Gazzetta di Reggio

Economia e lavoro
Il salone

Le imprese, un grido nel vuoto: al Cersaie i ministri non ci sono

Evaristo Sparvieri
Le imprese, un grido nel vuoto: al Cersaie i ministri non ci sono

Per altri impegni istituzionali danno forfait Urso e Tajani, oggi arriva Salvini. Confindustria: cinque cose da fare subito, priorità a energia, infrastrutture ed edilizia

26 settembre 2023
4 MINUTI DI LETTURA





Bologna. Sfide, futuro e problemi da affrontare. A cominciare dalla complessità di una difficile transizione energetica che deve coniugare sostenibilità economica e ambientale, passando per una politica economica sui tassi di interesse, per un piano casa sul modello tedesco e per un piano energetico che punti sull’estrazione del gas in Italia. Lo scopo è condiviso: rimanere un’eccellenza nel mondo. Sono stati gli argomenti al centro del convegno “Cersaie 40: Il Made in Italy alla sfida dell’innovazione continua”, evento inaugurale della 40esima edizione del Cersaie, il Salone Internazionale della ceramica e dell’arredobagno al via ieri a Bologna e in programma fino a venerdì: attesi centomila visitatori, di cui la metà stranieri, 634 aziende espositrici da 27 Paesi, che nei 45mila metri quadrati dei 15 padiglioni del quartiere fieristico metteranno in mostra eccellenze e prospettive di un comparto strategico per l’economia del Paese.

Un settore che, nonostante il calo complessivo di fatturato del 14,5% nel primo semestre 2023 sullo stesso semestre 2022, è stato in grado di registrare l’anno scorso numeri da record e una vera impennata nella ripresa post Covid: 128 aziende, un fatturato di 7 miliardi e 186 milioni di euro nel 2022, dando lavoro a circa 19mila addetti (97% a tempo indeterminato). Un comparto fondamentale anche per l’Emilia-Romagna ferita dall’alluvione, che torna a mettersi in vetrina in quello che è diventato uno dei principali saloni mondiali del settore, al pari di quello dei mobili di Milano e di quello nautico di Genova, quest’ultimo inaugurato qualche giorno fa dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

A Bologna ieri erano tre i ministri attesi al taglio del nastro: il ministro degli Esteri Antonio Tajani (in videocollegamento), il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Ma alla fine, complici altri impegni istituzionali e un’agenda politica rivoluzionata dalla morte di Giorgio Napolitano, a rappresentare in presenza il governo c’è stato il viceministro delle Imprese e del made in Italy, Valentino Valentini, bolognese. Pichetto Fratin ha inviato un videomessaggio. In platea, anche Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura. Oggi è atteso il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Domani il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

È stato Valentini quindi a dover dare le prime risposte ai quesiti emersi nel convegno, in cui a prendersi la scena è stato soprattutto Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, autore di un’analisi a 360 gradi dello scenario internazionale (non solo economico), indicando la rotta. «In questi 50 anni io ho visto non un’evoluzione, ma una rivoluzione continua – le parole del Professore – Nelle fabbriche ceramiche di oggi non si trova più nessuno, ci sono due o tre tecnici al computer. Una volta erano le donne a controllare che non ci fossero piccole macchie nelle piastrelle, e così via, mentre oggi i prodotti tutti nuovi: alto spessore, basso spessore, lastre piccole o grandi, mosaici. È diventato un mondo straordinario. L’Italia aveva oltre il 50% del mercato mondiale, adesso abbiamo tra il 3 e il 4%. E andiamo bene lo stesso. Vuol dire che la qualità si è innalzata». E ancora: «Nello spazio del mondo intero, l’Italia può avere una posizione». Un esempio? Dopo che «siamo diventati il re dei pavimenti raffinati, ricordiamoci che ci sono i rivestimenti e tante altre applicazioni», che «devono diventare prodotti per un mercato molto più vasto». Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, da padrone di casa mette in fila le necessità e detta un’agenda al governo: una politica per un’industria 5.0; un intervento in Europa per correggere gli Ets (che penalizzano i settori industriali ad alta intensità energetica) su cui «bisogna togliere ogni speculazione finanziaria»; puntare sull’estrazione del gas italiano per evitare «scossoni» sui prezzi e garantire stabilità rispetto al contesto internazionale; accelerare i processi autorizzativi; un piano infrastrutturale (anche su rotaia), fondamentale in termini di sostenibilità ambientale ed economica, riuscendo in tal modo a garantire a imprese e consumatori competitività e convenienza.

Il viceministro Valentini risponde, annuisce, condivide e sottolinea quegli aspetti che più da vicino ricordano l’Europa. «Transizione 4.0, che diventa 5.0, è l’obiettivo principale del Ministero – spiega – Una parte delle risorse che derivano da Repower Eu e altri fondi europei li metteremo sulla transizione, si parla di 4-6 miliardi. Transizione 4.0 ha avuto grande successo e dobbiamo continuare». E poi: «Una parte delle risorse sarà anche destinato alla produzione da fonti rinnovabili di energia destinato all’autoconsumo». Sul sistema Ets, «abbiamo contezza che c’è un problema di speculazione, ma la questione va risolta in un contesto europeo». Infrastrutture e burocrazia? Questioni «endemiche» del Paese e che rappresentano «un’eredità» del passato. E mentre Pichetto Fratin loda la ceramica italiana e promette «tutela dell’ambiente, senza indulgere in ecologismo solo ideologico», di fronte alle difficili sfide il viceministro conferma massimo impegno ma ammette: «Facile da dire, difficile da effettuare». l