italia da gennaio a questa parte sono persone nate prevalentemente in Costa D’Avorio, Guinea ed Egitto. Ma sono tanti anche quelli che provengono dal Bangladesh, dal Pakistan, dalla Tunisia e dal Burkina Faso, senza dimenticare Siria, Camerun e Mali.

Si tratta prevalentemente di giovani adulti, ma nel 10% dei casi ci si trova di fronte a minori non accompagnati e, talvolta, a nuclei familiari. La ripartizione dei migranti non è fatta in base alla nazionalità, tant’è che in Emilia Romagna si ha a che fare con gruppi di persone nate in Paesi diversi. Si tende invece a tenere uniti i nuclei familiari. Stando a una media piuttosto indicativa, circa il 65% delle persone, una volta arrivate in regione, decide di rimanerci, preferendola ad altri luoghi, anche all’estero. Agli sbarcati vengono forniti posti letto in appartamenti, che, ad esempio nel caso di Reggio Emilia, hanno anche una cucina. Dopodiché le associazioni o le cooperative intraprendono percorsi diversi per quanto riguarda i beni di prima necessità, il cibo in primis. In alcune zone viene fornita una somma settimanale al migrante, in modo tale che possa comprare ciò che gli serve, mentre in altre realtà esistono mense predisposte.

Una tappa fondamentale dell’accoglienza, prosegue Maramotti, «sono i progetti per fare sì che i migranti si integrino». In ottica futura, però, qualche perplessità c’è. «Al di là degli spazi, che sarà un problema se i flussi dovessero essere confermati, va aperto un dibattito sul periodo successivo all’accoglienza: come fanno, questi migranti, a trovare un’abitazione dopo il lasso di tempo in cui gli enti sociali gliela garantiscono? In Emilia-Romagna va fatto qualche passo in avanti sul problema del post-casa».l
 

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