Gazzetta di Reggio

Superbonus, imprese edili in fibrillazione: «Indispensabile la proroga»

Stefano Luppi

	Maurizio Croci, presidente di ANCE Emilia Romagna
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Maurizio Croci, presidente di ANCE Emilia Romagna

Reggio Emilia: Croci (Ance): «Nei cantieri si rischia: si corre per finire»

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Reggio Emilia «Molte aziende stanno terminando i cantieri del 110% nella nostra regione, si sta correndo perché arriva la scadenza del 31 dicembre con cui poi si passerà al 70% di aliquota. Il resto della cifra per la ristrutturazione dovrà metterla la singola famiglia. Tutto molto complicato perché già ora vediamo che, con il 90% di aliquota “intermedia” i condomini fanno fatica ad accettare la situazione. Certamente non tutti hanno denari». Oltre agli amministratori di condominio e ai singoli residenti, anche i rappresentanti delle imprese edili sono preoccupati dalla situazione come spiega l’imprenditore piacentino Maurizio Croci, presidente di ANCE Emilia Romagna, l’organizzazione che tutela gli interessi professionali degli imprenditori edili.



Presidente che fare?

«Noi, come Ance e più largamente come Federcostruzioni, auspichiamo ci sia una proroga di alcuni mesi rispetto alla scadenza del 31 dicembre».

Perché?

«Per rispettare la scadenza del governo le imprese nei cantieri corrono e ciò può causare una minor sicurezza dei lavoratori impegnati e poi si rischia anche che i lavori stessi vengano eseguiti con un controllo minore. Infine se si arriva al 31 dicembre con contratti già firmati e si blocca la cessione del credito o magari le banche interrompono il credito di imposta, i problemi crescono».

Come se ne potrà uscire tenuto conto che riqualificare un patrimonio edilizio vecchio ed energivoro è utilissimo?

«Dovrebbe esserci una norma che permetta i lavori di riqualificazione tenendo conto del reddito delle persone che accedono ai bonus. Occorre infatti fare qualcosa in ogni caso visto che le abitazioni in Italia sono responsabili di circa il 30-33% delle emissioni inquinanti in atmosfera».

Gli edili all’inizio erano molto favorevoli all’ecobonus 110% perché?

«Beh il 110% ha dato decisamente una scossa al mercato quando è stato introdotto (nel 2020 dal governo Conte II, ndr) , in un momento di forte crisi. Eravamo in stagnazione, ma ora occorre trovare delle forme strutturate che permettano di intervenire senza gravare così tanto sulle spese dello Stato. Il 110% poteva, infatti, andare bene per un anno o due, un periodo breve per fare ripartire edilizia che è il motore dell’Italia. Purtroppo poi abbiamo avuto il continuo variare delle norme e grossi problemi anche legati alla cessione del credito».

Ci hanno guadagnato le imprese con la norma?

«È stato un aiuto all’intero settore delle costruzioni che parte dal produttore, a esempio del vetro e del legno e arriva fine alle nostre imprese edili visibili nei cantieri. Noi imprese siamo state tacciate di applicare sovrapprezzi mentre è chiaro che i prezzi delle materie mica li decidiamo. Per non parlare della crescita dei costi dell’energia. Inoltre il superbonus ha permesso di lavorare a 600mila lavoratori delle imprese e tenga presente che anche il settore lavori pubblici ha subito aumenti dei costi»l

Stefano Luppi

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