Due detenuti contro lo zio Danish: «Disse che ha ucciso Saman»
Colpo di scena al processo: la procura deposita gli atti di una nuova indagine. Spuntano due testimoni in carcere. Scettico l’avvocato difensore Cataliotti
Reggio Emilia Nel giorno in cui i riflettori erano tutti per Shabbar Abbas, il padre di Saman in aula per la prima volta dopo l’estradizione concessa dal Pakistan, ci ha pensato il procuratore di Reggio Emilia Calogero Gaetano Paci a stravolgere il copione e dare una scossa al dibattimento in Corte d’Assise. A inizio udienza il magistrato ha reso noto che dal carcere di Reggio Emilia due detenuti hanno rilasciato dichiarazioni contro Danish Hasnain, che la procura ha sempre ritenuto, primariamente sulla base della testimonianza del fratello di Saman, come l’esecutore materiale dell’omicidio avvenuto il 1° maggio 2021 della ragazza che aveva rifiutato un matrimonio forzato.
Secondo indiscrezioni, i detenuti avrebbero detto che Danish ha ammesso la sua partecipazione al delitto. Lo zio della diciottenne ha fatto ritrovare il 17 novembre scorso il cadavere della giovane in un rudere di Strada Reatino, a 500 metri dal casolare doveva viveva nelle campagne di Novellara. L’uomo, però, ha sempre negato di averla uccisa, sostenendo di essere stato chiamato dai cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq a cose fatte.
L’avvocato difensore Liborio Cataliotti non si è scomposto più di tanto. «Leggeremo con grandissima curiosità queste dichiarazioni – ha detto il legale in una pausa dell’udienza – Faccio però notare che da quando nel settembre scorso Danish è stato arrestato, è stato intercettato copiosamente in carcere e dalle intercettazioni non ne è sortita nessuna dichiarazione autoaccusatoria o eteroaccusatoria. Stupisce non poco che ora dichiarazioni accusatorie o autoaccusatorie saltino fuori non da intercettazioni ma da quanto riferito, pare, ad un altro detenuto. Vedremo chi è costui, vedremo che livello di verosimiglianza avranno queste dichiarazioni riportate de relato. Minimo, esprimo dei dubbi, se poi mi chiedete anche se sono preoccupato, la risposta è no».
Il procuratore Paci ha annunciato di aver depositato gli atti dell’attività integrativa d’indagine nel fascicolo del pm e di averli messi a disposizione degli avvocati.
Il 31 agosto, ha detto il magistrato, è giunta notizia che un detenuto del carcere della Pulce «voleva fare dichiarazioni su confidenze apprese dall’imputato Danish Hasnain sulla vicenda per la quale è a processo e in particolar modo ciò che l’imputato avrebbe commesso, avrebbe fatto, avrebbe visto... ciò a cui egli stesso avrebbe partecipato in relazione alla soppressione di Saman Abbas».
Sulla base di questa segnalazione, la procura si è immediatamente attivata per ascoltare il detenuto. Martedì il procuratore si è recato in carcere e il giorno seguente ha ascoltato anche un altro carcerato.
Le sommarie informazioni testimoniali sono state videoregistrate e oggetto di attività di riscontro da parte dei carabinieri e della polizia penitenziaria. Il deposito degli atti precede la richiesta di audizione dei detenuti in aula, unico luogo deputato alla formazione delle prove.
Ci certo, il carcere si conferma un luogo centrale in questo processo. Il 16 novembre, il giorno dopo la cattura in Pakistan di Shabbar, Danish Hasnain aveva rivelato alla polizia penitenziaria il luogo di sepoltura di Saman e poi aveva condotto gli inquirenti sul posto.
Nell’ottobre 2021 un detenuto aveva riferito una presunta confidenza di Ikram Ijaz, il primo imputato ad essere estradato in Italia: disse che gli era stato detto che Saman era stata strangolata dallo zio con una corda, mentre i cugini le tenevano ferme le gambe; poi i tre si erano sbarazzati del corpo facendolo a pezzi e gettandolo nel Po. Una ricostruzione che gli inquirenti accolsero fin da subito con scetticismo, dato che hanno sempre ritenuto che il cadavere andasse cercato dove effettivamente era, cioè nei pressi del casolare degli Abbas.
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