Gazzetta di Reggio

25 novembre

La marea rossa invade Reggio e grida «Mai più»

Nicolò Valli
La marea rossa invade Reggio e grida «Mai più»

In migliaia ieri mattina alla manifestazione a ricordo e tutela di tutte le vittime

26 novembre 2023
3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Ci sono giornate destinate a passare alla storia di una nazione. Il 25 novembre 2023 può segnare l’inizio di una rivoluzione senza precedenti, nella lunga rincorsa alla parità di genere e all’abbattimento delle prepotenze da parte del sesso maschile verso la donna. Tutta Italia, ancora scossa dall’omicidio di Giulia Cecchettin, ha deciso di dire “basta” alla violenza, e lo ha fatto scendendo in piazza nella Giornata internazionale dedicata alle vittime di femminicidi e stupri, e proprio nei minuti in cui l’assassino Filippo Turetta faceva ritorno in Italia dopo essere stato arrestato in Germania.

Anche Reggio non è stata da meno, con migliaia di cittadini che hanno partecipato in massa alla manifestazione organizzata dal Comune, affollando piazza Prampolini.

I numeri parlano di quasi 10mila persone presenti ieri mattina in centro storico e infatti lo spettacolo visibile dal balcone del municipio e lungo le vie del corteo (via Emilia Santo Stefano, via Mazzini, corso Cairoli, piazza della Vittoria, piazza Martiri del 7 luglio, via Crispi) è stato semplicemente sensazionale.

Una marea rossa che si è data appuntamento perché mossa dalla rabbia e, soprattutto, da un forte desiderio di cambiamento.

Raramente la partecipazione è stata così elevata: Reggio si è letteralmente riversata in piazza. Dicevamo della marea rossa; gli organizzatori avevano chiesto di presentarsi con un indumento del colore simbolo nella lotta contro la violenza sulle donne, e le attese non sono state tradite: persone di ogni genere di età, dai bambini in passeggino sino alle signore più anziane, con una sciarpa, un cappello, una giacca, un palloncino, un segno di rossetto sul volto, si sono ritrovate fianco a fianco muniti di fischietto e facendo “rumore”. Già, rumore, proprio come aveva chiesto Elena, la sorella di Giulia, affinché la sua uccisione non fosse vana ma “l’ultima” prima del cambiamento sociale e culturale.

In piazza erano molteplici le studentesse, dalle compagne del corso di illustrazione di Giulia in Comics a quelle che hanno approfittato della giornata di assenza dai banchi per fare sentire la propria voce. Chi a scuola invece era tenuto ad andare, ha fatto una lezione diversa rispondendo presente accompagnato dai propri insegnanti.

In fondo, una lezione come quella di ieri vale molto di più che cento interrogazioni, perché forma le coscienze. C’erano anche loro, i ragazzi di sesso maschile, e dai loro volti si intuiva perfettamente la solidarietà alle donne arrabbiate.

Il corteo ha preso il via grazie alla musica della banda, non prima dei discorsi istituzionali introdotti dal sindaco Luca Vecchi: «Reggio ha scelto di essere presente in un momento così significativo» le sue parole, seguite da quelle dell’assessore alla cultura Annalisa Rabitti e dagli interventi delle diverse associazioni che hanno aderito a questa manifestazione, a partire dall’associazione Nondasola capitanata da Alessandra Campani.

«Siamo la luna che muove le maree, cambieremo il mondo con le nostre idee» il coro più gettonato durante la marcia, davanti agli striscioni che chiedevano libertà: libertà di scegliere, di decidere chi amare e quando amare; libertà di lasciare, senza perdere la vita. Particolarmente coinvolgenti gli interventi di Cristian Sesena della Cgil e di Jacopo Vanzini, presidente Arcigay. «Gli eventi drammatici degli ultimi giorni – ha precisato Sesena – hanno scatenato dentro agli uomini un processo di autoanalisi. Seppur involontariamente, troppo spesso alimentiamo attraverso battute la cultura del patriarcato». «Quante persone dovranno ancora morire per fare sì che contiamo qualcosa? – la domanda di Vanzini –. Questo governo continua ad affossare le leggi contro le discriminazioni». Verso mezzogiorno piazza Prampolini ha lentamente cominciato a svuotarsi, ma i 10mila presenti sono tornati a casa con l’orgoglio di chi sa che sta contribuendo a cambiare la storia .